Voto italiani estero: Romagnoli (AP), “Sistema da rifare, sì a diritto, serve riforma urgente”
13-02-2026 13:01 - Parlamento
GD - Roma, 13 feb. 26 - Sull'annosa questione del voto degli italiani all’estero, Massimo Romagnoli (AP) sostiene che “il sistema è da rifare, sì al diritto ma serve riforma urgente”. Romagnoli, responsabile per gli italiani nel mondo di Alternativa Popolare e membro del CGIE Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, interviene con chiarezza nel dibattito sulla riforma del voto all’estero, tema sempre più centrale nel confronto politico.
“Lo dico da tempi non sospetti: il meccanismo con cui oggi votano gli italiani nel mondo è tutto da rifare”, afferma Romagnoli in una nota. Ma mette subito un punto fermo: “Attenzione a non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Il voto all’estero è un diritto sacrosanto, sancito dalla Costituzione: nessuno può anche solo pensare di cancellarlo. Il problema non è il diritto, ma il sistema con cui viene esercitato, che fa acqua da tutte le parti e va profondamente rivisto”.
Romagnoli boccia senza esitazioni l’ipotesi di far votare i connazionali presso i Consolati, definendola “del tutto impraticabile” e già respinta in più sedi. E guarda invece al futuro: “In un mondo in cui la tecnologia è ormai protagonista e semplifica la vita quotidiana, continuo a credere che il voto elettronico sia la soluzione migliore”. Ma anche qui, avverte, servono garanzie assolute: “Finché non avremo un sistema davvero a prova di bomba, capace di scongiurare ogni rischio di hackeraggio e di garantire la sicurezza del voto, è necessario puntare su un’alternativa concreta”.
L’alternativa, per Romagnoli, è l’inversione dell’opzione: “Un registro degli elettori che raccolga solo i connazionali che dichiarano esplicitamente la volontà di votare. Così si eviterebbe l’invio indiscriminato di migliaia di plichi elettorali, spesso recapitati a indirizzi sbagliati, a persone decedute o a chi ha cambiato residenza”.
Con la legislatura ormai agli sgoccioli, i tempi non sono semplici: “Non so se il Parlamento riuscirà ad apportare modifiche positive in questa fase”. Ma Alternativa Popolare non resta a guardare. “Stiamo già lavorando a una proposta di legge da presentare in Parlamento, per dare un contributo concreto e responsabile”.
Lo sguardo è già rivolto al futuro: “Nel 2027 vogliamo giocare la nostra partita anche all’estero. E vogliamo farlo in una competizione onesta e trasparente, con un sistema di voto sicuro, credibile e rispettoso dei diritti dei nostri connazionali”. Una sfida politica, ma prima ancora una questione di democrazia.
Fonte: Redazione
“Lo dico da tempi non sospetti: il meccanismo con cui oggi votano gli italiani nel mondo è tutto da rifare”, afferma Romagnoli in una nota. Ma mette subito un punto fermo: “Attenzione a non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Il voto all’estero è un diritto sacrosanto, sancito dalla Costituzione: nessuno può anche solo pensare di cancellarlo. Il problema non è il diritto, ma il sistema con cui viene esercitato, che fa acqua da tutte le parti e va profondamente rivisto”.
Romagnoli boccia senza esitazioni l’ipotesi di far votare i connazionali presso i Consolati, definendola “del tutto impraticabile” e già respinta in più sedi. E guarda invece al futuro: “In un mondo in cui la tecnologia è ormai protagonista e semplifica la vita quotidiana, continuo a credere che il voto elettronico sia la soluzione migliore”. Ma anche qui, avverte, servono garanzie assolute: “Finché non avremo un sistema davvero a prova di bomba, capace di scongiurare ogni rischio di hackeraggio e di garantire la sicurezza del voto, è necessario puntare su un’alternativa concreta”.
L’alternativa, per Romagnoli, è l’inversione dell’opzione: “Un registro degli elettori che raccolga solo i connazionali che dichiarano esplicitamente la volontà di votare. Così si eviterebbe l’invio indiscriminato di migliaia di plichi elettorali, spesso recapitati a indirizzi sbagliati, a persone decedute o a chi ha cambiato residenza”.
Con la legislatura ormai agli sgoccioli, i tempi non sono semplici: “Non so se il Parlamento riuscirà ad apportare modifiche positive in questa fase”. Ma Alternativa Popolare non resta a guardare. “Stiamo già lavorando a una proposta di legge da presentare in Parlamento, per dare un contributo concreto e responsabile”.
Lo sguardo è già rivolto al futuro: “Nel 2027 vogliamo giocare la nostra partita anche all’estero. E vogliamo farlo in una competizione onesta e trasparente, con un sistema di voto sicuro, credibile e rispettoso dei diritti dei nostri connazionali”. Una sfida politica, ma prima ancora una questione di democrazia.
Fonte: Redazione














