Vietnam e nucleare civile, verso un’indipendenza energetica nazionale
16-09-2026 12:41 - Opinioni
GD - Roma, 16 set. 26 - Il 9 settembre, il presidente del Vietnam To Lam ha compiuto una visita ufficiale in Russia - la prima dal 1991 - nel corso della quale le parti hanno discusso di come rafforzare la cooperazione bilaterale in ambito commerciale, securitario ed energetico. Questo partenariato trova espressione nell’ambito della “Bamboo Diplomacy” - caposaldo ideologico della politica estera vietnamita - improntata sulla flessibilità, resilienza pragmatica e non allineamento nelle relazioni internazionali.
Particolarmente rilevante appare il rinnovato dialogo sul nucleare civile, ovvero l’impegno di Mosca nel supportare il governo di Hanoi nella produzione di elettricità dall’energia nucleare, attraverso la cooperazione di compagnie e centri di ricerca russe per garantire una gestione in sicurezza - umana ed ambientale - della produzione nucleare. Sulla base dell’accordo intergovernativo siglato nel marzo scorso - a seguito della visita del primo ministro vietnamita Pham Minh Chinh a Mosca - la compagnia energetica russa Rosatom avrà il compito di realizzare la prima centrale nucleare in Vietnam, Ninh Thuan 1, con una capacità totale di 2400 MW. Questa decisione strategica deriva dalla necessità di Hanoi di rafforzare la propria condizione di sicurezza energetica, attraverso una crescente futura produzione di energia “domestica-nazionale” capace di soddisfare i consumi crescenti interni, riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas naturale dai mercati esteri, a causa della persistente condizione di vulnerabilità che inficia sulla regolarità degli approvvigionamenti.
Hanoi, infatti, ha dovuto fronteggiare un considerevole aumento dei prezzi della benzina e del diesel tra il 50 ed il 70% dall’inizio del conflitto in Medio Oriente: inoltre, la necessità di perseguire l’indipendenza energetica attraverso la produzione a scopi civili di energia nucleare risulta in linea con l’obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti nell’ambito della transizione energetica globale.
In realtà, il Vietnam persegue l’obiettivo della produzione di energia nucleare dal 2009, identificando nella parte meridionale della nazione il sito per la costruzione di due centrali nucleari - Ninh Thuan 1 gestito dal Giappone - con una capacità complessiva di 4000 MW, ma nel 2016 il progetto venne accantonato temporaneamente per i costi elevati ed i rischi relativi alla sicurezza.
Nel 2024 l'Assemblea Nazionale vietnamita ha rispolverato il progetto Ninh Thuan, per mitigare gli effetti negativi legati alle interruzioni negli approvvigionamenti globali legati all’instabilità dei principali paesi produttori, ma il governo giapponese alla fine del 2025 ha interrotto la propria partecipazione al programma nucleare di Hanoi per la tempistica ristretta prevista per la realizzazione delle centrali: secondo il primo ministro vietnamita, la costruzione delle due centrali nucleari dovrebbe avvenire entro il 2030.
La disponibilità di energia elettrica prodotta da reattori nucleari combinata con la produzione di energia da fonti rinnovabili (solare) aumenta la capacità di Hanoi di disporre di fonti energetiche endogene, riducendo conseguentemente la dipendenza geopolitica ed i costi di importazione legati all’acquisto di gas e petrolio dai mercati internazionali, rafforzando cosi la condizione di indipendenza energetica cruciale per poter legittimare il ruolo di middle power in ascesa.
Domenico Palmieri e Fabio IndeoParticolarmente rilevante appare il rinnovato dialogo sul nucleare civile, ovvero l’impegno di Mosca nel supportare il governo di Hanoi nella produzione di elettricità dall’energia nucleare, attraverso la cooperazione di compagnie e centri di ricerca russe per garantire una gestione in sicurezza - umana ed ambientale - della produzione nucleare. Sulla base dell’accordo intergovernativo siglato nel marzo scorso - a seguito della visita del primo ministro vietnamita Pham Minh Chinh a Mosca - la compagnia energetica russa Rosatom avrà il compito di realizzare la prima centrale nucleare in Vietnam, Ninh Thuan 1, con una capacità totale di 2400 MW. Questa decisione strategica deriva dalla necessità di Hanoi di rafforzare la propria condizione di sicurezza energetica, attraverso una crescente futura produzione di energia “domestica-nazionale” capace di soddisfare i consumi crescenti interni, riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas naturale dai mercati esteri, a causa della persistente condizione di vulnerabilità che inficia sulla regolarità degli approvvigionamenti.
Hanoi, infatti, ha dovuto fronteggiare un considerevole aumento dei prezzi della benzina e del diesel tra il 50 ed il 70% dall’inizio del conflitto in Medio Oriente: inoltre, la necessità di perseguire l’indipendenza energetica attraverso la produzione a scopi civili di energia nucleare risulta in linea con l’obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti nell’ambito della transizione energetica globale.
In realtà, il Vietnam persegue l’obiettivo della produzione di energia nucleare dal 2009, identificando nella parte meridionale della nazione il sito per la costruzione di due centrali nucleari - Ninh Thuan 1 gestito dal Giappone - con una capacità complessiva di 4000 MW, ma nel 2016 il progetto venne accantonato temporaneamente per i costi elevati ed i rischi relativi alla sicurezza.
Nel 2024 l'Assemblea Nazionale vietnamita ha rispolverato il progetto Ninh Thuan, per mitigare gli effetti negativi legati alle interruzioni negli approvvigionamenti globali legati all’instabilità dei principali paesi produttori, ma il governo giapponese alla fine del 2025 ha interrotto la propria partecipazione al programma nucleare di Hanoi per la tempistica ristretta prevista per la realizzazione delle centrali: secondo il primo ministro vietnamita, la costruzione delle due centrali nucleari dovrebbe avvenire entro il 2030.
La disponibilità di energia elettrica prodotta da reattori nucleari combinata con la produzione di energia da fonti rinnovabili (solare) aumenta la capacità di Hanoi di disporre di fonti energetiche endogene, riducendo conseguentemente la dipendenza geopolitica ed i costi di importazione legati all’acquisto di gas e petrolio dai mercati internazionali, rafforzando cosi la condizione di indipendenza energetica cruciale per poter legittimare il ruolo di middle power in ascesa.
Analisti di ISIA Istituto Italiano per l'Asia
Fonte: ISIA














