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Vaticano: nuovi diplomatici con vista Cina, attesa per Papa in Ucraina

24-07-2022 15:09 - Vaticano
GD - Città del Vaticano, 24 lug. 22 - (ACI Stampa) - Non sono rimaste a lungo senza ufficiali di più alto rango la nunziatura di Taipei e la missione di studio della Santa Sede ad Hong Kong: le nuove nomine sono state annunciate in una circolare della Segreteria di Stato la scorsa settimana. Non sono infatti rimaste vacanti a lungo la nunziatura apostolica di Taiwan e la missione di studio di Hong Kong legata alla nunziatura delle Filippine. Nel consueto giro di nomine e di spostamenti del corpo diplomatico di fine luglio, la Santa Sede ha nominato il nuovo incaricato di affari a Taipei (non c'è un nunzio a capo della missione da quando le Nazioni Unite non hanno riconosciuto Taiwan) e il nuovo responsabile della missione di studio di Hong Kong. Ne dà notizia il quotidiano Avvenire il 19 luglio, citando una circolare della Segreteria di Stato vaticana.
Il nuovo incaricato di affari ad interim di Taipei è mons. Stefano Mazzotti, sacerdote dal 2001, che ha prestato servizio finora nelle Filippine, in Portogallo, In Francia, nella seconda sezione della Segreteria di Stato e dal 2020 in Egitto.
Ad Hong Kong arriva invece mons. José Luis Diaz Mariblanca Sanchez, che ha lavorato in Indonesia, Algeria e Segreteria di Stato. La missione, dove dal 2007 sono assegnati due diplomatici, conta anche come numero due mons. Alvaro Ernesto Izurieta y Sea, da Buenos Aires, che è ad Hong Kong dal 2020.
Altri trasferimenti: mons. Andrea Ferrante viene trasferito dalla nunziatura di Francia a quella di Thailandia, come incaricato d'affari ad interim in Myanamr. Al suo posto, arriva a Parigi mons. Andrea Francia, che proviene dalla nunziatura di Varsavia. E poi: Giovanni Bicchierri si sposta dalla Colombia al Libano, Giuseppe Francone va dal Libano alla sede ONU di Vienna, Giuseppe Quirighetti dall'Australia a New York, Federico Boni dall'Ecuador a Papua Nuova Guinea.
Infine, una piccola anticipazione: il nuovo nunzio in Serbia dovrebbe essere l'arcivescovo Santo Rocco Gangemi, dal 2018 nunzio in El Salvador.
Mentre si parla sempre più insistentemente di un viaggio di Papa Francesco in Ucraina, l'arcivescovo latino di Leopoli, Mieczyslaw Mokrzycki, ha detto che “sarebbe un disastro se il Papa visitasse la Russia prima e solo dopo l'Ucraina” in una intervista concessa al quotidiano tedesco "Tagespost". L'arcivescovo è andato persino oltre, sottolineando che “le frontiere ucraine sarebbero chiuse per lui se arrivasse dalla Russia”. Secondo Mokrzycki, gli ucraini sono grati al Papa per aver accompagnato dall'inizio il popolo ucraino con le sue preghiere e appelli, ma lo sono meno per il fatto che “Francesco ha visitato prima l'ambasciatore russo a Roma e non ha mai chiaramente detto fino ad ora che la Russia sta invadendo l'Ucraina”. Il sentimento di disapprovazione, ha detto l'arcivescovo latino di Lviv, è condiviso sia dalla Chiesa Greco Cattolica Ucraina che da quella latina.
Intanto l'arcivescovo Gintaras Grušas di Vilnius, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, è stato in Ucraina la scorsa settimana, entrando dalla Polonia, celebrando messa nel santuario panucraino di Berdychiv e arrivando a Kyiv da Lviv, fino a visitare le città martiri di Irpin e Bucha. Tra gli appuntamenti, la partecipazione al Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, che si è tenuto a Przemyśl, in Polonia.
Da subito, il Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa ha compreso la situazione in Ucraina, mettendo in guardia dalle drammatiche tensioni in un appello all'Europa diffuso dalla presidenza del CCEE il 21 gennaio 2022, ad un mese dall'inizio dell'aggressione russa. Gli episcopati europei si sono poi stretti in una rete di solidarietà per aiutare le vittime della guerra.
Di particolare importanza è stato l'incontro che l'arcivescovo Grušas ha avuto il 18 luglio con il presidente del Consiglio ucraino Denys Shmyhal, avvenuto su iniziativa della Chiesa Greco Cattolica Ucraina. Shmyhal ha ringraziato il popolo lituano e i cattolici lituani per il sostegno all'Ucraina, ha messo in luce il ruolo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina nel servire la popolazione in guerra, ha affermato che è importante che i cattolici in Europa e nel mondo conoscano la verità su ciò che sta accadendo in Ucraina”.
Da parte sua, l'arcivescovo Grušas ha assicurato che i cattolici d'Europa pregano per l'Ucraina e questa preghiera unisce tutti i vescovi del mondo, perché la comunità comprende non solo i cattolici dell'Unione Europea, ma anche di altri Paesi, in particolare quelli post-sovietici.
“La preghiera, da un lato, è una manifestazione di solidarietà e, dall'altro, è uno dei modi per sostenere e risvegliare la sensibilità dei cattolici in Europa alla tragedia che sta accadendo sul territorio dell'Ucraina”, ha detto il presidente dei vescovi europei.
Durante l'incontro, si è parlato anche dell'accoglienza e del sostegno agli sfollati e deli aiuti umanitari forniti dalla Chiesa. È stato firmato anche un accordo tra Caritas lituana, Caritas ucraina (della Chiesa cattolica di rito latino) e Caritas-Spes (della Chiesa Greco Cattolica Ucraina). Il dialogo tra i due ha anche affrontato le sfide del prossimo autunno inverno, e si è parlato anche del lavoro congiunto che punta a garantire che Papa Francesco possa effettivamente visitare l'Ucraina.
Parlando al Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, il presidente del CCEE ha ricordato il dramma della deportazione in Siberia, che avviene ancora oggi come succedeva dopo la Seconda Guerra Mondiale. “Gli orrori dello stare sotto la croce continuano ad essere conosciuti nel mondo di oggi. È proprio nei tempi più difficili che noi cristiani siamo chiamati ad essere segni di speranza, essendoci stata data la promessa della Resurrezione”, ha detto.
L'arcivescovo Grušas ha sottolineato che “come lituano, comprendo davvero molto l'importanza della lotta per la libertà. Oggi, il mondo libero guarda all'Ucraina come un posto di lotta per la liberà e per la difesa dei valori democratici. Oggi vediamo una nazione fatta di un popolo che dà la sua vita, perché è meglio morire che vivere in cattività e con la dignità calpestata”.
Il presidente del CCEE ha anche messo in luce “le battaglie spirituali non viste” che imperversano dietro questa guerra, a partire dalla “guerra contro la verità nelle sue varie forme”, inclusa “l'ideologia del russkiy mir con consistente disprezzo della verità attraverso I mass media russi”. “Siamo tuttti colpevoli di aver contribuito all'assenza di pace nel mondo – ha detto l'arcivescovo Grušas – e come vescovi dobbiamo continuare a chiamare alla penitenza e il rinnovamento in ogni società in Europa e in tutto il mondo”.

Andrea Gagliarducci
https://www.acistampa.com/story/diplomazia-pontificia-nuovi-diplomatici-con-vista-cina-20359


Fonte: ACI Stampa
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