18 Maggio 2022
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Ucraina: se l’Europa compare sullo scenario strategico

14-05-2022 18:59 - Opinioni
GD – Roma, 14 mag. 22 - L'annuncio è arrivato inaspettato: il segretario di Stato della Difesa USA, Lloyd Austin, ha chiamato il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, chiedendo di intraprendere i colloqui per un rapido cessate il fuoco in Ucraina e di assicurare tutti i canali di comunicazione necessari. L'iniziativa non ha avuto interpretazioni univoche. Una lettura più realistica ha posto in evidenza che il fatto che la stessa sia stata intrapresa a livello dei vertici militari può significare una fase appena iniziale, in cui però può esser utile gestire alcuni aspetti propriamente tecnico-operativi. Ad esempio, per evitare malintesi e incidenti, attuare tregue temporanee e corridoi umanitari, tutte attività che, in sostanza, potrebbero preludere ad una progressiva de-escalation verso il negoziato sui temi più generali.
Ma al momento sulla proposta di cessate-il-fuoco dalla Russia non sono pervenute risposte ufficiali. E le ragioni possono comprendersi nel mutato scenario strategico su cui è opportuno soffermarsi. A parte le difficoltà sorte sullo svolgimento della campagna militare in Ucraina, gli USA hanno annunciato un ulteriore sostegno di 40 miliardi di dollari per gli aiuti militari a Kiev. Per molti analisti militari ciò significa che, quando tutti i nuovi arsenali militari saranno giunti, l'Ucraina entro giugno sarebbe nelle condizioni di rilanciare una controffensiva decisiva. Inoltre, la Russia si vedrà presto avvicinare la NATO su altri 1.360 km di confine se, come ormai sembra certo, molto presto Finlandia e Svezia aderiranno all'Alleanza Atlantica rinunciando alla loro storica neutralità.
La scelta ha contrariato fortemente la Federazione Russa, come è emerso dalle dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo cui Mosca «adotterà le necessarie misure per garantire la propria sicurezza». Altri autorevoli esponenti della nomenclatura di Putin sono stati anche meno cauti. L'ex presidente russo, Dmitry Medeved, ora vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, ha già avvertito che, se Stoccolma e Helsinki aderissero all'Alleanza Atlantica, Mosca schiererà testate nucleari russe nel Mar Baltico, nell'exclave di Kaliningrad, sottratta alla Germania nazista dopo la Seconda Guerra mondiale.
All'interno dello stesso fronte della NATO è emersa la contrarietà all'adesione di Svezia e Finlandia da parte della Turchia, che ha ricordato «l'errore per la NATO» di avere accettato come membro la Grecia, sua storica nemica su tanti dossier nel Mediterraneo.
Stavolta le riserve turche sono per due ragioni. La prima è per l'esito del percorso dei negoziati intrapresi con Mosca promossi dallo stesso Erdogan, e certamente la nuova espansione della NATO non aiuta al processo avviato. La seconda riguarda la “questione curda”: «Come Turchia, non vogliamo ripetere errori simili. Inoltre, i Paesi scandinavi sono rifugio per organizzazioni terroristiche», ha affermato il leader turco. Aggiungendo: «Sono persino membri del Parlamento in alcuni Paesi. Non è possibile per noi essere favorevoli», riferendosi alla presenza nel Parlamento svedese di un deputato curdo. D'altro canto, occorre anche considerare la visione strategica di Erdogan che per la vicinanza dei confini è sempre stato indotto ad essere prudente con la Russia.
La guerra in Ucraina, in ogni caso, continua e la pressione russa non sembra diminuire specie sull'assedio nell' area dell'acciaieria Azovstal, a Mariupol, che per i russi sarebbe una battaglia di elevato valore simbolico se riuscisse ad avere ragione della resistenza del Battaglione Azov. Su altri fronti la questione è però molto incerta. Ma nel quadro strategico ora sembra emergere con più convinzione la posizione di un'Europa - o almeno di una parte più rappresentativa di essa - che sembra più motivata a ricercare la pace.
Il 9 maggio, mentre Putin celebrava in tono dimesso la “Giornata della Vittoria”, il presidente di turno del Consiglio UE, Macron, ha confermato la piena adesione alla scelta euroatlantica sulle sanzioni e sugli aiuti militari all'Ucraina. Ma, ha precisato: «Ciò tuttavia non vuol dire che siamo in guerra contro la Russia. Operiamo in veste di europei per la preservazione della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina, per il ritorno della pace sul nostro continente. Spetta soltanto all'Ucraina definire i termini di negoziazione con la Russia. Ma il nostro dovere è essere al suo fianco per ottenere il cessate-il-fuoco e costruire la pace». E il presidente francese ha aggiunto: «Non dovremo cedere né alla tentazione dell'umiliazione né allo spirito di vendetta. Perché nel passato hanno già fatto troppi danni per i cammini della pace». Macron ha poi riavviato il dialogo con il leader cinese Xi Jinping, elemento di sicuro rilievo strategico in una possibile mediazione con la Russia. L'Eliseo ha, quindi, diffuso una nota in cui ha precisato che i due capi di Stato hanno «ricordato il loro legame al rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità dell'Ucraina» e «hanno condiviso l'urgenza di giungere ad un cessate il fuoco».
Il 10 e 11 maggio, è stata la volta del premier Draghi che si è espresso nel corso della visita ufficiale negli Stati Uniti. Al presidente Biden, che lo aveva ringraziato per il sostegno dato alle convergenze raggiunte tra NATO e UE, ha detto: «Le nostre Nazioni sono unite in modo forte e la guerra in Ucraina ne ha ulteriormente rafforzato l'unione. Siamo uniti nel condannare l'invasione dell'Ucraina, uniti nelle sanzioni e nell'aiutare l'Ucraina come ci ha chiesto il presidente Zelensky ». Ma ha poi subito aggiunto: «In Italia e in Europa adesso le persone vogliono la fine di questi massacri, di questa violenza e di questa macelleria e pensano che cosa possiamo fare per portare la pace. Dobbiamo utilizzare ogni canale per la pace, per un cessate il fuoco e l'avvio di negoziati credibili».
E per argomentare meglio la necessità di avviare un sollecito percorso sulla mediazione diplomatica per porre fine al conflitto, il premier italiano ha ricordato anche le forti preoccupazioni per la sicurezza energetica ed alimentare. È in questi ambiti che le popolazioni europee, e soprattutto quelle dei Paesi più fragili, risentiranno ancora di più i drammatici effetti della guerra, se questa dovesse prolungarsi.
Due discorsi, dunque, quelli di Macron e di Draghi, pienamente armonizzati e integrati in una visione comune di un'Europa che vuole la pace: un fatto concreto, di cui Putin potrebbe tener conto per individuare mediatori affidabili.

Maurizio Delli Santi
membro dell'International Law Association

Fonte: Maurizio Delli Stanti
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