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Ucraina: non serve lo scetticismo sulla conferenza di Lucerna

14-06-2024 12:20 - Opinioni
GD - Roma, 14 giu. 24 - Mentre il G7 di Borgo Egnazia si avvia alle conclusioni con un rinnovato sostegno all’Ucraina, il 15 e 16 giugno a Bürgenstock, vicino Lucerna, si svolgerà la Conferenza di alto livello sulla pace a Kyïv per iniziativa della Confederazione Elvetica.
La Russia non è invitata e la Cina non interverrà, ma ciò non deve pregiudicare l’esito dell’iniziativa. Le finalità della Conferenza di alto livello sono chiarite dallo stesso governo svizzero nel sito ufficiale di presentazione: «Questo primo vertice sulla pace in Ucraina non deve essere inteso come un forum negoziale, ma come una conferenza di alto livello che serve a creare una base sostenuta congiuntamente per futuri negoziati». E si aggiunge: «È anche chiaro che lo sviluppo di una soluzione duratura richiederà in ultima analisi il coinvolgimento di entrambe le parti».
Dirimente è il passaggio in cui la Svizzera chiarisce la funzione della Conferenza secondo la formula fondamentale della diplomazia: l’esercizio dei “buoni uffici”.
Nel diritto internazionale e nelle relazioni internazionali, il termine "buoni uffici" ai sensi della Carta delle Nazioni Unite si riferisce a tutte le iniziative diplomatiche e umanitarie di un paese terzo o di un’istituzione neutrale il cui scopo è risolvere un conflitto bilaterale o internazionale o portare le parti al tavolo dei negoziati.
È scontato, dunque, che lo sviluppo dell’iniziativa richiederà un confronto successivo con la Federazione Russa, e questa dovrà accettarlo prima o poi, anche se probabilmente punterà su altri forum con mediatori diversi. Potrebbero essere ad esempio uno dei BRICS che non interverranno a Lucerna (India, Brasile, Sudafrica), oppure la Turchia e l’Arabia Saudita, o proprio la Cina, che dopo un’iniziale euforia per gli affari condotti in Russia non gradisce altre conseguenze del prolungarsi del conflitto nocive ai suoi interessi, non ultime le restrizioni alla sue esportazioni annunciate dall’Occidente, anche al G7.
Sono chiari in ogni caso il metodo aperto al dialogo e l’obiettivo di ampio respiro che la Conferenza di Lucerna si propone. C’è stata certo una richiesta iniziale dell’Ucraina, per cui la Svizzera ha invitato oltre 160 delegazioni provenienti da tutto il mondo a partecipare all’incontro, e al momento vi hanno aderito 90 Stati, ma anche importanti organizzazioni internazionali come UE, G7, G20, Onu, OSCE, Consiglio d'Europa, nonché le rappresentanze religiose del Vaticano e del Patriarcato di Costantinopoli.
L’Ucraina ha presentato la proposta dei “dieci punti”, ma non sarà questa la base di discussione perché è già passata al vaglio di 80 Stati che proporranno un documento di partenza su cui si ragionerà anche su altre formulazioni della pace «basate sulla Carta delle Nazioni Unite e sui principi fondamentali del diritto internazionale».
Questo è infatti l’elemento chiave in cui vale la pena cogliere le reali possibilità di un confronto: l’obiettivo degli Stati che dialogheranno è quello di sviluppare «una interpretazione comune di un percorso verso una pace giusta e duratura in Ucraina». Si tratta cioè di tracciare la base per un processo di pace tenendo conto delle discussioni che hanno avuto già luogo negli ultimi mesi, che peraltro hanno riguardato anche altri temi collegati al conflitto su cui è evidente l’interesse generale: ad esempio quello della sicurezza alimentare su cui occorrerà considerare le aspettative del Global South, in particolare dell’ Africa che proprio al G7 per tramite dell’Unione Africana ha sollecitato una soluzione al blocco del grano nel Mar Nero, e quello della sicurezza nucleare, su cui molti attori globali cominciano ad averne abbastanza delle continue evocazioni della minaccia nucleare. Non meno importanti saranno anche le formulazioni che potranno riguardare il diritto internazionale umanitario, tanto con riferimento all’intento di promuovere una de-escalation della violenza bellica sulla popolazione civile e per lo scambio prigionieri, e anche una ipotesi di “giustizia riparativa”, in termini di indennizzi e ricostruzione, che potrebbe anche attenuare l’intervento della giustizia penale internazionale.
Fermo restando l’ obiettivo del cessate il fuoco, è evidente che il tema centrale rimane l’integrità territoriale dell’Ucraina: Putin punta a mantenere Crimea e Donbass, in nome di una supposta “identità russa”, e non è detto che sia disponibile a cedere gli ultimi territori occupati. Ora si tratta di stabilire se queste pretese siano legittime e se siano in qualche misura negoziabili secondo il diritto internazionale, che però al momento è tutto dalla parte di Kyïv. Con il Memorandum di Budapest del 1994 e il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione del 1997 la Federazione Russa ha assunto l’ impegno di rispettare e proteggere i confini dell’Ucraina, compresa la Crimea; né d’altronde dalla Carta delle Nazioni Unite in poi può ancora legittimarsi una qualsiasi “guerra di conquista”.
Non bisogna poi dimenticare il quadro giuridico sin qui tracciato in seno alle Nazioni Unite: posto che al Consiglio di Sicurezza dell’ONU la Federazione Russa ha potere di veto ed è parte in causa, in supplenza l’Assemblea Generale in una rara “sessione d’urgenza” (una precedente adottò la Risoluzione Uniting for Peace per porre fine alla guerra di Corea) con la maggioranza di 140 Stati ha adottato la Risoluzione A/Es-11/l.1 Aggressione contro l’Ucraina, condannando l’intervento russo e imponendo la cessazione delle ostilità.
Che sia la Conferenza di Lucerna o qualsiasi altra piattaforma che si vorrà promuovere è evidente comunque la necessità di presentare a Mosca (e alla Cina che potrebbe in futuro fare pressione sulla Russia per arrivare ai negoziati) quello che una significativa rappresentanza del Rest of the World , il “resto del mondo”, ovvero la maggioranza dei Paesi che si riconosce nei principi della Carta delle Nazioni Unite, intende promuovere come «interpretazione comune» di un processo di pace conforme al diritto internazionale. Sarebbe bene dunque che tutti - a cominciare dai leader europei - sostengano la Conferenza di Lucerna e diano un loro contributo, mettendo da parte l’inutile scetticismo. Almeno porrebbe rappresentare l’occasione per designare un nucleo ufficiale di mediatori “garanti”, cosa che la comunità degli Stati avrebbe potuto fare da tempo: se non ci si vuole rassegnare all’escalation delle armi occorre che a ogni iniziativa di pace venga data fiducia. Stavolta è la regola rovesciata dell’“ottimismo della ragione” che deve prevalere sul “pessimismo della volontà”.

Maurizio Delli Santi
membro dell’International Law Association


Fonte: Maurizio Delli Santi
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