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Tra Trump e Putin adulanti ... Xi Jinping "über alles"

21-05-2026 09:26 - Opinioni
GD - Roma, 21 mag. 26 - È proprio il caso di dire che tra i due pretendenti adulanti, ossia Donald Trump e Vladimir Putin, il terzo, ossia Xi Jinping, prevale. Insomma, non c’è suspense e non serve nessun rullo di tamburi, perché il vincitore questa volta è scontato ed è noto da tempo: è Xi Jinping e con lui tutta la Cina!
Dopo che Xi Jinping ha fatto capire a Trump che non è interesse degli USA aumentare la tensione con la Cina; e dopo che ha ottenuto da Trump la famosa dichiarazione: «Se si considerano i numeri, la Cina è un Paese molto, molto potente e grande. Quella (vale a dire Taiwan - nda) è un'isola molto piccola. Pensaci: dista 59 miglia. Noi siamo a 9.500 miglia di distanza. È un problema un po' difficile»,
che Trump ha rilasciato in un'intervista post-visita a Pechino alla Fox News. Una dichiarazione che ha fatto scalpore in tutta la regione Asia-Pacifico proprio per quelle “fredde cifre geografiche", e lo spietato pragmatismo con cui Trump ha illustrato la situazione alla fine della sua visita in Cina.
E poi questa settimana a Pechino è stata la volta di Putin!
I rapporti di forza che conoscevamo tra Russia e Cina, si sono completamente ribaltati, e Pechino non cerca nemmeno più di nasconderlo. Anzi, Xi Jinping ha fatto pesare in modo esplicito chi comanda adesso e lo ha fatto nel modo più brutale e diretto possibile.
Parliamo dello stallo assoluto sul gasdotto “Power of Siberia 2 (PS2)”. La Russia ha assoluto bisogno di costruire questo gasdotto perché ha bisogno di nuovi acquirenti per il suo gas per sostituire il mercato europeo, che ha perso dopo l'invasione dell'Ucraina.
La Cina, che ha tutte le carte in mano, sta conducendo una trattativa brutalmente dura. Il Cremlino si illude di avere un "accordo generale sui parametri", ma i negoziati effettivi raccontano una storia completamente diversa.
Secondo quanto riferito, Pechino sta chiedendo di pagare per il gas agli stessi prezzi che vengono pagati in Russia. Cioè, che vengano applicate alla Cina le tariffe del mercato interno russo.
In sostanza, la Cina vuole le stesse tariffe economiche che i cittadini russi pagano per riscaldare le loro case, ma quelle sono tariffe fortemente sovvenzionate dallo Stato che, di fatto, si accolla una parte dei costi per i cittadini.
Gli analisti sottolineano che se la Russia accettasse l’obiettivo cinese di circa 120-150 dollari per 1.000 metri cubi, Gazprom (il colosso energetico statale russo) non riuscirebbe nemmeno a coprire i costi di estrazione e trasporto del gas.
Inoltre, la Cina accetta di ricevere il gas russo a patto che sia Gazprom a costruire il gasdotto a spese sue. Quindi, Gazprom dopo aver impiegato 10 anni per costruire il gasdotto lungo 2.600 chilometri e speso miliardi, dovrebbe cedere il gas ad un prezzo che non è neanche sufficiente a coprire i costi di gestione degli impianti di estrazione e lavorazione del gas.
Ma non è ancora finita: oltre ai prezzi stracciati, la Cina vuole impegnarsi solo ad acquistare “volumi limitati”, rifiutandosi di garantire che acquisterà tutti i 50 miliardi di metri cubi che il gasdotto è in grado di trasportare.
Si tratta di una classica negoziazione asimmetrica: la Russia ha bisogno disperatamente di un acquirente “oggi”, per mantenere a galla la sua economia di guerra e compensare le sanzioni occidentali.
La Cina, invece, ha molte opzioni sulle quali poter scegliere: importa già gas tramite gasdotto dall’Asia centrale, acquista enormi quantità di gas naturale liquefatto (GNL) dall’Australia e dal Qatar e ha una produzione interna di gas in crescita e tra pochi mesi entreranno in servizio diverse centrali nucleari già in costruzione.
Anche con le tensioni in Medio Oriente che minacciano le rotte marittime, Pechino sa esattamente quanto sia vulnerabile Mosca, quindi può mettere in difficoltà Putin, che invece ha bisogno di un accordo firmato prima possibile.
Xi Jinping è perfettamente soddisfatto di stare a guardare, sorridere alle telecamere durante i vertici e lasciare che la Russia sudi freddo, finché non accetterà di cedere alle condizioni svantaggiose concesse dalla Cina.
Infatti, non si tratta di un'amicizia e “collaborazione senza limiti”, come invece affermano i comunicati ufficiali.
Si tratta di una transazione commerciale rigorosa e spietata, come solo i cinesi sanno fare e in cui la Cina è saldamente al comando perché ha tutte le carte in mano, mentre Putin ha già perso tutto.

Ciro Maddaloni
Espero di eGovernment Internazionale

Fonte: Ciro Maddaloni