Taiwan: amb. Tsai, “non cadere in trappola delle provocazioni”
17-05-2026 17:02 - Ambasciate
GD - Roma, 17 mag. 26 - «Pechino vuole i nostri semiconduttori, ma se cercherà d'invaderci pagherà un prezzo molto alto». A dirlo è Vincent Y.C. Tsai, ambasciatore di Taiwan in Italia. Il governo taiwanese rivendica la propria indipendenza in risposta alle affermazioni del presidente statunitense Donald Trump, che dopo il faccia a faccia con Xi Jinping, metteva in guardia contro qualsiasi dichiarazione d'indipendenza che potesse scatenare una guerra con Pechino.
«Taiwan è una nazione democratica, sovrana e indipendente, non subordinata alla Repubblica Popolare Cinese», dichiarano dal ministero degli Esteri taiwanese, aggiungendo che la vendita di armi rientra negli impegni di sicurezza degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan e che, a questo proposito, la politica di Washington rimane invariata.
Trump aveva negato che l'avvertimento di Xi Jinping su Taiwan costituisse una minaccia agli Stati Uniti. Ma in un'intervista a Fox News, registrata quando Trump si trovava ancora a Pechino, il tycoon ha risposto a chi ha criticato la visita, tra cui il suo ex stratega Steve Bannon che ha parlato di una “palese minaccia”, che «Pechino non vuole l'indipendenza di Taiwan e io voglio che Taipei si calmi e la Cina si calmi».
Il “focus” su Taiwan non è stato certamente l'ultimo per importanza tra le cose che si sono detti Xi Jinping e Trump. In particolare per la postura americana nei confronti del sostegno all'isola di Formosa riguardo alle transazioni di Washington per la vendita di armi per svariati miliardi di dollari al governo di Taipei. La Cina, come sappiamo, rivendica Taiwan come “parte inalienabile” del suo territorio e non ha escluso l'uso della forza per portare l'isola sotto il suo controllo. Ed è su quest'ultimo aspetto che si potrebbe avvertire la differenza nei futuri rapporti tra la Casa Bianca e Taipei, qualora Taiwan venisse “usata” per gli interessi del tycoon americano come “merce di scambio” con Pechino.
Su questi temi è stato intervistato a Roma, il responsabile dell'Ufficio di Rappresentanza della Repubblica di Cina (ROC) in Italia: l'ambasciatore di Taiwan, Vincent Y.C. Tsai, operativo nel nostro Paese dal gennaio 2023.
D.: Ambasciatore Tsai, le intenzioni di Pechino non sono un segreto. Il presidente cinese Xi ha fatto capire al presidente americano Trump che la vendita di armi a Taipei, una partita stimata in circa 14 miliardi di dollari tra missili, tra munizioni e sofisticati sistemi di difesa aerea, non è affatto gradita a Pechino. Quale sarà la posizione di Taiwan se Trump dovesse accettare in toto o in parte le condizioni poste da Xi per andare d'accordo col Dragone?
* Amb. Tsai: «Desidero sottolineare innanzitutto che il rapporto tra Taiwan e gli Stati Uniti è estremamente stretto e solido da sempre. Nel corso degli anni, i nostri due Paesi hanno stabilito meccanismi di comunicazione fluidi e basati sulla fiducia reciproca. Riguardo alla visita del presidente Trump in Cina e al suo incontro con Xi Jinping, Taiwan così come molte altre nazioni ha seguito la vicenda con grande attenzione. Secondo quanto dichiarato da alcuni funzionari statunitensi, l'orientamento dei colloqui tra i due leader non cambieranno la politica di lunga data degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan. Una visione, questa, pienamente condivisa da Taiwan. Per quanto concerne la questione della vendita di armi da parte degli Stati Uniti a Taiwan, devo sottolineare che tali transazioni avvengono nel pieno rispetto del Taiwan Relations Act e delle Six Assurances fornite a Taiwan. Si tratta di una cooperazione bilaterale basata sulle leggi vigenti e portata avanti già da lungo tempo, che rappresenta l'impegno degli Stati Uniti nel fornire a Taiwan i mezzi per l'autodifesa».
D.: Il modo in cui la Cina conduce esercitazioni militari contro Taiwan, quasi a ritmo giornaliero, vi preoccupa oggi più di ieri? Dall'inizio del mese di maggio sono stati rispettivamente 103 e 87 il numero di aerei militari e navi rilevati nello Stretto. Come può proteggersi, Taiwan, per mantenere la sua indipendenza da Pechino di fronte all'evidenza dei fatti?
* Amb. Tsai: «Negli ultimi anni, la pressione esercitata dalla Cina su Taiwan è diventata sempre più intensa. Questa evoluzione può essere analizzata attraverso due aspetti principali. In primo luogo, le modalità di pressione sono diventate più diversificate: dalla coercizione militare ed economica si è passati a tattiche che coinvolgono il settore informatico e finanziario. L'estensione delle strategie della “zona grigia”, le violazioni della Zona d'identificazione della difesa aerea (Adiz) e gli attacchi di guerra psicologica sono ormai strumenti consolidati della strategia cinese contro Taiwan. In secondo luogo, la frequenza delle minacce è aumentata drasticamente, con l'aspetto militare che risulta essere il più evidente. Di fronte a questo crescente livello di pressione, il nostro governo agisce con coraggio, rafforzando i preparativi su vari fronti, tra cui, in primis, l'elevazione della determinazione e della capacità di autodifesa. Stiamo infatti aumentando lo stanziamento di risorse per il budget della nostra difesa, riformando la struttura e il sistema militare, sviluppando la capacità di difesa civile e promuovendo l'industria bellica nazionale. Noi crediamo fermamente che l'autosufficienza sia la base più importante. La recente approvazione in Parlamento di una parte del budget speciale per la difesa testimonia l'autonomia e la proattività di Taiwan nel mantenere la sicurezza nazionale. Il nostro governo ha fissato l'obiettivo di elevare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2030. Inoltre, c'è l'alleanza con Paesi che condividono i nostri ideali, con loro collaboriamo per resistere congiuntamente alle pressioni delle grandi potenze egemoniche. Taiwan si trova al centro della cosiddetta “prima catena di isole” della regione dell'Indo-Pacifico, pertanto la sua sicurezza e la stabilità sono fondamentali per lo sviluppo e la pace regionale e globale. Siamo certi che queste azioni rappresentino il sostegno più significativo per garantire la sicurezza di Taiwan. Se siamo preoccupati che un giorno le esercitazioni militari di Pechino possano essere usate come pretesto per lanciare una vera invasione su Taiwan? Certo che sì ed è per questo che dobbiamo osservare le loro mosse con molta attenzione. Per quanto riguarda il mio governo, noi promuoviamo la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. Esercitando l'autocontrollo, non ci lasceremo coinvolgere in questo tipo di trappole tese dalla Cina per innescare un conflitto militare nello Stretto. Allo stesso tempo siamo consapevoli che Pechino vuole i nostri semiconduttori, il settore tecnologico di eccellenza di Taiwan, ma se cercherà d'invaderci pagherà un prezzo molto alto».
D.: Il recente accordo tra Taiwan e il Paraguay per il Parco Tecnologico di Minga Guazú, concepito come una piattaforma per attrarre industrie tecnologiche e rafforzare le catene di produzione e innovazione, con la visita ufficiale del presidente Santiago Peña a Taipei ha fatto infuriare ulteriormente la Cina, un po' come ai tempi della visita della ex speaker della Camera americana, la democratica Nancy Pelosi. Lei cosa ne pensa?
* Amb. Tsai: «Il Paraguay è un alleato storico della Repubblica di Cina (Taiwan) in Sudamerica. Le visite reciproche e gli scambi tra i capi di Stato rappresentano una prassi consolidata nelle relazioni internazionali e non vi è nulla di inappropriato. Se la Cina si indignasse per questo, dimostrerebbe una mancanza di dignità non appropriata per una grande potenza. Inoltre, Taiwan promuove diversi Piani di Prosperità (Diplomatic Allies Prosperity Project) rivolti ai propri alleati diplomatici, basati sui principi di uguaglianza, reciprocità e mutuo beneficio, con l'obiettivo di costruire una prosperità comune. Questo rappresenta un impegno e un consenso di lunga data tra Taiwan e i suoi alleati. Negli ultimi anni, la Cina ha utilizzato ogni mezzo per ostacolare le relazioni tra Taiwan e gli altri Paesi, comprimendo lo spazio di partecipazione internazionale di Taiwan. Tuttavia, siamo grati per il sostegno ricevuto da partner che condividono i nostri stessi ideali, come gli Stati Uniti, il Giappone e l'Unione Europea. Dal 18 al 23 maggio, ad esempio, in occasione dell'Assemblea Mondiale della Sanità (WHA) a Ginevra, Taiwan ha partecipato con una delegazione a una serie di eventi, tra cui il Taiwan Smart Medical HealthTech Expo, al fine di continuare a ottenere il supporto dei Paesi orientati ai nostri stessi valori. Mentre il mondo si trova ad affrontare le sfide poste dall'invecchiamento della popolazione e dalla carenza di personale sanitario, l'esperienza concreta di Taiwan maturata anche nel campo della promozione della sanità guidata dal digitale, attraverso l'integrazione di big data, IA e tecnologie cloud, dimostra che siamo in grado di dare il nostro contributo a tutta la comunità internazionale».
Daniela Binello
«Taiwan è una nazione democratica, sovrana e indipendente, non subordinata alla Repubblica Popolare Cinese», dichiarano dal ministero degli Esteri taiwanese, aggiungendo che la vendita di armi rientra negli impegni di sicurezza degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan e che, a questo proposito, la politica di Washington rimane invariata.
Trump aveva negato che l'avvertimento di Xi Jinping su Taiwan costituisse una minaccia agli Stati Uniti. Ma in un'intervista a Fox News, registrata quando Trump si trovava ancora a Pechino, il tycoon ha risposto a chi ha criticato la visita, tra cui il suo ex stratega Steve Bannon che ha parlato di una “palese minaccia”, che «Pechino non vuole l'indipendenza di Taiwan e io voglio che Taipei si calmi e la Cina si calmi».
Il “focus” su Taiwan non è stato certamente l'ultimo per importanza tra le cose che si sono detti Xi Jinping e Trump. In particolare per la postura americana nei confronti del sostegno all'isola di Formosa riguardo alle transazioni di Washington per la vendita di armi per svariati miliardi di dollari al governo di Taipei. La Cina, come sappiamo, rivendica Taiwan come “parte inalienabile” del suo territorio e non ha escluso l'uso della forza per portare l'isola sotto il suo controllo. Ed è su quest'ultimo aspetto che si potrebbe avvertire la differenza nei futuri rapporti tra la Casa Bianca e Taipei, qualora Taiwan venisse “usata” per gli interessi del tycoon americano come “merce di scambio” con Pechino.
Su questi temi è stato intervistato a Roma, il responsabile dell'Ufficio di Rappresentanza della Repubblica di Cina (ROC) in Italia: l'ambasciatore di Taiwan, Vincent Y.C. Tsai, operativo nel nostro Paese dal gennaio 2023.
D.: Ambasciatore Tsai, le intenzioni di Pechino non sono un segreto. Il presidente cinese Xi ha fatto capire al presidente americano Trump che la vendita di armi a Taipei, una partita stimata in circa 14 miliardi di dollari tra missili, tra munizioni e sofisticati sistemi di difesa aerea, non è affatto gradita a Pechino. Quale sarà la posizione di Taiwan se Trump dovesse accettare in toto o in parte le condizioni poste da Xi per andare d'accordo col Dragone?
* Amb. Tsai: «Desidero sottolineare innanzitutto che il rapporto tra Taiwan e gli Stati Uniti è estremamente stretto e solido da sempre. Nel corso degli anni, i nostri due Paesi hanno stabilito meccanismi di comunicazione fluidi e basati sulla fiducia reciproca. Riguardo alla visita del presidente Trump in Cina e al suo incontro con Xi Jinping, Taiwan così come molte altre nazioni ha seguito la vicenda con grande attenzione. Secondo quanto dichiarato da alcuni funzionari statunitensi, l'orientamento dei colloqui tra i due leader non cambieranno la politica di lunga data degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan. Una visione, questa, pienamente condivisa da Taiwan. Per quanto concerne la questione della vendita di armi da parte degli Stati Uniti a Taiwan, devo sottolineare che tali transazioni avvengono nel pieno rispetto del Taiwan Relations Act e delle Six Assurances fornite a Taiwan. Si tratta di una cooperazione bilaterale basata sulle leggi vigenti e portata avanti già da lungo tempo, che rappresenta l'impegno degli Stati Uniti nel fornire a Taiwan i mezzi per l'autodifesa».
D.: Il modo in cui la Cina conduce esercitazioni militari contro Taiwan, quasi a ritmo giornaliero, vi preoccupa oggi più di ieri? Dall'inizio del mese di maggio sono stati rispettivamente 103 e 87 il numero di aerei militari e navi rilevati nello Stretto. Come può proteggersi, Taiwan, per mantenere la sua indipendenza da Pechino di fronte all'evidenza dei fatti?
* Amb. Tsai: «Negli ultimi anni, la pressione esercitata dalla Cina su Taiwan è diventata sempre più intensa. Questa evoluzione può essere analizzata attraverso due aspetti principali. In primo luogo, le modalità di pressione sono diventate più diversificate: dalla coercizione militare ed economica si è passati a tattiche che coinvolgono il settore informatico e finanziario. L'estensione delle strategie della “zona grigia”, le violazioni della Zona d'identificazione della difesa aerea (Adiz) e gli attacchi di guerra psicologica sono ormai strumenti consolidati della strategia cinese contro Taiwan. In secondo luogo, la frequenza delle minacce è aumentata drasticamente, con l'aspetto militare che risulta essere il più evidente. Di fronte a questo crescente livello di pressione, il nostro governo agisce con coraggio, rafforzando i preparativi su vari fronti, tra cui, in primis, l'elevazione della determinazione e della capacità di autodifesa. Stiamo infatti aumentando lo stanziamento di risorse per il budget della nostra difesa, riformando la struttura e il sistema militare, sviluppando la capacità di difesa civile e promuovendo l'industria bellica nazionale. Noi crediamo fermamente che l'autosufficienza sia la base più importante. La recente approvazione in Parlamento di una parte del budget speciale per la difesa testimonia l'autonomia e la proattività di Taiwan nel mantenere la sicurezza nazionale. Il nostro governo ha fissato l'obiettivo di elevare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2030. Inoltre, c'è l'alleanza con Paesi che condividono i nostri ideali, con loro collaboriamo per resistere congiuntamente alle pressioni delle grandi potenze egemoniche. Taiwan si trova al centro della cosiddetta “prima catena di isole” della regione dell'Indo-Pacifico, pertanto la sua sicurezza e la stabilità sono fondamentali per lo sviluppo e la pace regionale e globale. Siamo certi che queste azioni rappresentino il sostegno più significativo per garantire la sicurezza di Taiwan. Se siamo preoccupati che un giorno le esercitazioni militari di Pechino possano essere usate come pretesto per lanciare una vera invasione su Taiwan? Certo che sì ed è per questo che dobbiamo osservare le loro mosse con molta attenzione. Per quanto riguarda il mio governo, noi promuoviamo la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. Esercitando l'autocontrollo, non ci lasceremo coinvolgere in questo tipo di trappole tese dalla Cina per innescare un conflitto militare nello Stretto. Allo stesso tempo siamo consapevoli che Pechino vuole i nostri semiconduttori, il settore tecnologico di eccellenza di Taiwan, ma se cercherà d'invaderci pagherà un prezzo molto alto».
D.: Il recente accordo tra Taiwan e il Paraguay per il Parco Tecnologico di Minga Guazú, concepito come una piattaforma per attrarre industrie tecnologiche e rafforzare le catene di produzione e innovazione, con la visita ufficiale del presidente Santiago Peña a Taipei ha fatto infuriare ulteriormente la Cina, un po' come ai tempi della visita della ex speaker della Camera americana, la democratica Nancy Pelosi. Lei cosa ne pensa?
* Amb. Tsai: «Il Paraguay è un alleato storico della Repubblica di Cina (Taiwan) in Sudamerica. Le visite reciproche e gli scambi tra i capi di Stato rappresentano una prassi consolidata nelle relazioni internazionali e non vi è nulla di inappropriato. Se la Cina si indignasse per questo, dimostrerebbe una mancanza di dignità non appropriata per una grande potenza. Inoltre, Taiwan promuove diversi Piani di Prosperità (Diplomatic Allies Prosperity Project) rivolti ai propri alleati diplomatici, basati sui principi di uguaglianza, reciprocità e mutuo beneficio, con l'obiettivo di costruire una prosperità comune. Questo rappresenta un impegno e un consenso di lunga data tra Taiwan e i suoi alleati. Negli ultimi anni, la Cina ha utilizzato ogni mezzo per ostacolare le relazioni tra Taiwan e gli altri Paesi, comprimendo lo spazio di partecipazione internazionale di Taiwan. Tuttavia, siamo grati per il sostegno ricevuto da partner che condividono i nostri stessi ideali, come gli Stati Uniti, il Giappone e l'Unione Europea. Dal 18 al 23 maggio, ad esempio, in occasione dell'Assemblea Mondiale della Sanità (WHA) a Ginevra, Taiwan ha partecipato con una delegazione a una serie di eventi, tra cui il Taiwan Smart Medical HealthTech Expo, al fine di continuare a ottenere il supporto dei Paesi orientati ai nostri stessi valori. Mentre il mondo si trova ad affrontare le sfide poste dall'invecchiamento della popolazione e dalla carenza di personale sanitario, l'esperienza concreta di Taiwan maturata anche nel campo della promozione della sanità guidata dal digitale, attraverso l'integrazione di big data, IA e tecnologie cloud, dimostra che siamo in grado di dare il nostro contributo a tutta la comunità internazionale».
Daniela Binello
Fonte: Daniela Binello














