21 Gennaio 2022
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Summit Biden-Putin: Ucraina e NATO al centro dell’attenzione, più coordinamento

09-12-2021 22:07 - Opinioni
GD – Roma, 9 dic. 21 - Si è concluso dopo due ore e cinque minuti il quinto colloquio tra il presidente americano Joe Biden e il leader russo Vladimir Putin, i cui risultati sono stati comunicati al pubblico tramite una nota del Cremlino. Nella loro videoconferenza i due leader mondiali hanno trattato molti argomenti diversi: dalla sicurezza informatica alla stabilità strategica, fino al tema della cooperazione sull’Iran.
A tal riguardo lo stesso Dimitri Trenin, direttore del Carnegie Center di Mosca, ha giudicato “utile” questo colloquio, riferendo inoltre che “riconoscere le reciproche preoccupazioni relative alla sicurezza è cruciale” e che “la cooperazione sull'Iran è segno di un'agenda positiva".
Ma se questa parte della conferenza può essere vista e giudicata come positiva, la stessa cosa non si può dire della fase in cui i due leader hanno discusso il tema dell’Ucraina.
Il presidente Russo Putin, collegato dalla sua residenza di Sochi, ha infatti ribadito l’irritazione di Mosca per la possibile ammissione di Kiev alla NATO definendo queste manovre come “pericolosi tentativi di conquistare il territorio ucraino” e denunciando, dunque, la volontà della NATO di aumentare il suo potenziale militare nella regione.
Il Cremlino ha infatti ribadito che non tollererà questo allargamento ad Est dell’Alleanza Atlantica e nemmeno la possibilità che vengano schierate armi offensive negli Stati prossimi alla Federazione Russa ribadendo le richieste di garanzie legali e vincolanti riguardo questa eventualità.
Ma dall’altra parte dello schermo il presidente americano Joe Biden, collegato da Washington DC dalla Situation Room, ovvero la sala d’intelligence per eccellenza della Casa Bianca, ha ribadito con fermezza il crescente allarme per l’ammassamento di truppe russe al confine con l’Ucraina e la possibilità che vengano applicate “dure misure economiche e di altro genere” se si dovessero verificare una effettiva escalation militare tra Mosca e Kiev.
Ovviamente il capo della Casa Bianca non ha parlato in maniera diretta di fornire aiuti militari a Kiev. E Mosca sa bene che difficilmente Washington DC schiererebbe le proprie truppe in un conflitto militare diretto con la Federazione, ma in quel caso le rigide sanzioni paventate diventerebbero una realtà.
Dietro la fermezza americana c’è la ovvia volontà di difendere gli sforzi fatti in questi anni per formare, insieme ai partner europei, l’esercito ucraino dopo lo shock subito dall’annessione russa della Crimea nel 2014.
Per questo motivo Washington asserisce ad impiegare questo pacchetto di sanzioni “smart” che, sostenute anche da molti Paesi europei, andrebbero a colpire direttamente molti oligarchi russi vicini al leader stesso Putin oltre che le relative banche e conti correnti, sempre nel caso in cui si mettesse in pratica una vera e propria invasione dell’Ucraina.
Alle minacce americane Vladimir Putin ha reagito sottolineando la responsabilità di Kiev nel perpetrare un atteggiamento “distruttivo” volto a affossare gli accordi di Minsk, ovvero i non rispettati accordi sul cessate il fuoco nel Donbass e, conseguentemente, invitando a non addossare alla Russia tutte le responsabilità della attuale tensione.
Ma il vero asso nella manica utilizzato dagli Stati Uniti è rappresentato dal gasdotto Nord Stream 2 (completato nel settembre scorso e che trasporta il gas naturale russo alla costa tedesca) e a tal proposito, essendo coinvolta anche la Germania nella sua realizzazione, il consigliere per la sicurezza nazionale americano Jake Sullivan ha riferito che “se il presidente Putin vuole vedere fluire il gas nel Nord Stream 2 non deve invadere l’Ucraina”, asserendo inoltre che gli USA “sono pronti a fare cose che non hanno fatto nel 2014”.
Biden ha comunque riportato la palla al centro lanciando un appello per il “ritorno alla diplomazia” sulla questione ucraina cercando di riportare a una distensione dei rapporti nella Conferenza; a detta di Mosca la conferenza si è basata su rapporti “cordiali e franchi” tra le parti e i due Governi hanno poi chiesto ai relativi membri dello staff di lavorare insieme su questi temi.
In conclusione, per quanto la situazione sia poi rientrata nella normalità e gli Stati Uniti promettano di coordinarsi con gli alleati sui futuri passi, si può facilmente evincere come il mancato rispetto dei due protocolli di Minsk rappresenti ancora una nota dolente nei i rapporti tra gli Stati Uniti, l’Europa, l’Ucraina e la Russia e finché non vi sarà una relativa stabilità nella regione risulta difficile immaginare scenari pacifici.

Eugenio Cazzarolli
Analista geopolitico

Fonte: Eugenio Cazzarolli
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