18 Maggio 2022
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Scenari della guerra in Ucraina: il delirio ideologico che la fomenta

07-05-2022 11:11 - Opinioni
GD – Roma, 7 mag. 22 - La notizia delle “scuse” che sarebbero state rese direttamente da Putin al premier israeliano Bennett è di per sé indicativa dell’enormità delle aberranti dichiarazioni antisemite rese dal ministro degli Esteri russo Lavrov. Alla osservazione su quale tipo di “nazificazione” possa parlarsi in Ucraina se il suo presidente Zelens'kyj è ebreo, il capo della diplomazia russa aveva risposto: «Non significa assolutamente nulla. Potrei sbagliarmi, ma Hitler aveva anche sangue ebraico. Il saggio popolo ebraico dice che i più ardenti antisemiti sono di solito ebrei. ‘La famiglia non è priva di un maniaco’, come diciamo noi».
Occorre tuttavia interrogarsi come mai una figura istituzionale così elevata sia arrivata a questo, spostandosi perciò sul fronte di un’altra chiave interpretativa: quello dell’elemento ideologico, un tratto distintivo dei periodi in cui spesso sono prevalsi istinti distruttivi. Un esempio emblematico è proprio il nazismo. Ci si interroga perciò sulle dinamiche che avrebbero portato almeno il 57% dei russi a sostenere apertamente tutte le varie tesi del “complotto contro la Russia” e delle “colpe dell’Occidente”, anche per le morti e le distruzioni in Ucraina.
La valutazione da cui partire è che il “mito imperiale” e l’idea della “Grande Russia”, che Putin ha propagandato nella mistificazione della sua guerra, non si rinvengono nell’elaborazione di un personalissimo pot-pourri storico-culturale. Si tratta, piuttosto, di una precisa e articolata elaborazione ideologica, che si identifica essenzialmente in una “concezione geopolitica”, cui si è voluto dare il nome di “neo-eurasiatismo” o “neo-euroasismo”. Le origini della teoria si riconducono al rivoluzionario Konstantin Leont'ev, che nell’opera «Vizantism i slavjanstvo», ossia «Bisanzio e slavismo» (1875) sostenne l’idea che la civiltà russa è modellata sulla cultura bizantina, dove prevalgono come elementi fondativi l’autocrazia e il cristianesimo ortodosso. Nella cultura russa per Leont'ev non c’è spazio per il razionalismo e il liberalismo occidentali e, pertanto, per l’Europa e in particolare per la Russia il futuro è unirsi ai popoli dell’Asia, il continente dei bisogni spirituali dell’uomo.
Più recentemente il filosofo Aleksandr Dugin ha riproposto un “neo-eurasiatismo” nel 1991, al crollo dell’Unione Sovietica, elaborando una “quarta via politica”, che supera le grandi ideologie storiche: il liberalismo, il comunismo e il fascismo. La nuova elaborazione propugna l’idea di riportare la Russia alla re-integrazione politica dei Paesi post-sovietici, nel quadro di una unione ideale tra Europa e Asia in funzione anti-americana.
Nell’ambito della dottrina di Dugin si è poi sviluppato un altro filone ideologico, che ha elaborato più specificamente il mainstream del “complotto dell’Occidente” contro la Russia, in un vero e proprio processo di rivisitazione della Storia, cui vanno ricondotte le tesi antisemite non solo di Lavrov. Si tratta della “Nuova Cronologia”, di cui ha parlato Elena Kostioukovitch in un saggio diventato un best seller. Le tesi sono quelle definite “pseudostoriche” del rivoluzionario Nikolaj Aleksandrovič Morozov (1854-1946), poi riprese da Anatolij Timofeevič Fomenko, un matematico e fisico russo nato nel 1945.
Per costoro la storia dell’umanità - inclusa quella sulle origini di Cristo, le cui vicende sarebbero avvenute in Turchia! - in realtà, non sarebbe che una colossale falsificazione, concepita nel sedicesimo secolo dai cronisti europei, a cominciare da Giuseppe Giusto Scaligero.
Secondo Fomenko, la storia conosciuta è il risultato artefatto da «libri falsi, prodotti da conoscitori della calligrafia antica, con l’utilizzo di pergamene invecchiate e di inchiostri diluiti per farli sembrare pallidi, con l’apposizione di sigilli contraffatti». Il progetto sarebbe ordito, quindi, dall’Occidente e dai Romanov, la «dinastia di veri impostori e falsari di stirpe tedesca», per cancellare «il glorioso passato» dei russi, per inculcare loro un complesso di inferiorità che li avrebbe segnati sino ad oggi.
Ma c’è un corollario: per la rinascita della Russkiy Mir, che comprende Russia, Bielorussia Ucraina, c’è “il Piano”, che porrà fine all’umiliazione del «grande popolo russo», che per la profezia di Filoteo (1533 circa) sarà compiuto da un “eletto”, un nuovo Messia, il “Raccoglitore di tutte le terre russe”.
Il 15 febbraio scorso Putin ha pronunciato una frase nel corso di una conferenza stampa: «Tutto procederà secondo il Piano». Alle domande dei giornalisti a cosa si riferisse, ribadì enigmaticamente: «Il Piano, noi sappiamo qual è». Su queste teorie deliranti in altri tempi ci sarebbe da sorridere. Ma, purtroppo, i fatti dell’Ucraina inducono ad altri mesti pensieri.
Certamente il pericolo delle derive ideologiche è stato colto, come lo dimostra l’adozione delle ultime sanzioni che hanno colpito in maniera mirata il “chierichetto di Putin”, il patriarca Kirill che - secondo molti osservatori, anche per vili interessi economici personali - ha rinnegato la ricerca della pace, sacrificando l’ecumenismo e l’unità delle chiese cristiano-ortodosse pur di legittimare la guerra all’Ucraina.
Come contrastare allora tale preoccupante deriva, di cui le vittime principali sono la popolazione ucraina e gli stessi cittadini russi? È la sfida che, anche se lentamente e con non poche difficoltà, le democrazie debbono sostenere con la forza delle loro ideologie. E certamente ancora oggi quella più forte è quella universale che si poggia sul valore dei diritti umani.

Maurizio Delli Santi
membro dell’International Law Association

Fonte: Maurizio Delli Stanti
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