Russia: ennesimo attacco a civili Ucraina, atto di forza o disperazione?
16-05-2026 17:34 - Opinioni
GD - Roma, 16 mag. 26 - I mezzi di informazione hanno dato notizia dell’ultimo attaccorusso sui palazzi residenziali di Kiev. Dopo pochi giorni di tregua la Russia ha deciso di utilizzare in un solo giorno i dronie i missili che non aveva utilizzato nei giorni precedenti.
In un paese vasto come l’Ucraina non è tecnicamente possibile proteggere tutto il territorio nazionale da questo tipo di attacchi. La difesa passiva è estremamente difficile contro centinaia di droni che saturano i radar, volano bassi e colpiscono a casaccio i condomini delle città Ucraine a centinaia di chilometri dal fronte. Gli Ucraini hanno fatto enormi passi avanti nei sistemi di difesa anti droni, ma intercettarli tutti è pressoché impossibile.
Vladimir Putin si trova in una situazione molto difficile e proprio per questo sta intensificando la sua offensiva colpendo le abitazioni civili.
L'Institute for the Study of War, nel suo ultimo rapporto datato 8 maggio, ha riportato che nel mese scorso l'Ucraina ha riconquistato più territorio di quanto ne abbia occupato la Russia. Si tratta della prima “perdita territoriale netta” subita da Mosca dell'incursione ucraina a Kursk dell'agosto 2024.
Putin ha avviato questa guerra perché era assolutamente convinto di riuscire a far sì che i paesi occidentali interrompessero da subito gli aiuti all’Ucraina, lasciando agli ucraini nessun’altra scelta se non quella di arrendersi alla Russia.
Putin nella sua ossessione di ottenere dei risultati si è rifiutato di fermare la guerra sulla linea di separazione proposta come compromesso dal Presidente Donald Trump nel mese di marzo 2025. Trump pensava che Putin avrebbe accettato quell’idea, ma ha sopravvalutato la capacità di ragionamento di Putin ed ha sottovalutato la capacità di reazione degli ucraini.
Putin crede ancora di poter evitare una sconfitta umiliante e di poter salvare l’economia russa dal collasso. In realtà sta pavimentando la strada per la dissoluzione della Federazione Russa. I russi vedono già i segni premonitori. Le voci su un colpo di stato in gestazione si fanno ogni giorno più insistenti; proprio come nel maggio 2023, prima della famigerata rivolta di Prigozhin.
Questa volta, gli aspiranti ammutinati possono fare tesoro delle esperienze precedenti e dei tentativi falliti di far dimettere Putin. Sanno che non esiste alcuna possibilità negoziale con Putin.
Se non ci sarà un colpo di Stato, l’economia russa continuerà a deteriorarsi, le riserve russe di oro, contanti e criptovalute si esauriranno completamente nei prossimi mesi, come ha fatto sapere in diverse occasioni la Banca centrale russa.
I risparmi dei cittadini saranno confiscati (nessuno glielo dirà, si limiteranno a congelare i prelievi dalle banche) e decine di migliaia di uomini russi continueranno a perdere la vita in guerra.
Molti commentatori, negli anni scorsi, hanno magnificato la crescita dell’economia russa, malgrado le sanzioni imposte dai paesi occidentali.
Questi commentatori non hanno evidentemente considerato che non si può continuare a bruciare la maggior parte di ciò che si produce e, allo stesso tempo, prosperare. Questo è ciò che la Russia sta facendo da oltre 4 anni.
La militarizzazione dell’economia è ai massimi livelli dai tempi del crollo dell’Unione Sovietica. Il crollo dell’URSS avvenne proprio a causa dell’eccessiva militarizzazione dell’industria manifatturiera, che aveva soffocato la produttività e la crescita reale.
Non serve una laurea in economia per capirlo: il PIL russo è cresciuto negli anni passati perché è aumentata la produzione dell’industria bellica. Ma se si spende la maggior parte delle risorse del Paese per produrre mezzi militari, che la logistica invia immediatamente al fronte dove vengono distrutti, questo non rende il Paese ricco.
L’economia di guerra fa aumentare il PIL russo in valore nominale, mentre la gente muore letteralmente di fame.
Si stima che la Russia abbia perso finora 480.000 uomini. Un danno insanabile per un Paese con natalità molto bassa. Per evitare di essere mandati al fronte, oltre un milione di uomini sono fuggiti all’estero e difficilmente torneranno indietro.
Le valutazioni devono sempre essere ponderate e ragionate. Non servono ragionieri ma statisti in grado di interpretare la realtà.
I sostenitori di Putin insistono sul fatto che "le cose stanno migliorando per la Russia" e che sta per "festeggiare la vittoria in Ucraina". Suggerisco sempre di tornare su questa discussione tra sei mesi.
Di sei mesi in sei mesi, infatti, sono passati oltre 4 anni e la situazione è sempre la stessa. Putin ha esaurito il suo tempo.
Non si può prevedere cosa succederà nelle prossime settimane: il colpo di stato contro il regime oppure il crollo della Federazione Russa. Qualcosa dovrà succedere, perché la disperazione è sempre più diffusa in Russia.
In un paese vasto come l’Ucraina non è tecnicamente possibile proteggere tutto il territorio nazionale da questo tipo di attacchi. La difesa passiva è estremamente difficile contro centinaia di droni che saturano i radar, volano bassi e colpiscono a casaccio i condomini delle città Ucraine a centinaia di chilometri dal fronte. Gli Ucraini hanno fatto enormi passi avanti nei sistemi di difesa anti droni, ma intercettarli tutti è pressoché impossibile.
Vladimir Putin si trova in una situazione molto difficile e proprio per questo sta intensificando la sua offensiva colpendo le abitazioni civili.
L'Institute for the Study of War, nel suo ultimo rapporto datato 8 maggio, ha riportato che nel mese scorso l'Ucraina ha riconquistato più territorio di quanto ne abbia occupato la Russia. Si tratta della prima “perdita territoriale netta” subita da Mosca dell'incursione ucraina a Kursk dell'agosto 2024.
Putin ha avviato questa guerra perché era assolutamente convinto di riuscire a far sì che i paesi occidentali interrompessero da subito gli aiuti all’Ucraina, lasciando agli ucraini nessun’altra scelta se non quella di arrendersi alla Russia.
Putin nella sua ossessione di ottenere dei risultati si è rifiutato di fermare la guerra sulla linea di separazione proposta come compromesso dal Presidente Donald Trump nel mese di marzo 2025. Trump pensava che Putin avrebbe accettato quell’idea, ma ha sopravvalutato la capacità di ragionamento di Putin ed ha sottovalutato la capacità di reazione degli ucraini.
Putin crede ancora di poter evitare una sconfitta umiliante e di poter salvare l’economia russa dal collasso. In realtà sta pavimentando la strada per la dissoluzione della Federazione Russa. I russi vedono già i segni premonitori. Le voci su un colpo di stato in gestazione si fanno ogni giorno più insistenti; proprio come nel maggio 2023, prima della famigerata rivolta di Prigozhin.
Questa volta, gli aspiranti ammutinati possono fare tesoro delle esperienze precedenti e dei tentativi falliti di far dimettere Putin. Sanno che non esiste alcuna possibilità negoziale con Putin.
Se non ci sarà un colpo di Stato, l’economia russa continuerà a deteriorarsi, le riserve russe di oro, contanti e criptovalute si esauriranno completamente nei prossimi mesi, come ha fatto sapere in diverse occasioni la Banca centrale russa.
I risparmi dei cittadini saranno confiscati (nessuno glielo dirà, si limiteranno a congelare i prelievi dalle banche) e decine di migliaia di uomini russi continueranno a perdere la vita in guerra.
Molti commentatori, negli anni scorsi, hanno magnificato la crescita dell’economia russa, malgrado le sanzioni imposte dai paesi occidentali.
Questi commentatori non hanno evidentemente considerato che non si può continuare a bruciare la maggior parte di ciò che si produce e, allo stesso tempo, prosperare. Questo è ciò che la Russia sta facendo da oltre 4 anni.
La militarizzazione dell’economia è ai massimi livelli dai tempi del crollo dell’Unione Sovietica. Il crollo dell’URSS avvenne proprio a causa dell’eccessiva militarizzazione dell’industria manifatturiera, che aveva soffocato la produttività e la crescita reale.
Non serve una laurea in economia per capirlo: il PIL russo è cresciuto negli anni passati perché è aumentata la produzione dell’industria bellica. Ma se si spende la maggior parte delle risorse del Paese per produrre mezzi militari, che la logistica invia immediatamente al fronte dove vengono distrutti, questo non rende il Paese ricco.
L’economia di guerra fa aumentare il PIL russo in valore nominale, mentre la gente muore letteralmente di fame.
Si stima che la Russia abbia perso finora 480.000 uomini. Un danno insanabile per un Paese con natalità molto bassa. Per evitare di essere mandati al fronte, oltre un milione di uomini sono fuggiti all’estero e difficilmente torneranno indietro.
Le valutazioni devono sempre essere ponderate e ragionate. Non servono ragionieri ma statisti in grado di interpretare la realtà.
I sostenitori di Putin insistono sul fatto che "le cose stanno migliorando per la Russia" e che sta per "festeggiare la vittoria in Ucraina". Suggerisco sempre di tornare su questa discussione tra sei mesi.
Di sei mesi in sei mesi, infatti, sono passati oltre 4 anni e la situazione è sempre la stessa. Putin ha esaurito il suo tempo.
Non si può prevedere cosa succederà nelle prossime settimane: il colpo di stato contro il regime oppure il crollo della Federazione Russa. Qualcosa dovrà succedere, perché la disperazione è sempre più diffusa in Russia.
Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale
Fonte: Ciro Maddaloni














