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Quando si confondono i propri desideri con la realtà

26-01-2026 17:05 - Opinioni
GD - Roma, 26 gen. 26 - Quando si confondono i propri desideri con la realtà. Diceva un politico saggio che “gli uomini spesso finiscono per confondere quello che desiderano con la realtà”. Quando questo succede, molto spesso, si accumulano solo grandi delusioni. Infatti è ciò che è avvenuto e che continua a ripetersi nei negoziati di pace per l’Ucraina. Negoziati annunciati con grandi squilli di trombe e nomi altisonanti (Steve Witkoff e Jared Kushner) coinvolti nella negoziazione tra le parti per la realizzazione del sogno di pace. Molti telegiornali e giornali si sono subito lanciati in commenti positivi circa questo nuovo giro di trattative di pace, che invece sono state solo il preludio di un altro prevedibilissimo fallimento.
Il Cremlino continua ad affermare quello che ormai dicono da ben 11 anni, e cioè che l'Ucraina si deve ritirare dal Donbass affinché la guerra possa terminare prima dell'incontro trilaterale. Putin persevera nel mettere alla prova la determinazione dell'Occidente e dell'Ucraina con le sue richieste ossessive di controllo russo sull’Ucraina. Controllo che non riesce ad ottenere (ancora) sul teatro di guerra.
Putin sta dando alla Presidenza americana, ai suoi negoziatori e agli ucraini soltanto false speranze di pace, solo per guadagnare tempo. Se Putin volesse davvero la pace, sarebbe sufficiente che fermasse i bombardamenti su Kyev, che fermasse le sue truppe sul teatro di guerra sulle linee attuali. Invece i russi stanno intensificando gli attacchi con droni, missili e tutto ciò che possono lanciare sulle infrastrutture civili di Kiev e delle altre città ucraine.
Putin sta dimostrando in questi giorni che vuole solo continuare la guerra. Sarebbe ora che i Paesi occidentali lo accontentassero dandogli la guerra. Iniziando con imporre una vera no-fly-zone sopra tutta l’Ucraina, e non solo sul campo di battaglia.
Sarebbe, inoltre, opportuno che i Paesi occidentali sostenessero lo sforzo bellico ucraino fornendo le armi necessarie per colpire in profondità le infrastrutture energetiche russe, per assestare un durissimo colpo alle entrate che attualmente servono ad alimentare la guerra.
Sarebbe necessario, come ha ben ricordato il presidente Zelensky a Davos, che l’Europa segua l’esempio degli Stati Uniti e inizi a colpire la flotta ombra russa. La Russia presume di poter fare pace in qualsiasi momento, quando sarà pronta, cioè quando avrà raggiunto i suoi obiettivi.
Ma come ha ben ricordato Keith Kellogg “la Russia non ha raggiunto un solo obiettivo strategico. Le sue forze non hanno conquistato alcuna città chiave e hanno invece subito perdite ingenti. Molte unità di prima linea sono state distrutte e molti alti ufficiali militari russi sono stati eliminati”. Ed ha aggiunto: "Lui (Putin - ndr) misura i suoi progressi in metri, non in miglia. E se non è a Odessa, non è a Kiev, se non è affatto riuscito a conquistare la regione del Donbass. Ha provato ad attaccare Kherson e Zaporizhzhya, ma ha avuto grossi problemi ad avanzare anche in quell’area", ha concluso Kellogg.
Ecco, quindi, come arrivare alla cessazione del conflitto in Ucraina, concentrando tutti gli sforzi sull'indebolimento economico della Russia. Questo è il presupposto per minare il sostegno e la fiducia del popolo russo, sempre meno evidente e sempre meno convinto nel sostenere questa assurda guerra.
Ad Abu Dhabi non è stato raggiunto nessun accordo nei colloqui trilaterali, come avevano previsto gli analisti più attenti. I negoziatori stanno ancora studiando la situazione per individuare un punto debole nell’altra parte, e malgrado gli auspici che hanno accompagnato il primo vertice trilaterale, tutte le fonti attendibili confermano che i colloqui di Abu Dhabi si sono conclusi senza la firma di alcun accordo.
Le discussioni sono state descritte come costruttive e incentrate principalmente sui parametri di un potenziale accordo futuro, ma non sono stati annunciati accordi, né concessioni concrete. I negoziatori ucraini hanno riferito che gli incontri si sono concentrati sui possibili quadri e parametri per porre fine al conflitto, comprese le garanzie di sicurezza e i meccanismi di supervisione del cessate il fuoco guidati, o monitorati dagli Stati Uniti.
Mentre la Russia continua imperterrita con la sua richiesta che l'Ucraina si ritiri da tutto il Donbass, comprese le aree ancora sotto il controllo ucraino (circa il 20% di Donetsk). Richiesta che l'Ucraina ha nuovamente rifiutato, definendo inaccettabile questa concessione territoriale, semplicemente perché gli ucraini non possono cedere la linea difensiva che gli ha consentito di bloccare l’esercito russo e li ha protetti dall’invasione su larga scala voluta da Putin.
Fonti russe (TASS) hanno osservato che l'agenda includeva zone cuscinetto e meccanismi di monitoraggio della sicurezza, ma non è stato raggiunto alcun accordo. Alcuni resoconti indicano che la Russia ha promosso una "formula di Anchorage" in base alla quale otterrebbe il pieno controllo del Donbass in cambio del congelamento di altre linee del fronte, ma come detto prima l'Ucraina non può accettare di cedere la sua linea difensiva in Donbass.
Sia fonti ucraine che statunitensi hanno confermato che sono previsti ulteriori incontri e che le delegazioni stanno riferendo ai rispettivi leader, e che tutto continua esattamente come va avanti da 4 anni. E così la promessa di Trump di “raggiungere la pace in 24 ore” in Ucraina continua a rimanere un desiderio che viene confuso con la realtà dal presidente americano.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale

Fonte: Ciro Maddaloni