21 Luglio 2024
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"Pundonor": la crisi diplomatica tra Spagna e Argentina

21-05-2024 15:38 - Opinioni
Javier Gerardo Milei Javier Gerardo Milei
GD - Roma, 21 mag. 23 - Nella prassi delle visite non ufficiali all’estero di un Capo di Stato resterà memorabile quella effettuata a Madrid tra il 16 ed il 19 maggio dal presidente della Repubblica di Argentina, Javier Gerardo Milei, che ha provocato una grave crisi tra due Paesi e due popoli uniti da forti rapporti di fratellanza oltreché dalla condivisione della medesima lingua. Milei, infatti, ha partecipato segnatamente a due eventi. Il primo, organizzato dal periodico conservatore "La Razón", è stato la presentazione della propria autobiografia politica, intitolata "El camino del libertario", libro, peraltro, pubblicato nel gennaio 2022, quando l’economista e docente universitario era deputato alla Cámerade Diputados de la Nación per il partito La Libertad Avanza e in previsione della campagna per le elezioni presidenziali, poi vinte nel ballottaggio del novembre 2023.
Il secondo evento, quello che ha causato una tempesta diplomatica, con scarsi precedenti nella storia delle relazioni internazionali tra i due Paesi, è stata la partecipazione, il 19 maggio, all’evento elettorale "Viva Europa 2024", organizzato da Santiago Abascal Conde, presidente del partito nazionalista ultraconservatore Vox. Nel discorso pronunciato in tale occasione Milei ha tra l’altro affermato, senza menzionare né il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez Pérez-Castejon né la consorte, che «anche quando ha la donna corrotta, anche quando si infanga, si prende cinque giorni per pensarci», in tal modo arricchendo la casistica della cosiddetta 'diplomazia dell’insulto'.
Il riferimento offensivo, all’evidenza, è stato diretto a Maria Begoña Gómez Fernández, moglie del primo ministro spagnolo e l’allusione riguarda l’indagine preliminare per presunto traffico di influenze, abuso di informazioni privilegiate e corruzione, aperta a carico della donna a seguito di una denuncia sporta da "Manos Limpias", organizzazione sindacale della destra radicale e per la quale la procura di Madrid ha chiesto l’archiviazione.
Le espressioni usate da Milei, che implicano una chiara ingerenza nella politica interna spagnola, sono tanto più inaccettabili in quanto pronunciate durante la visita, non ufficiale quanto si vuole, ma pur sempre in uno Stato amico.
Occorre dire che le relazioni tra l’Argentina e la Spagna, già prima di questo episodio, erano ai minimi termini a causa, soprattutto, di una serie di scortesie protocollari. Invero, a Milei, per la vittoria presidenziale non erano giunte le felicitazioni del Governo spagnolo e alla cerimonia della sua investitura nella Casa Rosada nessun ministro spagnolo ha accompagnato il Re Felipe VI di Spagna, che tuttavia alla vigilia ha incontrato il presidente eletto Milei e il futuro ministro degli Esteri, Diana Elena Mondino.
Inoltre, la presenza di Milei in Spagna, nonostante non fosse inquadrata come visita di Stato, non ha avuto alcuna forma di ufficialità e, molto probabilmente, non è stata neppure concordata dai rispettivi servizi del cerimoniale. Infine, Milei non ha ritenuto di rendere visita in forma privata, com’è consuetudine nelle visite non ufficiali in Spagna, alla residenza della Zarzuela per incontrare Re Felipe VI, né men che meno si è recato al Palazzo della Moncloa per un colloquio con il presidente del Governo Pedro Sánchez, dal quale certamente lo dividono le opinioni politiche, e non solo.
A questa serie di scortesie diplomatiche ha fatto seguito la riportata frase offensiva, che ha precipitato la situazione e ha determinato la Spagna a porre in essere, dal 20 maggio, le condotte solitamente seguite in caso di crisi diplomatiche. Anzitutto, il ministro degli Esteri, José Manuel Albares Bueno, ha chiesto le scuse ufficiali di Milei annunciando che in caso non vi fossero state si sarebbe agito di conseguenza; in secondo luogo, l’ambasciatrice spagnola a Buenos Aires, María Jesús Alonso, è stata richiamata sine die a Madrid, in tal modo “affievolendo” le relazioni fra i due Paesi; in terzo luogo, l’ambasciatore di Argentina in Spagna, Roberto S. Bosch Estévez, è stato convocato dal ministro degli Esteri madrileno e gli è stata ribadita l’esigenza di una pronta soddisfazione per la lesione subìta all’onore e alla dignità della Spagna.
Il giorno successivo è intervenuto lo stesso primo ministro spagnolo, profittando del foro economico CREO, organizzato da "Cinco Días", che appartiene al gruppo editoriale di "El Pais": Sánchez, dopo aver affermato che tra Governi «gli affetti sono liberi ma il rispetto è irrinunciabile», ha avvertito che «in assenza di rettifica, il Governo prenderà misure e fornirà una risposta conforme alla dignità che è dovuta alla democrazia spagnola».
La richiesta di scuse non sembra possa avere seguito; anzi, da Buenos Aires sia il ministro dell’Interno, Guillermo Alberto Francos, sia il portavoce di Milei, Manuel Adorni, hanno sostenuto che è Madrid a dover scusarsi per aver definito Milei un odiatore, un negazionista, un autoritario e un antidemocratico e, addirittura, «un presunto consumatore di sostanze», come affermato dal ministro dei Trasporti argentino Óscar Puente Santiago.
Inoltre, in ambienti diplomatici, la reazione spagnola alle parole di Milei è stata ritenuta sproporzionata e il ministero degli Esteri ha fatto sapere che non richiamerà per consultazioni l’ambasciatore a Madrid.
Incendiaria, tuttavia, è stata la dichiarazione di Milei al ritorno in Argentina, postata sul suo account X, dove ha scritto che «il leone è tornato surfando sopra una ola di lacrime socialiste. Viva la libertà».
Benché in Argentina risiedano più di 500 mila cittadini spagnoli e Madrid sia, dopo gli Stati Uniti, il principale investitore in Argentina, con più di 15 miliardi di euro e 130 imprese spagnole presenti nel Paese, la crisi, innescata da parole in libertà, è ora molto vicina alla rottura delle relazioni diplomatiche.

Prof. Carlo Curti Gialdino
Vicepresidente Istituto Diplomatico Internazionale,
Ordinario di diritto internazionale e dell'Unione Europea
docente di diritto diplomatico e consolare nel Dipartimento di Scienze politiche della Sapienza Università di Roma


Fonte: Carlo Curti Gialdino
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