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Paralimpiadi: amb. Paramonov su partecipazione Federazione Russa

07-03-2026 15:47 - Ambasciate
GD - Roma, 7 mar. 26 - L'ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Alexey Paramonov, ha risposto alle domande del giornalista di RIA Novosti, nel testo diffuso dall'ambasciata e che sui social a riscosso consensi da parte di diversi italiani.
D.: Come valuta il fatto che gli atleti russi siano stati ammessi a partecipare ai Giochi Paralimpici?
* Amb. Parmonov: «Consideriamo questa decisione come un passo nella direzione giusta. Lo sport, in particolare il movimento paralimpico, si è sempre fondato su principi di uguaglianza, sul reciproco rispetto e non sulla discriminazione.
Alla cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici invernali, che si è tenuta nella celebre Arena di Verona, abbiamo inviato un intero gruppo di collaboratori dell’Ambasciata di Roma e del Consolato Generale di Milano. Sosterremo con entusiasmo i nostri eroi dello sport.
Va rilevato, tuttavia, che ci sono stati tentativi di sabotare questa decisione, ormai pienamente matura e giusta. È stata persino diffusa una dichiarazione del governo con la richiesta di riconsiderarla, costringendo gli atleti paralimpici russi e bielorussi a gareggiare sotto simboli neutrali, come avvenuto alle Olimpiadi.
È stato necessario, quindi, ricordare all’Italia, in quanto Paese cui è stata affidata l’organizzazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano e Cortina, l'obbligo di rispettare il decoro e i princìpi del movimento olimpico. Vedremo».
D.: Considera la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale un segnale che lo sport possa restare uno spazio di dialogo al di fuori della congiuntura politica?
* Amb. Parmonov: «Mantenere i contatti sportivi, il rispetto per gli atleti e per il loro lavoro contribuisce a preservare l’atmosfera di comprensione reciproca e di umanità di cui il mondo moderno ha particolare bisogno.
Per quanto riguarda l’Italia, merita ricordare quanti splendidi episodi di nobiltà sportiva e amicizia tra atleti russi e italiani siano rimasti nella storia delle precedenti Olimpiadi: da Cortina (1956) e Roma (1960) fino a Mosca (1980), Torino (2006) e Sochi (2014)».
D.: A suo avviso, il boicottaggio della cerimonia di apertura della Paralimpiade da parte di alcuni Paesi può portare a qualche risultato?
* Amb. Parmonov: «Talune informazioni suggeriscono che, il 6 marzo, le squadre paralimpiche di alcuni Paesi non partecipino alla cerimonia di apertura della Paralimpiade di Verona. Si tratta dell’ennesimo tentativo di contaminare una festa di solidarietà e unità con elementi politici e conflittuali del tutto estranei allo spirito dei Giochi. Purtroppo, anche in questo caso, tra i promotori figurano il regime di Zelensky e alcuni dei suoi più fedeli sostenitori tra i Paesi occidentali.
Ovunque sia possibile, i seguaci di Bandera portano caos, odio, nazismo e russofobia, costringendo le autorità dei Paesi che li ospitano a piegarsi alle loro richieste e ai loro diktat.
Grazie a Dio, questa volta le autorità italiane hanno avuto la fermezza di non cedere a questa congrega e ai loro sostenitori italiani. Dispiace profondamente, tuttavia, per gli atleti paralimpici ucraini, polacchi, tedeschi, baltici e di altri Paesi, che vengono deliberatamente resi ostaggio di un gioco meschino che non li riguarda».
D.: Alla luce della decisione del Comitato Paralimpico Internazionale, si può sperare che la politicizzazione dello sport venga ridotta e che aumenti la partecipazione degli atleti russi alle competizioni?
* Amb. Parmonov: «È improbabile che ciò avvenga nel prossimo futuro, ma, come si dice, “il processo è avviato”.
Purtroppo, l'opposizione da parte degli attuali leader dei Paesi occidentali al formarsi di un ordine mondiale più giusto, equilibrato e multipolare è sempre in crescita. Lo sport, come altre forme di attività umana, come la cultura, la scienza, la religione, non dovrebbe per definizione essere terreno di scontro.
Tuttavia anche nel mondo dello sport, che attira l’attenzione di milioni di persone, le oligarchie neoliberali occidentali, mediante i propri rappresentanti nel CIO e nelle federazioni sportive, si adoperano con particolare zelo per imporre agli altri la propria volontà, nel tentativo di preservare il loro dominio, la loro percezione di esclusività».

Fonte: Ambasciata