Oltre barriere: prospettive per dialogo efficace sull’asse Italia-Cina
15-10-2026 17:07 - Ambasciate
GD - Milano, 15 ott. 26 – Quali sono oggi i principali fattori che influenzano il dialogo tra Italia e Cina? E quali competenze servono a imprese, professionisti e istituzioni per interpretare uno dei mercati più strategici dello scenario internazionale? Da queste premesse ha preso forma l'Open Day dell'Academy della Fondazione Italia Cina, ospitato negli uffici di Baker McKenzie a Milano, che ha riunito aziende, manager, esperti e rappresentanti del mondo accademico per riflettere sugli strumenti necessari per operare efficacemente lungo l'asse Italia-Cina.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i nuovi programmi formativi dell’Academy dedicati alle imprese ed è stata proposta una lezione aperta sulle sfide che incidono oggi sulle relazioni tra Italia e Cina. Dopo i saluti istituzionali del cav. lav. Mario Boselli, presidente della Fondazione Italia Cina, il confronto è partito dalle barriere commerciali che ancora esistono tra Italia e Cina, con un focus su barriere non tariffarie e investimenti diretti, illustrate da Marco Marazzi, Head of China Desk di Baker McKenzie.
Il dibattito si è poi spostato sulle barriere di natura culturale, comunicativa e sociale, affrontate da Francesco Boggio Ferraris, Direttore Academy e Marketing della Fondazione Italia Cina; Simone Hu, Responsabile dell’Academy della Fondazione a Pechino e Chongqing; Roger Botti, Creative and Managing Director di Robilant; Roberto Razeto, Head of International Affairs and Ranking dell’Università IULM. Attraverso testimonianze dirette e casi concreti, l’incontro ha offerto una lettura multidisciplinare delle trasformazioni in corso, con l’obiettivo di favorire una comprensione più profonda e reciproca e di fornire strumenti utili per costruire un dialogo più efficace tra i due mercati.
Cosa devono sapere oggi le imprese che guardano alla Cina?
● La conoscenza è il primo vantaggio competitivo La distanza tra Italia e Cina non è solo geografica o culturale: è soprattutto interpretativa. In un contesto sempre più complesso, la capacità di comprendere il Paese diventa un vero e proprio fattore competitivo. Da qui la proposta di un approccio fondato su quattro dimensioni complementari: analizzare, per capire le trasformazioni in corso; connettersi, per costruire relazioni e presenza sul territorio; guidare, per sviluppare visione e capacità di adattamento; raccontarsi, per favorire dialogo e comprensione reciproca.
● La cultura d’impresa cinese: innovare, con radici antiche Le nuove aziende cinesi della robotica, dell'intelligenza artificiale, dell'automotive e delle tecnologie avanzate non si pongono in rottura con la tradizione culturale del Paese. Al contrario, molti dei loro modelli manageriali attingono a principi di pensiero profondamente radicati nella cultura cinese: la ricerca dell'armonia di matrice confuciana, il pragmatismo adattivo di ispirazione taoista e un approccio olistico derivante dalla natura stessa della lingua cinese. A questi elementi si affiancano tre principi che caratterizzano l'approccio contemporaneo alla cultura d’impresa: la pianificazione sistemica, che considera simultaneamente le diverse componenti di un sistema e le loro interdipendenze; lo sviluppo simultaneo delle filiere industriali, che privilegia l'avanzamento coordinato di settori interconnessi; e un forte orientamento al lungo e lunghissimo termine, sostenuto dalle priorità del XV Piano Quinquennale (2026-2030).
● Superare la logica della partnership tradizionale Per operare in Cina oggi, non basta più costruire relazioni commerciali o individuare un partner locale. È necessario adottare una visione più ampia, vicina al concetto cinese di 系 统谋划 (xìtǒng móuhuà), ovvero di pianificazione sistemica: un approccio che considera simultaneamente le diverse componenti di un sistema e le loro interconnessioni. Per le imprese italiane ciò significa imparare a leggere insieme politiche industriali, priorità tecnologiche, trasformazione dei cluster produttivi, evoluzione della domanda e programmi pubblici di innovazione. In altre parole, occorre incrociare le priorità del XV Piano Quinquennale (2026-2030) con i piani settoriali e provinciali, la geografia degli investimenti e le strategie di sviluppo tecnologico per individuare opportunità di collaborazione che integrino ricerca, competenze, applicazioni industriali e sviluppo commerciale.
● Italia e Cina: due sistemi più complementari di quanto si pensi Come evidenziato durante l'intervento di Roger Botti, Creative and Managing Director di Robilant, Italia e Cina, pur operando su scale profondamente diverse, condividono numerosi tratti strutturali: una forte tradizione manifatturiera, il ruolo centrale delle imprese familiari, il valore attribuito al patrimonio artistico, culturale e territoriale, l'importanza delle filiere produttive. L'Italia, seconda manifattura d'Europa e secondo produttore mondiale di macchine, e la Cina, che da sola genera circa il 28% della produzione manifatturiera globale, rappresentano due economie con caratteristiche differenti ma fortemente complementari, nelle quali esistono ampi spazi di collaborazione e di reciproco rafforzamento.
● Ricerca e formazione, un ponte che si rafforza Come sottolineato da Roberto Razeto, Head of International Affairs and Ranking dell'Università IULM, la collaborazione tra università, centri di ricerca e istituzioni continua a rappresentare uno degli aspetti più dinamici delle relazioni tra l’Italia e la Cina. Recenti rilevazioni mostrano una crescita costante degli accordi di cooperazione accademica tra i due Paesi, confermando il ruolo della formazione, della ricerca e della comunicazione interculturale come strumenti concreti per favorire la conoscenza reciproca, superare le barriere culturali e costruire un dialogo sempre più solido tra i due Paesi. In questo quadro si inserisce il percorso dell’Università IULM che, attraverso la collaborazione con la Fondazione Italia Cina e la recente missione istituzionale in Cina, punta a consolidare le relazioni con gli atenei partner e a sviluppare nuove opportunità di scambio e cooperazione.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i nuovi programmi formativi dell’Academy dedicati alle imprese ed è stata proposta una lezione aperta sulle sfide che incidono oggi sulle relazioni tra Italia e Cina. Dopo i saluti istituzionali del cav. lav. Mario Boselli, presidente della Fondazione Italia Cina, il confronto è partito dalle barriere commerciali che ancora esistono tra Italia e Cina, con un focus su barriere non tariffarie e investimenti diretti, illustrate da Marco Marazzi, Head of China Desk di Baker McKenzie.
Il dibattito si è poi spostato sulle barriere di natura culturale, comunicativa e sociale, affrontate da Francesco Boggio Ferraris, Direttore Academy e Marketing della Fondazione Italia Cina; Simone Hu, Responsabile dell’Academy della Fondazione a Pechino e Chongqing; Roger Botti, Creative and Managing Director di Robilant; Roberto Razeto, Head of International Affairs and Ranking dell’Università IULM. Attraverso testimonianze dirette e casi concreti, l’incontro ha offerto una lettura multidisciplinare delle trasformazioni in corso, con l’obiettivo di favorire una comprensione più profonda e reciproca e di fornire strumenti utili per costruire un dialogo più efficace tra i due mercati.
Cosa devono sapere oggi le imprese che guardano alla Cina?
● La conoscenza è il primo vantaggio competitivo La distanza tra Italia e Cina non è solo geografica o culturale: è soprattutto interpretativa. In un contesto sempre più complesso, la capacità di comprendere il Paese diventa un vero e proprio fattore competitivo. Da qui la proposta di un approccio fondato su quattro dimensioni complementari: analizzare, per capire le trasformazioni in corso; connettersi, per costruire relazioni e presenza sul territorio; guidare, per sviluppare visione e capacità di adattamento; raccontarsi, per favorire dialogo e comprensione reciproca.
● La cultura d’impresa cinese: innovare, con radici antiche Le nuove aziende cinesi della robotica, dell'intelligenza artificiale, dell'automotive e delle tecnologie avanzate non si pongono in rottura con la tradizione culturale del Paese. Al contrario, molti dei loro modelli manageriali attingono a principi di pensiero profondamente radicati nella cultura cinese: la ricerca dell'armonia di matrice confuciana, il pragmatismo adattivo di ispirazione taoista e un approccio olistico derivante dalla natura stessa della lingua cinese. A questi elementi si affiancano tre principi che caratterizzano l'approccio contemporaneo alla cultura d’impresa: la pianificazione sistemica, che considera simultaneamente le diverse componenti di un sistema e le loro interdipendenze; lo sviluppo simultaneo delle filiere industriali, che privilegia l'avanzamento coordinato di settori interconnessi; e un forte orientamento al lungo e lunghissimo termine, sostenuto dalle priorità del XV Piano Quinquennale (2026-2030).
● Superare la logica della partnership tradizionale Per operare in Cina oggi, non basta più costruire relazioni commerciali o individuare un partner locale. È necessario adottare una visione più ampia, vicina al concetto cinese di 系 统谋划 (xìtǒng móuhuà), ovvero di pianificazione sistemica: un approccio che considera simultaneamente le diverse componenti di un sistema e le loro interconnessioni. Per le imprese italiane ciò significa imparare a leggere insieme politiche industriali, priorità tecnologiche, trasformazione dei cluster produttivi, evoluzione della domanda e programmi pubblici di innovazione. In altre parole, occorre incrociare le priorità del XV Piano Quinquennale (2026-2030) con i piani settoriali e provinciali, la geografia degli investimenti e le strategie di sviluppo tecnologico per individuare opportunità di collaborazione che integrino ricerca, competenze, applicazioni industriali e sviluppo commerciale.
● Italia e Cina: due sistemi più complementari di quanto si pensi Come evidenziato durante l'intervento di Roger Botti, Creative and Managing Director di Robilant, Italia e Cina, pur operando su scale profondamente diverse, condividono numerosi tratti strutturali: una forte tradizione manifatturiera, il ruolo centrale delle imprese familiari, il valore attribuito al patrimonio artistico, culturale e territoriale, l'importanza delle filiere produttive. L'Italia, seconda manifattura d'Europa e secondo produttore mondiale di macchine, e la Cina, che da sola genera circa il 28% della produzione manifatturiera globale, rappresentano due economie con caratteristiche differenti ma fortemente complementari, nelle quali esistono ampi spazi di collaborazione e di reciproco rafforzamento.
● Ricerca e formazione, un ponte che si rafforza Come sottolineato da Roberto Razeto, Head of International Affairs and Ranking dell'Università IULM, la collaborazione tra università, centri di ricerca e istituzioni continua a rappresentare uno degli aspetti più dinamici delle relazioni tra l’Italia e la Cina. Recenti rilevazioni mostrano una crescita costante degli accordi di cooperazione accademica tra i due Paesi, confermando il ruolo della formazione, della ricerca e della comunicazione interculturale come strumenti concreti per favorire la conoscenza reciproca, superare le barriere culturali e costruire un dialogo sempre più solido tra i due Paesi. In questo quadro si inserisce il percorso dell’Università IULM che, attraverso la collaborazione con la Fondazione Italia Cina e la recente missione istituzionale in Cina, punta a consolidare le relazioni con gli atenei partner e a sviluppare nuove opportunità di scambio e cooperazione.
Fonte: Fondazione Italia Cina














