Mosca fra guerra e diplomazia, il Medio Oriente cambia gli equilibri
18-03-2026 12:40 - Opinioni
GD – Mosca, 18 mar. 26 – Il conflitto in Iran, esploso il 28 febbraio con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele, sta ridisegnando le priorità strategiche globali, e Mosca appare tra i principali beneficiari di questo nuovo scenario. I negoziati trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, già svoltisi in tre round tra Abu Dhabi e Ginevra nei primi mesi del 2026, sono stati rinviati a tempo indeterminato. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato che i negoziatori americani hanno attualmente altre priorità e che non sono state prese decisioni su luogo e data del prossimo incontro.
Da parte sua il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha confermato lo stallo diplomatico affermando che Kiev è pronta a riprendere i colloqui, ma attende risposte concrete da Washington e Mosca sulla sede del prossimo round. Gli Stati Uniti avrebbero proposto di ospitare il round successivo sul proprio territorio, proposta respinta dalla delegazione russa.
In questo quadro, Vladimir Putin e Donald Trump hanno concordato una telefonata per il 18 marzo nella quale, secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca, si discute di territori, infrastrutture energetiche e ripartizione di asset. Putin, il 13 marzo, aveva già respinto la proposta ucraino-americana di un cessate il fuoco di trenta giorni, insistendo sul fatto che qualsiasi sospensione delle ostilità debba condurre a una pace duratura e affrontare le cause profonde del conflitto. Sul piano militare, l'intensificazione russa non accenna a diminuire.
Il 14 marzo un massiccio attacco combinato di missili e droni ha colpito la regione di Kiev, causando almeno quattro morti e quindici feriti, con danni a edifici residenziali, istituti scolastici e infrastrutture critiche. Il presidente Zelenskyj ha denunciato che nella sola ultima settimana Mosca ha lanciato 1.770 droni d'attacco, oltre 1.530 bombe aeree guidate e 86 missili, di cui più di venti balistici,
puntando in modo sistematico sulle infrastrutture energetiche. L'Ucraina ha risposto con una delle più grandi ondate di droni su Mosca dall'inizio del conflitto: le autorità della capitale russa hanno riferito di oltre 250 velivoli senza pilota abbattuti dalle difese aeree nel fine settimana del 15-17 marzo, con conseguenti interruzioni del traffico aereo negli scali moscoviti.
Sul fronte europeo, il Consiglio dell'Unione Europea ha rinnovato le sanzioni contro circa 2.600 individui e entità legati alla guerra, superando il blocco posto in precedenza da Ungheria e Slovacchia. La decisione è arrivata dopo che il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha criticato Washington per l'alleggerimento delle restrizioni sul petrolio russo, sostenendo che tale mossa rafforza le risorse economiche di Mosca per proseguire il conflitto. Il 12 marzo l'amministrazione Trump ha concesso una deroga di trenta giorni sulle sanzioni relative al greggio russo in transito, mentre il prezzo del petrolio superava i cento dollari al barile a causa della crisi in Medio Oriente.
Il premier belga Bart De Wever ha invocato un mandato europeo per negoziare direttamente con la Russia, riconoscendo l'incapacità del blocco di esercitare una pressione economica efficace senza il sostegno americano.
L'intreccio tra crisi mediorientale e conflitto ucraino emerge anche nelle parole del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che il 16 marzo ha accusato Stati Uniti e Israele di aver sottovalutato gravemente l'Iran. Un'ironia non sfuggita agli osservatori, considerando le analoghe miscalculations russe in Ucraina nel febbraio 2022. Al Senato americano, il senatore indipendente Angus King ha sintetizzato la dinamica in corso: il chiaro vincitore di questa fase è Vladimir Putin. Un'analisi condivisa da diversi funzionari militari, che hanno riconosciuto come risorse difensive, inclusi sistemi antimissile, siano state ridirezionate verso il Medio Oriente, riducendo il supporto disponibile per Kiev.
Il quadro complessivo restituisce l'immagine di una Russia che, pur senza ottenere vittorie decisive sul terreno, riesce a sfruttare la frammentazione dell'attenzione occidentale. Se i negoziati non riprenderanno in tempi brevi e con una cornice multilaterale credibile, il rischio è che Mosca consolidi i vantaggi di questa finestra, sul piano militare, energetico ed economico.
La telefonata Putin-Trump del 18 marzo rappresenta un primo banco di prova: dalle sue risultanze si potrà misurare se esista ancora uno spazio negoziale reale o se la guerra in Ucraina sia destinata a restare ostaggio delle crisi che si moltiplicano attorno ad essa.
Giampaolo Eleuteri
Analista di geopolitica, area MENA, Est Europa e ex spazio sovietico
Fonte: Giampaolo Eleuteri
Da parte sua il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha confermato lo stallo diplomatico affermando che Kiev è pronta a riprendere i colloqui, ma attende risposte concrete da Washington e Mosca sulla sede del prossimo round. Gli Stati Uniti avrebbero proposto di ospitare il round successivo sul proprio territorio, proposta respinta dalla delegazione russa.
In questo quadro, Vladimir Putin e Donald Trump hanno concordato una telefonata per il 18 marzo nella quale, secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca, si discute di territori, infrastrutture energetiche e ripartizione di asset. Putin, il 13 marzo, aveva già respinto la proposta ucraino-americana di un cessate il fuoco di trenta giorni, insistendo sul fatto che qualsiasi sospensione delle ostilità debba condurre a una pace duratura e affrontare le cause profonde del conflitto. Sul piano militare, l'intensificazione russa non accenna a diminuire.
Il 14 marzo un massiccio attacco combinato di missili e droni ha colpito la regione di Kiev, causando almeno quattro morti e quindici feriti, con danni a edifici residenziali, istituti scolastici e infrastrutture critiche. Il presidente Zelenskyj ha denunciato che nella sola ultima settimana Mosca ha lanciato 1.770 droni d'attacco, oltre 1.530 bombe aeree guidate e 86 missili, di cui più di venti balistici,
puntando in modo sistematico sulle infrastrutture energetiche. L'Ucraina ha risposto con una delle più grandi ondate di droni su Mosca dall'inizio del conflitto: le autorità della capitale russa hanno riferito di oltre 250 velivoli senza pilota abbattuti dalle difese aeree nel fine settimana del 15-17 marzo, con conseguenti interruzioni del traffico aereo negli scali moscoviti.
Sul fronte europeo, il Consiglio dell'Unione Europea ha rinnovato le sanzioni contro circa 2.600 individui e entità legati alla guerra, superando il blocco posto in precedenza da Ungheria e Slovacchia. La decisione è arrivata dopo che il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha criticato Washington per l'alleggerimento delle restrizioni sul petrolio russo, sostenendo che tale mossa rafforza le risorse economiche di Mosca per proseguire il conflitto. Il 12 marzo l'amministrazione Trump ha concesso una deroga di trenta giorni sulle sanzioni relative al greggio russo in transito, mentre il prezzo del petrolio superava i cento dollari al barile a causa della crisi in Medio Oriente.
Il premier belga Bart De Wever ha invocato un mandato europeo per negoziare direttamente con la Russia, riconoscendo l'incapacità del blocco di esercitare una pressione economica efficace senza il sostegno americano.
L'intreccio tra crisi mediorientale e conflitto ucraino emerge anche nelle parole del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che il 16 marzo ha accusato Stati Uniti e Israele di aver sottovalutato gravemente l'Iran. Un'ironia non sfuggita agli osservatori, considerando le analoghe miscalculations russe in Ucraina nel febbraio 2022. Al Senato americano, il senatore indipendente Angus King ha sintetizzato la dinamica in corso: il chiaro vincitore di questa fase è Vladimir Putin. Un'analisi condivisa da diversi funzionari militari, che hanno riconosciuto come risorse difensive, inclusi sistemi antimissile, siano state ridirezionate verso il Medio Oriente, riducendo il supporto disponibile per Kiev.
Il quadro complessivo restituisce l'immagine di una Russia che, pur senza ottenere vittorie decisive sul terreno, riesce a sfruttare la frammentazione dell'attenzione occidentale. Se i negoziati non riprenderanno in tempi brevi e con una cornice multilaterale credibile, il rischio è che Mosca consolidi i vantaggi di questa finestra, sul piano militare, energetico ed economico.
La telefonata Putin-Trump del 18 marzo rappresenta un primo banco di prova: dalle sue risultanze si potrà misurare se esista ancora uno spazio negoziale reale o se la guerra in Ucraina sia destinata a restare ostaggio delle crisi che si moltiplicano attorno ad essa.
Giampaolo Eleuteri
Analista di geopolitica, area MENA, Est Europa e ex spazio sovietico
Fonte: Giampaolo Eleuteri














