Malta: ambasciata, mostra "Ray Pitrè Mediterranean Souls – Anime mediterranee"
29-07-2026 16:00 - Ambasciate
GD - Roma, 29 lug. 26 - L'ambasciata di Malta in Italia, con il sostegno del Culture Diplomacy Fund del Ministero degli Affari Esteri e Europei della Repubblica di Malta e di Arts Council Malta, ha realizzato e organizzato il progetto di mostra "Ray Pitré. Mediterranean Souls - Anime Mediterranee", allestito nella Casa Museo Hendrick Christian Andersen a Roma. La rassegna è a cura di Sandro Debono e con la collaborazione di Veronica Brancati. La mostra è stata appena inaugurata dall'amb. Daniel Azzopardi nel corso di un affollato evento nel museo. La mostra sarà visitabile fino al 22 settembre nella Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte, Commissario della mostra, e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma guidata da Luca Mercuri.
La prima mostra internazionale postuma dedicata a Ray Pitrè (1940–2024) propone una rilettura del contributo dell’artista maltese alla storia dell’arte del Novecento. L’esposizione si concentra su una selezione di ritratti e fisionomie che tracciano il percorso creativo dell’artista, dagli anni settanta agli anni novanta. La scelta curata di opere inedite proviene dalla collezione di famiglia.
La mostra presenta opere su carta, dipinti su supporto ligneo e tela oltre ad un diario personale dell’artista al quale corrispondono una scelta di acquerelle e tecnica mista su fogli tagliati dal diario. L’assieme racconta un lato poco conosciuto dell’artista maltese, esponente dell’arte povera sull’isola ma spesso riconosciuto come ritrattista d’eccezione grazie al suo repertorio essenzialmente classico. Le opere in mostra raccontano il lato più personale e profondo dell’artista.
Come ha sottolineato l'amb. Azzopardi nel suo intervento di presentazione, "Pitreé è artista, scultore e scrittore tra i più importanti ritrattisti di Malta. Si riconosce nell’uomo meridionale Europea. La sua sensibilità mediterranea, plasmata da una stratificazione culturale, di memoria e di complessità si narra attraverso la sua pennellatura fitta ed intensa, colori densi ed impastati che modellano fisionomie che mettono in dialogo permanenza e fragilità, costruzione ed erosione, presenza materiale e dimensione interiore. Attraverso superfici sovrapposte, segni essenziali e processi di progressiva decostruzione dell’immagine, l’artista affronta temi universali quali il trauma, la memoria, la mortalità e la condizione umana".
I ritratti anonimi degli anni Sessanta rappresentano le prime riflessioni di Pitrè sulla figura umana. Nel corso del tempo queste immagini si trasformano progressivamente in presenze frammentate e stratificate, come se l’artista pelasse strato dopo strato per arrivare all’essenziale, fino a diventare uno scavo psicologico. La fisionomia non è più semplice rappresentazione, ma diventa una superficie attraverso cui l’artista cerca di raggiungere ciò che egli stesso definiva i propri “demoni interiori”. In questa ricerca incessante emerge una visione dell’identità profondamente mediterranea. Diventano anime, frutto di un’accumulazione incessante di tensioni e trasformazioni.
La mostra porta alla riscoperta di un aspetto poco noto dell’opera di Ray Pitrè, lontano dalla produzione ufficiale dei ritratti su commissione che gli valse notorietà nazionale. Riunendo lavori in gran parte inediti, documenti personali e materiali di studio, il progetto restituisce la complessità di una figura centrale della cultura maltese contemporanea e invita a riflettere sul rapporto tra memoria individuale, identità mediterranea ed esperienza universale dell’essere umano.
Ray Pitrè (1940–2024) è stato uno dei più importanti artisti maltesi del secondo Novecento. Attivo nei campi della pittura, del disegno, della scultura e della scrittura, ha sviluppato una ricerca incentrata sulla condizione umana, la memoria e il trauma, attraverso linguaggi che spaziano dal ritratto all’assemblaggio sperimentale. Tra i primi interpreti dell’Arte Povera a Malta, ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia nel 1999 e ha esposto in vari sedi internazionali. Accanto alla sua celebre attività di ritrattista ufficiale, ha realizzato un corpus di opere profondamente personali che ne testimoniano la costante riflessione sull’identità, sul paesaggio mediterraneo e sull’esperienza umana.
La prima mostra internazionale postuma dedicata a Ray Pitrè (1940–2024) propone una rilettura del contributo dell’artista maltese alla storia dell’arte del Novecento. L’esposizione si concentra su una selezione di ritratti e fisionomie che tracciano il percorso creativo dell’artista, dagli anni settanta agli anni novanta. La scelta curata di opere inedite proviene dalla collezione di famiglia.
La mostra presenta opere su carta, dipinti su supporto ligneo e tela oltre ad un diario personale dell’artista al quale corrispondono una scelta di acquerelle e tecnica mista su fogli tagliati dal diario. L’assieme racconta un lato poco conosciuto dell’artista maltese, esponente dell’arte povera sull’isola ma spesso riconosciuto come ritrattista d’eccezione grazie al suo repertorio essenzialmente classico. Le opere in mostra raccontano il lato più personale e profondo dell’artista.
Come ha sottolineato l'amb. Azzopardi nel suo intervento di presentazione, "Pitreé è artista, scultore e scrittore tra i più importanti ritrattisti di Malta. Si riconosce nell’uomo meridionale Europea. La sua sensibilità mediterranea, plasmata da una stratificazione culturale, di memoria e di complessità si narra attraverso la sua pennellatura fitta ed intensa, colori densi ed impastati che modellano fisionomie che mettono in dialogo permanenza e fragilità, costruzione ed erosione, presenza materiale e dimensione interiore. Attraverso superfici sovrapposte, segni essenziali e processi di progressiva decostruzione dell’immagine, l’artista affronta temi universali quali il trauma, la memoria, la mortalità e la condizione umana".
I ritratti anonimi degli anni Sessanta rappresentano le prime riflessioni di Pitrè sulla figura umana. Nel corso del tempo queste immagini si trasformano progressivamente in presenze frammentate e stratificate, come se l’artista pelasse strato dopo strato per arrivare all’essenziale, fino a diventare uno scavo psicologico. La fisionomia non è più semplice rappresentazione, ma diventa una superficie attraverso cui l’artista cerca di raggiungere ciò che egli stesso definiva i propri “demoni interiori”. In questa ricerca incessante emerge una visione dell’identità profondamente mediterranea. Diventano anime, frutto di un’accumulazione incessante di tensioni e trasformazioni.
La mostra porta alla riscoperta di un aspetto poco noto dell’opera di Ray Pitrè, lontano dalla produzione ufficiale dei ritratti su commissione che gli valse notorietà nazionale. Riunendo lavori in gran parte inediti, documenti personali e materiali di studio, il progetto restituisce la complessità di una figura centrale della cultura maltese contemporanea e invita a riflettere sul rapporto tra memoria individuale, identità mediterranea ed esperienza universale dell’essere umano.
Ray Pitrè (1940–2024) è stato uno dei più importanti artisti maltesi del secondo Novecento. Attivo nei campi della pittura, del disegno, della scultura e della scrittura, ha sviluppato una ricerca incentrata sulla condizione umana, la memoria e il trauma, attraverso linguaggi che spaziano dal ritratto all’assemblaggio sperimentale. Tra i primi interpreti dell’Arte Povera a Malta, ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia nel 1999 e ha esposto in vari sedi internazionali. Accanto alla sua celebre attività di ritrattista ufficiale, ha realizzato un corpus di opere profondamente personali che ne testimoniano la costante riflessione sull’identità, sul paesaggio mediterraneo e sull’esperienza umana.
Fonte: Redazione














