Lo Xizang (Tibet) reale: storia e presente
27-08-2026 14:35 - Opinioni
GD – Milano, 27 ago. 26 - In Italia, molte persone hanno conosciuto lo Xizang (Tibet), il cosiddetto “Tetto del mondo”, attraverso libri, documentari, fotografie e racconti di viaggio. Negli ultimi anni, anche grazie alle politiche cinesi di esenzione dal visto, è cresciuto il numero di visitatori italiani e di altri Paesi che scelgono di recarsi in Tibet, alimentando ulteriormente l’interesse internazionale per questa regione.
Non mancano tuttavia, di tanto in tanto, ricostruzioni inesatte e narrazioni fuorvianti sulla cosiddetta “questione dello Xizang”, che rischiano di condizionare la percezione di chi non ne conosce a fondo la storia e la realtà attuale. Vorrei quindi cogliere questa occasione per affrontare alcuni dei temi più frequentemente associati allo Xizang e offrire agli amici italiani qualche elemento in più per conoscere lo Xizang reale.
1. Le origini storiche della cosiddetta “questione dello Xizang” - Lo Xizang è parte integrante del territorio cinese sin dall’antichità. La cosiddetta “questione dello Xizang” non riguarda, nella sua essenza, questioni etniche, religiose o di diritti umani, ma il confronto tra la salvaguardia dell’unità nazionale e i tentativi separatisti.
Nel 1247 le autorità locali tibetane riconobbero formalmente l’autorità della dinastia centrale cinese e lo Xizang entrò a far parte dell’ordinamento territoriale della Cina. Nei successivi sette secoli, i governanti locali tibetani riconobbero lo Xizang come regione sottoposta all’autorità del governo centrale.
Anche le due principali figure della scuola Gelug del buddhismo tibetano, il Dalai Lama e il Panchen Lama, ricevettero i rispettivi titoli ufficiali dal governo della dinastia Qing, rispettivamente nel 1653 e nel 1713. Fu inoltre il governo centrale a riconoscerne e definirne lo status religioso e politico.
La cosiddetta “questione dello Xizang” ha le sue origini nell’aggressione delle potenze occidentali contro la Cina in epoca moderna e nei loro tentativi di dividere il Paese. Tuttavia, tali tentativi non hanno mai avuto successo.
Nel 1949 fu fondata la Repubblica Popolare Cinese e, nel 1951, il Tibet fu liberato pacificamente. In seguito alla riforma democratica, che portò all’abolizione del sistema della servitù della gleba, nel 1965 fu istituita la Regione Autonoma dello Xizang, a maggioranza tibetana e dotata di un ampio grado di autonomia.
Con l’ingresso nel nuovo secolo, alcune forze hanno continuato a utilizzare la cosiddetta “questione tibetana” come strumento per esercitare pressioni sulla Cina e contenerne lo sviluppo. La comunità internazionale, tuttavia, riconosce ampiamente lo Xizang come parte integrante della Cina e nessuno Stato sovrano al mondo lo riconosce come Paese indipendente.
2. Comprendere la vera natura del XIV Dalai Lama - Il XIV Dalai Lama non è semplicemente una figura religiosa: è un esponente politico in esilio che, sotto una veste religiosa, ha portato avanti per decenni attività separatiste contro il Paese.
Uno sguardo alla storia permette di comprendere meglio questa realtà. Nel vecchio Xizang governato dal Dalai Lama vigeva un sistema teocratico di servitù feudale dominato dall’alto clero e dall’aristocrazia. Circa il 95% della popolazione tibetana era costituito da servi privi di libertà personale, che potevano essere comprati, venduti o trasferiti e che erano spesso sottoposti a severe punizioni private. Si trattava di un sistema caratterizzato da condizioni estremamente dure, per molti aspetti persino più oppressive di quelle della servitù medievale europea.
Il Dalai Lama non ha mai osato parlare del suo brutale dominio sul vecchio Xizang, né ha mai mostrato alcun segno di pentimento. Al contrario, si è autoproclamato “portavoce” della libertà dello Xizang e “difensore” dei diritti umani e dei valori umanitari, cercando così di trarre in inganno la comunità internazionale.
La liberazione pacifica dello Xizang nel 1951 ricevette all’epoca il sostegno dello stesso Dalai Lama e di ampi settori della popolazione tibetana. Nel 1954 egli ricoprì persino la carica di Vicepresidente del Comitato permanente della prima Assemblea Popolare Nazionale.
Nel 1959, tuttavia, il Dalai Lama venne meno agli impegni assunti nei confronti dello Stato e del popolo cinese e, con l’appoggio di forze straniere, partecipò a una ribellione armata a Lhasa finalizzata alla separazione dello Xizang dalla Cina. Con il sostegno di ampi settori della popolazione tibetana, compresi esponenti religiosi e laici, la ribellione fu rapidamente repressa.
In seguito al suo fallimento, il Dalai Lama fuggì all’estero e da allora ha intrapreso una lunga contrapposizione con il governo centrale, promuovendo numerose iniziative separatiste.
Al di là dell’immagine costruita intorno alla sua figura, è quindi necessario riconoscere la natura politica del suo operato e il ruolo che egli ha svolto nel movimento separatista tibetano.
Se gli amici italiani desiderano davvero conoscere lo Xizang e promuovere scambi culturali con la regione, mi auguro che rivolgano innanzitutto la loro attenzione agli oltre 3,7 milioni di abitanti della Regione Autonoma, anziché a quel ristretto gruppo di persone legate al Dalai Lama che svolgono attività separatiste.
3. Un nuovo capitolo nello sviluppo dello Xizang - In oltre sessant’anni di sviluppo, lo Xizang ha conosciuto trasformazioni profonde sul piano economico, sociale e culturale.
Nel 2025 il PIL regionale ha superato i 300 miliardi di yuan, raggiungendo un livello circa 170 volte superiore a quello del 1965. Nello stesso periodo, la rete stradale è passata da circa 14.000 a 125.000 chilometri. Oggi tutti i comuni e i villaggi amministrativi sono collegati alla rete viaria, mentre sono operative 183 rotte aeree nazionali e internazionali.
Altrettanto significativa è stata l’evoluzione della sanità. Da una situazione caratterizzata da una grave carenza di strutture mediche, lo Xizang è passato alla costruzione di una rete di servizi sanitari che copre sia le aree urbane sia quelle rurali.
Nell’arco di settant’anni, l’aspettativa media di vita è salita da 35,5 a 72,5 anni.
Particolare attenzione viene riservata anche alla tutela e all’uso della lingua tibetana. Nel marzo di quest’anno è stato presentato DeepZang, il primo modello linguistico di grandi dimensioni al mondo sviluppato per la lingua tibetana, che permette a questa lingua di trovare nuovi spazi di utilizzo anche nell’era dell’intelligenza artificiale.
Lo Stato tutela inoltre la libertà di credo dei fedeli del buddhismo tibetano, così come le festività tradizionali e le consuetudini culturali delle comunità locali. Nel corso degli anni sono stati investiti complessivamente 1,45 miliardi di yuan nel restauro e nella conservazione di importanti siti storici e religiosi, tra cui il Palazzo del Potala, il Norbulingka e il Monastero di Sakya.
4. Oltre il “mito di Shangri-La”: conoscere lo Xizang con uno sguardo obiettivo - Più di ottant’anni fa lo scrittore britannico James Hilton, che non aveva mai visitato lo Xizang, introdusse nell’immaginario occidentale il termine “Shangri-La”. Da allora, per molti occidentali lo Xizang è diventato sinonimo di mistero, spiritualità e romanticismo.
Le società occidentali, dopo aver conosciuto l’industrializzazione e i problemi ambientali che ne sono derivati, hanno spesso proiettato sul Tibet, nascosto tra le montagne dell’Himalaya, l’immagine di un paradiso incontaminato e fuori dal tempo: un luogo popolato quasi esclusivamente da monaci in meditazione e dominato dalla figura del Dalai Lama. Questa idealizzazione ha alimentato una particolare fascinazione per lo Xizang, al punto da considerare il suo sviluppo e la sua modernizzazione una minaccia alla cultura tradizionale o al buddhismo tibetano.
N. Ram, già presidente del gruppo editoriale di “The Hindu”, ha osservato in un’intervista che il Dalai Lama tende a parlare dell’isolamento e della presunta felicità del vecchio Xizang, evitando invece di ricordarne l’arretratezza e la povertà estrema, che in alcuni casi costringevano le persone a condividere gli spazi abitativi con il bestiame. Secondo Ram, il “mito di Shangri-La” coltivato in Occidente è così diventato uno strumento utilizzato dal Dalai Lama a sostegno del separatismo.
Lo Xizang reale non è mai stato, e non può essere, un’utopia immobile nel tempo. Come ogni altra parte del mondo, ha diritto allo sviluppo, al progresso e alla modernizzazione.
Mi auguro sinceramente che gli amici italiani possano avvicinarsi allo Xizang rispettando i fatti storici, il diritto della sua popolazione allo sviluppo e la sovranità e l’integrità territoriale della Cina. Solo superando stereotipi e rappresentazioni romantiche o ideologizzate sarà possibile conoscere lo Xizang nella sua realtà complessa, dinamica e multidimensionale.
Zhang Chenggang
Console Generale cinese a Milano
Non mancano tuttavia, di tanto in tanto, ricostruzioni inesatte e narrazioni fuorvianti sulla cosiddetta “questione dello Xizang”, che rischiano di condizionare la percezione di chi non ne conosce a fondo la storia e la realtà attuale. Vorrei quindi cogliere questa occasione per affrontare alcuni dei temi più frequentemente associati allo Xizang e offrire agli amici italiani qualche elemento in più per conoscere lo Xizang reale.
1. Le origini storiche della cosiddetta “questione dello Xizang” - Lo Xizang è parte integrante del territorio cinese sin dall’antichità. La cosiddetta “questione dello Xizang” non riguarda, nella sua essenza, questioni etniche, religiose o di diritti umani, ma il confronto tra la salvaguardia dell’unità nazionale e i tentativi separatisti.
Nel 1247 le autorità locali tibetane riconobbero formalmente l’autorità della dinastia centrale cinese e lo Xizang entrò a far parte dell’ordinamento territoriale della Cina. Nei successivi sette secoli, i governanti locali tibetani riconobbero lo Xizang come regione sottoposta all’autorità del governo centrale.
Anche le due principali figure della scuola Gelug del buddhismo tibetano, il Dalai Lama e il Panchen Lama, ricevettero i rispettivi titoli ufficiali dal governo della dinastia Qing, rispettivamente nel 1653 e nel 1713. Fu inoltre il governo centrale a riconoscerne e definirne lo status religioso e politico.
La cosiddetta “questione dello Xizang” ha le sue origini nell’aggressione delle potenze occidentali contro la Cina in epoca moderna e nei loro tentativi di dividere il Paese. Tuttavia, tali tentativi non hanno mai avuto successo.
Nel 1949 fu fondata la Repubblica Popolare Cinese e, nel 1951, il Tibet fu liberato pacificamente. In seguito alla riforma democratica, che portò all’abolizione del sistema della servitù della gleba, nel 1965 fu istituita la Regione Autonoma dello Xizang, a maggioranza tibetana e dotata di un ampio grado di autonomia.
Con l’ingresso nel nuovo secolo, alcune forze hanno continuato a utilizzare la cosiddetta “questione tibetana” come strumento per esercitare pressioni sulla Cina e contenerne lo sviluppo. La comunità internazionale, tuttavia, riconosce ampiamente lo Xizang come parte integrante della Cina e nessuno Stato sovrano al mondo lo riconosce come Paese indipendente.
2. Comprendere la vera natura del XIV Dalai Lama - Il XIV Dalai Lama non è semplicemente una figura religiosa: è un esponente politico in esilio che, sotto una veste religiosa, ha portato avanti per decenni attività separatiste contro il Paese.
Uno sguardo alla storia permette di comprendere meglio questa realtà. Nel vecchio Xizang governato dal Dalai Lama vigeva un sistema teocratico di servitù feudale dominato dall’alto clero e dall’aristocrazia. Circa il 95% della popolazione tibetana era costituito da servi privi di libertà personale, che potevano essere comprati, venduti o trasferiti e che erano spesso sottoposti a severe punizioni private. Si trattava di un sistema caratterizzato da condizioni estremamente dure, per molti aspetti persino più oppressive di quelle della servitù medievale europea.
Il Dalai Lama non ha mai osato parlare del suo brutale dominio sul vecchio Xizang, né ha mai mostrato alcun segno di pentimento. Al contrario, si è autoproclamato “portavoce” della libertà dello Xizang e “difensore” dei diritti umani e dei valori umanitari, cercando così di trarre in inganno la comunità internazionale.
La liberazione pacifica dello Xizang nel 1951 ricevette all’epoca il sostegno dello stesso Dalai Lama e di ampi settori della popolazione tibetana. Nel 1954 egli ricoprì persino la carica di Vicepresidente del Comitato permanente della prima Assemblea Popolare Nazionale.
Nel 1959, tuttavia, il Dalai Lama venne meno agli impegni assunti nei confronti dello Stato e del popolo cinese e, con l’appoggio di forze straniere, partecipò a una ribellione armata a Lhasa finalizzata alla separazione dello Xizang dalla Cina. Con il sostegno di ampi settori della popolazione tibetana, compresi esponenti religiosi e laici, la ribellione fu rapidamente repressa.
In seguito al suo fallimento, il Dalai Lama fuggì all’estero e da allora ha intrapreso una lunga contrapposizione con il governo centrale, promuovendo numerose iniziative separatiste.
Al di là dell’immagine costruita intorno alla sua figura, è quindi necessario riconoscere la natura politica del suo operato e il ruolo che egli ha svolto nel movimento separatista tibetano.
Se gli amici italiani desiderano davvero conoscere lo Xizang e promuovere scambi culturali con la regione, mi auguro che rivolgano innanzitutto la loro attenzione agli oltre 3,7 milioni di abitanti della Regione Autonoma, anziché a quel ristretto gruppo di persone legate al Dalai Lama che svolgono attività separatiste.
3. Un nuovo capitolo nello sviluppo dello Xizang - In oltre sessant’anni di sviluppo, lo Xizang ha conosciuto trasformazioni profonde sul piano economico, sociale e culturale.
Nel 2025 il PIL regionale ha superato i 300 miliardi di yuan, raggiungendo un livello circa 170 volte superiore a quello del 1965. Nello stesso periodo, la rete stradale è passata da circa 14.000 a 125.000 chilometri. Oggi tutti i comuni e i villaggi amministrativi sono collegati alla rete viaria, mentre sono operative 183 rotte aeree nazionali e internazionali.
Altrettanto significativa è stata l’evoluzione della sanità. Da una situazione caratterizzata da una grave carenza di strutture mediche, lo Xizang è passato alla costruzione di una rete di servizi sanitari che copre sia le aree urbane sia quelle rurali.
Nell’arco di settant’anni, l’aspettativa media di vita è salita da 35,5 a 72,5 anni.
Particolare attenzione viene riservata anche alla tutela e all’uso della lingua tibetana. Nel marzo di quest’anno è stato presentato DeepZang, il primo modello linguistico di grandi dimensioni al mondo sviluppato per la lingua tibetana, che permette a questa lingua di trovare nuovi spazi di utilizzo anche nell’era dell’intelligenza artificiale.
Lo Stato tutela inoltre la libertà di credo dei fedeli del buddhismo tibetano, così come le festività tradizionali e le consuetudini culturali delle comunità locali. Nel corso degli anni sono stati investiti complessivamente 1,45 miliardi di yuan nel restauro e nella conservazione di importanti siti storici e religiosi, tra cui il Palazzo del Potala, il Norbulingka e il Monastero di Sakya.
4. Oltre il “mito di Shangri-La”: conoscere lo Xizang con uno sguardo obiettivo - Più di ottant’anni fa lo scrittore britannico James Hilton, che non aveva mai visitato lo Xizang, introdusse nell’immaginario occidentale il termine “Shangri-La”. Da allora, per molti occidentali lo Xizang è diventato sinonimo di mistero, spiritualità e romanticismo.
Le società occidentali, dopo aver conosciuto l’industrializzazione e i problemi ambientali che ne sono derivati, hanno spesso proiettato sul Tibet, nascosto tra le montagne dell’Himalaya, l’immagine di un paradiso incontaminato e fuori dal tempo: un luogo popolato quasi esclusivamente da monaci in meditazione e dominato dalla figura del Dalai Lama. Questa idealizzazione ha alimentato una particolare fascinazione per lo Xizang, al punto da considerare il suo sviluppo e la sua modernizzazione una minaccia alla cultura tradizionale o al buddhismo tibetano.
N. Ram, già presidente del gruppo editoriale di “The Hindu”, ha osservato in un’intervista che il Dalai Lama tende a parlare dell’isolamento e della presunta felicità del vecchio Xizang, evitando invece di ricordarne l’arretratezza e la povertà estrema, che in alcuni casi costringevano le persone a condividere gli spazi abitativi con il bestiame. Secondo Ram, il “mito di Shangri-La” coltivato in Occidente è così diventato uno strumento utilizzato dal Dalai Lama a sostegno del separatismo.
Lo Xizang reale non è mai stato, e non può essere, un’utopia immobile nel tempo. Come ogni altra parte del mondo, ha diritto allo sviluppo, al progresso e alla modernizzazione.
Mi auguro sinceramente che gli amici italiani possano avvicinarsi allo Xizang rispettando i fatti storici, il diritto della sua popolazione allo sviluppo e la sovranità e l’integrità territoriale della Cina. Solo superando stereotipi e rappresentazioni romantiche o ideologizzate sarà possibile conoscere lo Xizang nella sua realtà complessa, dinamica e multidimensionale.
Zhang Chenggang
Console Generale cinese a Milano
Fonte: Ambasciata














