28 Novembre 2021
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LIREC: libertà di religione e sicurezza dello Stato

14-11-2021 16:37 - Opinioni
GD - Roma, 14 nov. 21 - Nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, a Montecitorio, si è discusso di "Libertà di religione e sicurezza nello Stato laico. Il difficile equilibrio tra diritti complementari e interdipendenti", nel corso di un convegno promosso per LIREC Centro Studi sulla Libertà di Religione Credo e Coscienza e organizzato dall'on. Stefano Ceccanti.
Al convegno hanno partecipato esponenti del mondo istituzionale e di diverse organizzazioni e associazioni religiose e laiche. Erano presenti Anna Nardini, già consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Anna Maria Iurato, già Prefetto al Dipartimento per le libertà civili e l'Immigrazione.
Dopo i saluti del presidente onorario prof. Pietro Nocita, la direttrice Raffaella Di Marzio ha introdotto il convegno sottolineando come il tema sia stato affrontato alla luce di un'importante pubblicazione dell'OSCE-ODHIR Office for Democratic Institutions and Human Rights): "Freedom of Religion or Belief and Security. Policy Guidance", pubblicata nel 2019.
Nel corso del convegno sono stati illustrati i rapporti pervenuti al Centro Studi LIREC e le testimonianze provenienti da diverse parti del mondo, che mostrano come la necessità di assicurare la sicurezza dei cittadini abbia spinto alcuni Stati ad adottare misure e promulgare leggi che violano i principi fondamentali alla base del diritto alla libertà di religione o convinzione. Un concetto che emerge continuamente nelle Linee Guida è che la libertà di religione o convinzione e la sicurezza sono diritti complementari e interdipendenti e non si può promuovere l'uno coartando l'altro.
L'on. Ceccanti ha sottolineato come valorizzare la libertà religiosa sia sempre difficile perché si tratta di muoversi in un triangolo di rivendicazioni di diritti di tre gruppi sociali: le religioni di maggioranza, quelle minoritarie e le organizzazioni che rappresentano atei e agnostici, che sostengono la separazione tra le istituzioni dello Stato e le confessioni religiose. I diritti di tutti questi attori vanno difesi ma sempre tenendo conto della realtà sociale e istituzionale presente in un determinato contesto.
Il convegno si è articolato in quattro tavole rotonde. Nella prima tavola rotonda: "Libertà e Sicurezza per tutti: una sfida globale", con l'intervento del prof. Fattori, dell'Università di Foggia, che ha curato, insieme ad altri colleghi, la traduzione in italiano delle Linee Guida, nel volume “Libertà religiosa e sicurezza, con la prima traduzione delle linee Guida OSCE 2019 su libertà di religione o convinzione e sicurezza”. Il relatore ha sintetizzato alcuni concetti chiave del documento, come quello di “sicurezza integrata” e ha sottolineato come un concetto troppo vago di “estremismo” possa indurre gli Stati ad emanare leggi che possono violare i diritti fondamentali di comunità religiose del tutto pacifiche. D'altro canto, nel documento l'OSCE si appella alle comunità religiose affinché collaborino con le istituzioni per prevenire qualsiasi deviazione interna che induca ad atti di ostilità o violenza.
Davide Romano, direttore di Coscienza e Libertà e del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà religiosa della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, ha puntualizzato come le religioni presentino una “vocazione tendenzialmente totalitaria”, specialmente quando fanno un uso dei testi sacri strumentalizzandone o esasperandone i contenuti. Talvolta le comunità religiose sanno essere interlocutori efficaci e promotrici di pace, mentre in altri casi svolgono un ruolo che tende a salvaguardare solo gli interessi di altre corporazioni.
La tavola rotonda si è conclusa con l'intervento di Patrizio Zenobi, dell'ufficio stampa dei Testimoni di Geova, che ha presentato la situazione dei Testimoni di Geova in Russia, dove il Governo ha emanato una legge contro “l'estremismo”, pensata con intenti esattamente opposti a quelli del documento OSCE e della stessa Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo.
Raffaella Di Marzio, introducendo l'intervento di Zenobi, ha sottolineato come la situazione dei Testimoni di Geova in Russia è stata oggetto, in Italia, di almeno tre interrogazioni parlamentari. LIREC ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione della prima interrogazione che risale al 2017 e aveva come prima firmataria l'on. Rostellato e cofirmatari altri deputati del Partito democratico, tra i quali l'on. Lacquaniti. Le altre due sono del 2019 e del 2020. Entrambe hanno avuto risposta, l'ultima a firma del viceministro agli Esteri, Marina Sereni. In sintesi, nella risposta si afferma che la persecuzione dei Testimoni di Geova in Russia “rappresenta oggi una delle più evidenti criticità in materia di diritti umani nel Paese” e si ribadisce l'impegno dell'Italia per la difesa e promozione della libertà religiosa di tutti. Il relatore ha presentato i dati delle carcerazioni, condanne, violenze e torture perpetrate a danno dei Testimoni di Geova dalle Forze dell'Ordine al servizio di un governo colpevole di promulgare leggi ingiuste e pensate solo per perseguitare una religione di minoranza.
La seconda tavola rotonda è stata dedicata al tema "Donne pace e sicurezza". Si è sottolineato come nel documento OSCE si affermi che “La libertà di religione o credo e l'uguaglianza di uomini e donne appartengono alla stessa struttura indivisibile di diritti umani”. Inoltre, poiché uomini e donne possono essere colpiti in modo diverso dalle violazioni del loro diritto alla libertà di religione o convinzione, è importante contrastare la discriminazione basata sia sulla libertà di religione o convinzione che sul gender”.
Fabrizio Petri, ministro plenipotenziario e presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) ha dato inizio ai lavori illustrando l'importante contributo del CIDU in questo specifico ambito, soprattutto con riferimento al IV Piano d'azione Nazionale su Donne, Pace e Sicurezza (2020 – 2024), in attuazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1325 (2000).
La prof. Sabrina Martucci, docente all'Università di Bari, ha illustrato la situazione delle donne e il loro ruolo nei conflitti, anche in luoghi difficili come può essere l'Afghanistan, che non può essere solo quello di vittime, ma che si configura sempre più come quello di protagoniste e “agenti di cambiamento” nei processi di pace e nella promozione della sicurezza. Le donne, inoltre, svolgono un importante ruolo nella prevenzione e contrasto della radicalizzazione.
Ha concluso la tavola rotonda Gabriela Lio, pastore battista, presidente della Federazione Donne Evangeliche in Italia. Nel suo intervento ha ribadito il ruolo delle donne nel cambiamento delle comunità religiose in senso inclusivo e solidale: "Le donne hanno reso le nostre chiese più aperte per affrontare situazioni di marginalizzazione e violenza, come la violenza di genere, e hanno fatto emergere aspetti femminili del Dio biblico".
I relatori della terza tavola rotonda, "Diversità religiose e società", hanno discusso su quelli che sono, sulla base della loro esperienza, i lati positivi e negativi nel rapporto tra le comunità religiose e le istituzioni e sulle modalità con le quali le diverse organizzazioni si impegnano nella società al servizio degli altri. Di questo hanno parlato Mustafa Cenap Aydin, direttore dell'Istituto Tevere di Roma e vicesegretario generale dell'Istituto Internazionale Jacques Maritain (IIJM); Alessandro Dini-Ciacci, responsabile per l'Italia de La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni; Ataul Wasih Tariq, vicepresidente di Ahmadiyya Muslim Jama'at Italia, e Mauro Bombieri, Direttore di ISKCON Communication Italia e vicepresidente dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna - Italia.
I relatori della quarta e ultima tavola rotonda, "Dialogo interreligioso e sicurezza", hanno discusso di come il dialogo interreligioso possa essere uno strumento insostituibile per promuovere la pace e la sicurezza di tutti. Hanno partecipato a questa sessione il prof. Bongiovanni, docente alla Facoltà di Missiologia e direttore del Centro Studi Interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana; Giuseppe Calì, presidente della Federazione delle Famiglie per la pace mondiale e l'Unificazione - Italia; Mariangela Falà, presidente del Tavolo Interreligioso di Roma e della Fondazione Maitreya; Francesca Evangelisti, membro della Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della FCEI, che ha illustrato le attività del GLAM nella promozione della condivisione, cooperazione e l'azione concreta per la cura del creato attraverso le diverse tradizioni.
Nella sua conclusione Raffaella Di Marzio ha affermato che il convegno, pur non avendo l'obiettivo di approfondire ogni aspetto del documento OSCE, ha tuttavia permesso di indicare alcuni spunti utili per ulteriori approfondimenti nelle diverse direzioni e contenuti emergenti nelle Linee Guida OSCE. LIREC certamente continuerà su questa strada nella speranza di coinvolgere anche altri enti, associazioni e organizzazioni al fine di creare una rete di collaborazioni che diffonda a macchia d'olio le idee e i valori di cui si è discusso trasformandoli in azioni e progetti che promuovano libertà e sicurezza, dialogo e inclusione sul territorio, dentro le comunità e le istituzioni, nel mondo dell'informazione e della cultura.


Fonte: LIREC
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