L’Artico tra crisi del multilateralismo e nuove centralità geopolitiche
06-07-2026 14:50 - Opinioni
GD - Roma, 6 lug. 26 - L'ordine internazionale, le cui fondamenta risiedono nel sistema di Stati nazionali delineato dal Trattato di Westfalia del 1648, sta affrontando nel quadrante artico una delle sue sfide più complesse e trasformative. Per decenni, la regione ha rappresentato un unicum nel panorama diplomatico: un'area caratterizzata dal passaggio dalle tensioni della Guerra Fredda a una ad "alta stabilità" basata sulla cooperazione scientifica e ambientale. In questo solco si inserisce l'impegno italiano che, attraverso l'azione del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR e il coordinamento del "Polar Hub" al suo interno, contribuisce a mantenere quel dialogo tecnico-scientifico che è stato storicamente il collante della stabilità regionale.
Il regime giuridico dell'Artico presenta peculiarità che definiscono le relazioni tra Stati e gruppi interni. A differenza di altre aree globali, qui gli attori hanno spesso preferito forme di cooperazione intergovernativa non basate su trattati formali, lasciando che i principi universali del diritto internazionale si confrontassero con le condizioni uniche della regione.
Questa architettura poggia sulla sovranità degli Stati rivieraschi e sulla responsabilità dei governi centrali nell'attuazione delle norme interne.
Tuttavia, il cosiddetto "modello artico" è oggi minacciato da una convergenza di fattori sistemici. Da un lato, il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità rappresentano una minaccia globale e inevitabile, capace di portare al collasso ecosistemi locali.
Dall'altro, la rinascita delle rivalità tra grandi potenze ha reintrodotto logiche di deterrenza e corsa agli armamenti. L'invasione russa dell'Ucraina ha alterato drasticamente la cooperazione, sollevando lo spettro di una trasformazione strutturale della governance. Il rischio concreto è la creazione di strutture parallele e di attrito, qualora attori come Russia,
Cina e India decidessero di estendere il coordinamento dei BRICS alla ricerca artica, frammentando l'attuale ordine multilaterale.
In questo scacchiere, la Groenlandia emerge come il fulcro di un'inedita partita geopolitica. L'isola non è solo un punto di transito ideale per le nuove rotte commerciali che riducono i tempi di navigazione tra Europa, Asia e Nord America, ma è anche un serbatoio inestimabile di risorse critiche. Le sue riserve di terre rare, litio, grafene e idrocarburi sono essenziali per le ambizioni energetiche globali e per la transizione sostenibile dell'Unione Europea.
Parallelamente, la posizione strategica dell'isola riaccende gli interessi militari: gli Stati Uniti la considerano un avamposto di sicurezza fondamentale, mentre la Cina, auto-definendosi "paese vicino all'Artico", investe in infrastrutture per posizionarsi nella gestione delle rotte marittime emergenti. Il governo groenlandese, pur con orientamento indipendentista e ambientalista, si trova a navigare tra queste pressioni, cercando di evitare forme di neocolonialismo e di preservare la propria sovranità.
Per la comunità diplomatica, la sfida è chiara: preservare un elevato grado di certezza del diritto internazionale in un contesto sempre più aggressivo. La trasformazione dell'Artico non riguarda solo la geografia, ma la capacità del sistema internazionale di evolversi senza rinnegare la cooperazione transfrontaliera. In questo equilibrio precario, il supporto della diplomazia scientifica - sostenuta da centri di eccellenza e hub di ricerca - resta l'ultimo baluardo per garantire che la competizione per le risorse non pregiudichi la stabilità di un ecosistema unico e vitale per l'intero pianeta.
Alessandro Frandi
Esperto di geopolitica
Questa architettura poggia sulla sovranità degli Stati rivieraschi e sulla responsabilità dei governi centrali nell'attuazione delle norme interne.
Tuttavia, il cosiddetto "modello artico" è oggi minacciato da una convergenza di fattori sistemici. Da un lato, il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità rappresentano una minaccia globale e inevitabile, capace di portare al collasso ecosistemi locali.
Dall'altro, la rinascita delle rivalità tra grandi potenze ha reintrodotto logiche di deterrenza e corsa agli armamenti. L'invasione russa dell'Ucraina ha alterato drasticamente la cooperazione, sollevando lo spettro di una trasformazione strutturale della governance. Il rischio concreto è la creazione di strutture parallele e di attrito, qualora attori come Russia,
Cina e India decidessero di estendere il coordinamento dei BRICS alla ricerca artica, frammentando l'attuale ordine multilaterale.
In questo scacchiere, la Groenlandia emerge come il fulcro di un'inedita partita geopolitica. L'isola non è solo un punto di transito ideale per le nuove rotte commerciali che riducono i tempi di navigazione tra Europa, Asia e Nord America, ma è anche un serbatoio inestimabile di risorse critiche. Le sue riserve di terre rare, litio, grafene e idrocarburi sono essenziali per le ambizioni energetiche globali e per la transizione sostenibile dell'Unione Europea.
Parallelamente, la posizione strategica dell'isola riaccende gli interessi militari: gli Stati Uniti la considerano un avamposto di sicurezza fondamentale, mentre la Cina, auto-definendosi "paese vicino all'Artico", investe in infrastrutture per posizionarsi nella gestione delle rotte marittime emergenti. Il governo groenlandese, pur con orientamento indipendentista e ambientalista, si trova a navigare tra queste pressioni, cercando di evitare forme di neocolonialismo e di preservare la propria sovranità.
Per la comunità diplomatica, la sfida è chiara: preservare un elevato grado di certezza del diritto internazionale in un contesto sempre più aggressivo. La trasformazione dell'Artico non riguarda solo la geografia, ma la capacità del sistema internazionale di evolversi senza rinnegare la cooperazione transfrontaliera. In questo equilibrio precario, il supporto della diplomazia scientifica - sostenuta da centri di eccellenza e hub di ricerca - resta l'ultimo baluardo per garantire che la competizione per le risorse non pregiudichi la stabilità di un ecosistema unico e vitale per l'intero pianeta.
Alessandro Frandi
Esperto di geopolitica
Fonte: Alessandro Frandi














