"L’aggressione internazionale" di amb. Enrico Serra, rilettura necessaria
08-02-2026 17:06 - Ambasciate
GD - Roma, 8 feb. 26 - "L'aggressione internazionale" dell'amb. Enrico Serra: una rilettura necessaria. Dalla Società delle Nazioni all'Ucraina, la persistenza di un problema irrisolto. Perché ristampare nel 2025 un libro del 1946 sull'aggressione internazionale? La risposta è scomoda: perché ottant'anni dopo, il problema resta irrisolto. Anzi, è peggiorato.
“L'aggressione internazionale” di Enrico Serra (1914-2007), ora ripubblicato dalle Edizioni Scientifiche Italiane con uno introduzione di Edoardo Greppi e una nota bio-bibliografica di Maurizio Serra, non è un omaggio accademico ma il riconoscimento di un fallimento collettivo.
Il 24 febbraio 2022, la Russia ha invaso l'Ucraina. Putin l'ha definita “operazione militare speciale”. Il Consiglio di Sicurezza ONU, paralizzato dal veto russo, non l'ha mai qualificata come aggressione. Questa "confusione" - la parola che ricorre più spesso nel libro di Serra - è esattamente ciò che il giovane giurista modenese denunciava nel 1946 con lucidità profetica. La diagnosi: confusione permanente.
Serra non era un giurista formatosi solo sui banchi dell'Università. Aveva prima combattuto in Etiopia e Libia e successivamente aveva partecipato alla Resistenza. La sua biografia, ricostruita dal figlio Maurizio, diplomatico e storico, illumina la genesi di un'opera che nasce dall'esperienza diretta della guerra. Quando nel 1946 pubblica il libro con Hoepli, lo fa con la consapevolezza di chi ha visto l'orrore dal di dentro.
Attraverso l'analisi meticolosa di decine di trattati dal 1815 in poi, Serra dimostra che l'aggressione non è un istituto giuridico consolidato nel diritto internazionale consuetudinario, ma un concetto politico travestito da norma giuridica.
La confusione è triplice.
* Terminologica: i trattati oscillano tra agression, Angriff, attaque senza equivalenze sicure. Nei trattati di Locarno (1925), il francese attaque diventa Angriff in tedesco – ma questa parola significa tanto “attacco” quanto “aggressione”.
* Concettuale: non è chiaro se l'aggressione sia qualsiasi uso della forza o solo la guerra dichiarata.
* Normativa: manca sia la prassi costante sia la convinzione giuridica degli Stati (la cosiddetta opinio juris).
La conclusione di tutto ciò è che nel 1946 non esiste una norma consuetudinaria sull'aggressione.
Ma il vero colpo di scena arriva quando Serra analizza la neonata Organizzazione delle Nazioni Unite.
Le Nazioni Unite: un arretramento
Mentre molti celebravano la nascita dell'ONU, Serra vi scorge un “arretramento” rispetto alla Società delle Nazioni. L'articolo 51 della Carta parla di “attacco armato” come condizione per la legittima difesa, ma senza criteri per distinguerlo dall'aggressione. La sua profezia sulla guerra futura è impressionante: “Uno Stato non può aspettare che il vicino lo abbia sottoposto a un ‘attacco armato' per proclamarsi aggredito, perché quell''attacco armato', specie se condotto con bombe atomiche, potrebbe essere il primo e l'ultimo di un conflitto subito concluso”.
Ancora più tagliente la critica al Consiglio di Sicurezza: “Su quali elementi baserà l'ONU il suo giudizio per stabilire che un'azione è aggressione? Non certo su elementi propri dell'aggressione in senso generale, ché questa non è un istituto di diritto internazionale”.
La sua conclusione è radicale: “meglio sarebbe stato sbarazzare il campo di questa parola”. In altre parole: se un concetto non si può definire, è inutile fingere che esista.
Dalla teoria alla prassi: ottant'anni dopo
L'introduzione di Edoardo Greppi dimostra che le previsioni di Serra si sono avverate. La Risoluzione 3314 dell'Assemblea ONU (1974) ha cercato di definire l'aggressione, ma con “un testo breve e un lungo preambolo”, segno di “radicale contrarietà ad adottare nozioni condivise”.
La prassi conferma il peggiore scenario di Enrico Serra. Il Consiglio ha usato il termine “aggressione” per Sudafrica e Rhodesia, ma non per l'invasione irachena del Kuwait (1990), “il più evidente esempio di aggressione degli ultimi decenni”, limitandosi a “invasione e occupazione illegale”. Gli Stati “preferiscono essere chiamati aggressori senza conseguenze pratiche, piuttosto che essere accusati di violazione della pace con sanzioni”.
Il caso dell'Ucraina conferma ogni previsione di Serra. Il 24 febbraio 2022, la Russia invade un Paese sovrano. Ma essendo l'aggressore un membro permanente del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, l'ONU resta “non pervenuta”.
L'Assemblea Generale adotta risoluzioni di condanna - prive però di efficacia vincolante. Il sistema garantisce “immunità ai membri permanenti”, in palese “violazione del principio di sovrana eguaglianza degli Stati”.
Anche il crimine di aggressione nello Statuto di Roma (emendamenti di Kampala 2010) riproduce la paralisi: la Corte Penale Internazionale può agire solo se il Consiglio accerta preventivamente l'aggressione. Un membro permanente può sempre bloccare con il veto. Greppi evidenzia la confusione persistente: “L'armed attack dell'art. 51 è diverso da act of aggression nell'art. 39 che è diverso da crime of aggression dello Statuto di Roma”. Ottanta anni dopo Serra, la confusione è immutata.
Che cosa ci insegna Serra oggi?
La confusione non è un incidente della storia, ma una scelta deliberata. L'ambiguità giuridica dell'aggressione conviene agli Stati potenti, che preferiscono un diritto vago capace di adattarsi ai loro interessi. Quando il diritto è nebuloso, il potente può sempre trovare una giustificazione e il debole non può invocare protezione certa.
Questo spiega perché il multilateralismo senza meccanismi di applicazione rimane pura retorica. La Carta dell'ONU, la Risoluzione 3314, lo Statuto di Roma enunciano principi solenni, ma quando l'aggressore siede al Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, quegli stessi principi evaporano. L'ONU diventa, nelle parole di Serra, un'«alleanza politica travestita da organizzazione giuridica».
C'è poi un problema ancora più profondo: la guerra moderna ha reso obsoleti i concetti su cui si fondava il diritto internazionale del dopoguerra. Guerra ibrida, cyber-attacchi, armi di distruzione di massa cancellano le distinzioni tradizionali tra aggressione, attacco e guerra. Come aveva intuito Serra, se un primo colpo nucleare può annientare un paese, aspettare l'«attacco armato» per invocare la legittima difesa è assurdo. Il diritto presuppone un tempo per reagire che la tecnologia militare ha abolito.
Un libro necessario
L'aggressione internazionale è un libro necessario proprio perché contraddice decenni di retorica multilateralista. Ogni paralisi del Consiglio di Sicurezza, ogni risoluzione dell'Assemblea senza effetto, ogni crimine impunito confermano la profezia di Serra. La ristampa è un atto di onestà intellettuale: ammette un fallimento collettivo e invita ad affrontare finalmente la "questione di definizione" che "rimane insoluta".
Serra va letto non solo dai giuristi, ma da chiunque voglia capire perché, dopo due guerre mondiali e ottant'anni di ONU, l'aggressione resta il “crimine supremo” - e insieme il più sfuggente e il meno punito.
Di fronte a questo divario tra dichiarazioni solenni e crimini impuniti, il piccolo libro del giovane giurista modenese resta una bussola preziosa. Non offre soluzioni facili. Ma ci toglie il conforto delle illusioni.
“L'aggressione internazionale”, di Enrico Serra, con introduzioni di Edoardo Greppi e Maurizio Enrico Serra, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2025 (ristampa anastatica dell'edizione Milano, Hoepli, 1946) - pp. 256, 48,00 €.
Arturo Varè
Fonte: Arturo Varè
“L'aggressione internazionale” di Enrico Serra (1914-2007), ora ripubblicato dalle Edizioni Scientifiche Italiane con uno introduzione di Edoardo Greppi e una nota bio-bibliografica di Maurizio Serra, non è un omaggio accademico ma il riconoscimento di un fallimento collettivo.
Il 24 febbraio 2022, la Russia ha invaso l'Ucraina. Putin l'ha definita “operazione militare speciale”. Il Consiglio di Sicurezza ONU, paralizzato dal veto russo, non l'ha mai qualificata come aggressione. Questa "confusione" - la parola che ricorre più spesso nel libro di Serra - è esattamente ciò che il giovane giurista modenese denunciava nel 1946 con lucidità profetica. La diagnosi: confusione permanente.
Serra non era un giurista formatosi solo sui banchi dell'Università. Aveva prima combattuto in Etiopia e Libia e successivamente aveva partecipato alla Resistenza. La sua biografia, ricostruita dal figlio Maurizio, diplomatico e storico, illumina la genesi di un'opera che nasce dall'esperienza diretta della guerra. Quando nel 1946 pubblica il libro con Hoepli, lo fa con la consapevolezza di chi ha visto l'orrore dal di dentro.
Attraverso l'analisi meticolosa di decine di trattati dal 1815 in poi, Serra dimostra che l'aggressione non è un istituto giuridico consolidato nel diritto internazionale consuetudinario, ma un concetto politico travestito da norma giuridica.
La confusione è triplice.
* Terminologica: i trattati oscillano tra agression, Angriff, attaque senza equivalenze sicure. Nei trattati di Locarno (1925), il francese attaque diventa Angriff in tedesco – ma questa parola significa tanto “attacco” quanto “aggressione”.
* Concettuale: non è chiaro se l'aggressione sia qualsiasi uso della forza o solo la guerra dichiarata.
* Normativa: manca sia la prassi costante sia la convinzione giuridica degli Stati (la cosiddetta opinio juris).
La conclusione di tutto ciò è che nel 1946 non esiste una norma consuetudinaria sull'aggressione.
Ma il vero colpo di scena arriva quando Serra analizza la neonata Organizzazione delle Nazioni Unite.
Le Nazioni Unite: un arretramento
Mentre molti celebravano la nascita dell'ONU, Serra vi scorge un “arretramento” rispetto alla Società delle Nazioni. L'articolo 51 della Carta parla di “attacco armato” come condizione per la legittima difesa, ma senza criteri per distinguerlo dall'aggressione. La sua profezia sulla guerra futura è impressionante: “Uno Stato non può aspettare che il vicino lo abbia sottoposto a un ‘attacco armato' per proclamarsi aggredito, perché quell''attacco armato', specie se condotto con bombe atomiche, potrebbe essere il primo e l'ultimo di un conflitto subito concluso”.
Ancora più tagliente la critica al Consiglio di Sicurezza: “Su quali elementi baserà l'ONU il suo giudizio per stabilire che un'azione è aggressione? Non certo su elementi propri dell'aggressione in senso generale, ché questa non è un istituto di diritto internazionale”.
La sua conclusione è radicale: “meglio sarebbe stato sbarazzare il campo di questa parola”. In altre parole: se un concetto non si può definire, è inutile fingere che esista.
Dalla teoria alla prassi: ottant'anni dopo
L'introduzione di Edoardo Greppi dimostra che le previsioni di Serra si sono avverate. La Risoluzione 3314 dell'Assemblea ONU (1974) ha cercato di definire l'aggressione, ma con “un testo breve e un lungo preambolo”, segno di “radicale contrarietà ad adottare nozioni condivise”.
La prassi conferma il peggiore scenario di Enrico Serra. Il Consiglio ha usato il termine “aggressione” per Sudafrica e Rhodesia, ma non per l'invasione irachena del Kuwait (1990), “il più evidente esempio di aggressione degli ultimi decenni”, limitandosi a “invasione e occupazione illegale”. Gli Stati “preferiscono essere chiamati aggressori senza conseguenze pratiche, piuttosto che essere accusati di violazione della pace con sanzioni”.
Il caso dell'Ucraina conferma ogni previsione di Serra. Il 24 febbraio 2022, la Russia invade un Paese sovrano. Ma essendo l'aggressore un membro permanente del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, l'ONU resta “non pervenuta”.
L'Assemblea Generale adotta risoluzioni di condanna - prive però di efficacia vincolante. Il sistema garantisce “immunità ai membri permanenti”, in palese “violazione del principio di sovrana eguaglianza degli Stati”.
Anche il crimine di aggressione nello Statuto di Roma (emendamenti di Kampala 2010) riproduce la paralisi: la Corte Penale Internazionale può agire solo se il Consiglio accerta preventivamente l'aggressione. Un membro permanente può sempre bloccare con il veto. Greppi evidenzia la confusione persistente: “L'armed attack dell'art. 51 è diverso da act of aggression nell'art. 39 che è diverso da crime of aggression dello Statuto di Roma”. Ottanta anni dopo Serra, la confusione è immutata.
Che cosa ci insegna Serra oggi?
La confusione non è un incidente della storia, ma una scelta deliberata. L'ambiguità giuridica dell'aggressione conviene agli Stati potenti, che preferiscono un diritto vago capace di adattarsi ai loro interessi. Quando il diritto è nebuloso, il potente può sempre trovare una giustificazione e il debole non può invocare protezione certa.
Questo spiega perché il multilateralismo senza meccanismi di applicazione rimane pura retorica. La Carta dell'ONU, la Risoluzione 3314, lo Statuto di Roma enunciano principi solenni, ma quando l'aggressore siede al Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, quegli stessi principi evaporano. L'ONU diventa, nelle parole di Serra, un'«alleanza politica travestita da organizzazione giuridica».
C'è poi un problema ancora più profondo: la guerra moderna ha reso obsoleti i concetti su cui si fondava il diritto internazionale del dopoguerra. Guerra ibrida, cyber-attacchi, armi di distruzione di massa cancellano le distinzioni tradizionali tra aggressione, attacco e guerra. Come aveva intuito Serra, se un primo colpo nucleare può annientare un paese, aspettare l'«attacco armato» per invocare la legittima difesa è assurdo. Il diritto presuppone un tempo per reagire che la tecnologia militare ha abolito.
Un libro necessario
L'aggressione internazionale è un libro necessario proprio perché contraddice decenni di retorica multilateralista. Ogni paralisi del Consiglio di Sicurezza, ogni risoluzione dell'Assemblea senza effetto, ogni crimine impunito confermano la profezia di Serra. La ristampa è un atto di onestà intellettuale: ammette un fallimento collettivo e invita ad affrontare finalmente la "questione di definizione" che "rimane insoluta".
Serra va letto non solo dai giuristi, ma da chiunque voglia capire perché, dopo due guerre mondiali e ottant'anni di ONU, l'aggressione resta il “crimine supremo” - e insieme il più sfuggente e il meno punito.
Di fronte a questo divario tra dichiarazioni solenni e crimini impuniti, il piccolo libro del giovane giurista modenese resta una bussola preziosa. Non offre soluzioni facili. Ma ci toglie il conforto delle illusioni.
“L'aggressione internazionale”, di Enrico Serra, con introduzioni di Edoardo Greppi e Maurizio Enrico Serra, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2025 (ristampa anastatica dell'edizione Milano, Hoepli, 1946) - pp. 256, 48,00 €.
Arturo Varè
Fonte: Arturo Varè














