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La vittoria russa in Ucraina è sempre più annunciata e sempre meno vicina

08-02-2026 09:42 - Opinioni
GD - Roma, 8feb. 26 - In Italia ormai da quattro anni tanti blasonati opinionisti di “geopolitica da salotto” continuano ad affollare i talk show e le pagine dei giornali per annunciare la vittoria della Russia e la capitolazione dell'Ucraina. Ma questo scenario ancora stenta a succedere.
Malgrado l'immensa differenza di forze tra le due parti in conflitto, la Russia, dopo 4 anni di guerra non riesce a piegare la resistenza ucraina.
Gli ucraini si stanno difendendo e stanno infliggendo danni enormi alle infrastrutture petrolifere della Russia, che adesso deve importare il carburante dalla Bielorussia ed è costretta a razionare la benzina per usi civili.
La Fondazione Guy Rothschild ha pubblicato un articolo di Steven Rosenberg, corrispondente dalla Russia per la BBC, in cui si afferma che i giornali di venerdì 6 febbraio in Russia parlano ormai apertamente di un “cimitero industriale”, che è quello che rimane a causa del protrarsi della guerra in Ucraina.
Secondo le ultime notizie riportate dai giornali locali, lo stato dell'economia russa non sembra più essere in buona salute. “Vedomosti”, un quotidiano economico pubblicato a Mosca, ha affermato senza giri di parole che l'industria siderurgica è sostanzialmente in fase di recessione irreversibile. Anche il Centro per la Ricerca Strategica russo (CSR - ЦСР) sostiene che l'industria siderurgica stia attraversando un periodo “molto sfortunato”. È stato calcolato che il calo della produzione è del 14% (38,9 milioni di tonnellate), un dato che suggerisce che la crisi è più che concreta. Si tratta del punto produttivo più basso dal 2011. Senza acciaio non è possibile costruire case, navi e carri armati.
Persino i treni merci hanno smesso di circolare, presumibilmente perché non c'è più nulla da trasportare, se non le promesse non mantenute dei governanti russi.
Il trasporto su gomma, invece, è paralizzato per la carenza di carburante e pezzi di ricambio per i camion. Scarseggiano anche gli autisti, molti dei quali allettati da facili guadagni, hanno accettato di andare al fronte in Ucraina.
Vari think tank adesso stanno affermando che la Russia si trova ad affrontare una fase recessiva, mentre i gerarchi del Cremlino insistono disperatamente nel dire che si tratta solo di un periodo di “raffreddamento controllato”.
Non occorre essere grandi esperti di economia per prevedere il disastro: la crescita del PIL russo è pari a zero e l'unica cosa che aumenta è la dipendenza del Paese dai pochi partner internazionali che le sono rimasti.
Le entrate delle esportazioni di idrocarburi stanno crollando e quelle del bilancio statale stanno andando in malora. Per far fronte a queste evidenti difficoltà economiche al Cremlino rimane la sola opzione di aumentare le tasse sui contadini e sui cittadini in generale. Anche il taglio dei tassi (dal 21% al 16%) da parte della Banca Centrale rappresenta una riduzione simbolica, dato che la domanda di prestiti da parte dei consumatori, ad esempio per acquistare nuove case, è praticamente azzerata.
“Rossiyskaya Gazeta”, giornale pubblicato dal Governo russo, ha cercato di mitigare le affermazioni di altri giornali ipotizzando che i proventi del petrolio potrebbero tornare a crescere nel mese di febbraio. Cosa molto improbabile, specialmente adesso che il premier indiano Narendra Modi si è impegnato formalmente a interrompere l'acquisto di petrolio russo a partire da febbraio 2026. Questo in conseguenza dell'accordo commerciale, siglato il 2 febbraio scorso, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Le cose non vanno affatto bene anche sul fronte delle entrate tributarie: il Tesoro è riuscito a racimolare, nel trimestre conclusosi a luglio 2025, “solo 393,3 miliardi di rubli” (3,75 miliardi di dollari), con un calo di circa il 75% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Nel frattempo, i prezzi dei beni di prima necessità continuano a salire. Il Servizio federale antimonopolio prova a far vedere che sta lavorando per tutelare i consumatori dall'aumento dei prezzi, ma la realtà è che sono i prezzi degli stipendi e del carburante che sono aumentati, anche per i produttori e i commercianti.
Secondo il quotidiano “Moskovsky Komsomolets”, un terzo della popolazione è ormai retribuita in nero.
Nel frattempo le perdite di vite umane e di dotazioni militari al fronte continuano a crescere vertiginosamente.
I russi riescono a mobilitare circa 40-43 mila soldati al mese, ma ne perdono 43 mila ogni mese. Di questi 43 mila, circa il 10-15% è composto da disertori.
Ai vertici militari sul campo non resta altra opzione che rimandare immediatamente in prima linea anche i militari che sono stati feriti, dopo che sono stati più o meno curati.
Se l'Ucraina riuscirà a superare il terribile e freddissimo inverno, allora avranno davanti molti mesi in cui potranno rendere pan per focaccia alla ottusa arroganza russa.
L'obiettivo di Putin era di occupare territori, raccogliere risorse e espandere la sua “potenza e sfera di influenza” sull'Ucraina. Invece, come emerge a chiunque guardi la realtà senza condizionamenti ideologici di parte, la Russia sta subendo immensi danni, esattamente l'opposto degli obiettivi iniziali. La nazione è in ginocchio da un punto di vista militare, economico e di relazioni internazionali.
Come dice un vecchio proverbio: “i pifferi di montagna andarono per suonare e tornarono suonati”.
Un Paese che voleva conquistarne un altro, finisce per essere “conquistato” da un altro Paese: la Cina da cui ormai la Russia dipende totalmente.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale

Fonte: Ciro Maddaloni