La Russia e Putin in ostaggio dell’abile Erdoğan
05-03-2026 09:33 - Opinioni
GD - Roma, 5 mar. 26 - «Quando l'albero cade, tutti corrono a far legna». È un vecchio detto popolare che fa presente che finché una persona è "in piedi", ovvero ha potere, ricchezza o influenza, tutti sono amici suoi. Non appena però quella persona cade in disgrazia, gli stessi "amici" non solo la abbandonano, ma cercano di approfittare dei resti della sua fortuna o della sua posizione per il proprio tornaconto.
Il presidente Putin si era illuso che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan stesse dalla sua parte. Infatti la Turchia è il solo paese della NATO dove possono atterrare e decollare aerei provenienti dalla Russia, dove i russi facoltosi possono andare in vacanza.
La Turchia si è offerta come mediatrice per i colloqui di pace tra Russia e Ucraina…. ma a guardare con attenzione i dettagli, la realtà è molto più variegata rispetto a quello che Putin sperasse.
Cosa sta realmente accadendo tra la Turchia e la Russia? Innanzi tutto il presidente Erdoğan ha più volte costantemente affermato che la Crimea è territorio ucraino sin dall'annessione illegale della penisola da parte della Russia nel 2014.
Nel mese di marzo 2014, subito dopo l'annessione, la Turchia aveva dichiarato ufficialmente "illegittimo" e "illegale" il referendum in Crimea, una posizione dalla quale Erdoğan non ha mai deviato nonostante il suo stretto (e spesso complesso) rapporto di “vicinanza” con Vladimir Putin.
Il 16 ottobre 2020 durante una conferenza stampa congiunta con il presidente Volodymyr Zelensky ad Ankara, Erdoğan ha dichiarato che "la Turchia non riconosce e non riconoscerà mai l'annessione illegale della Crimea".
Più che osservazioni di circostanza, come qualcuno si è affrettato a dire, si tratta di un elemento fondamentale della politica estera turca. Per rafforzare questo concetto, il 23 agosto 2022 Erdoğan ha affermato che “la fine dell'occupazione della Crimea è un elemento essenziale per la sicurezza globale”.
Un anno dopo, il 23 agosto 2023 al terzo vertice, ha sottolineato che “la Turchia sostiene costantemente l'appartenenza della Crimea all'Ucraina in ogni sede internazionale, compresa l'ONU”.
In un videomessaggio al quarto vertice (11 settembre 2024) della Piattaforma Crimea ha dichiarato: "Il ritorno della Crimea all'Ucraina è un requisito del diritto internazionale".
Concetto ribadito con forza da Erdoğan nuovamente all'inizio del 2025, in occasione del terzo anniversario dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Erdoğan ha inviato un messaggio al vertice dei leader della Crimea Platform ribadendo che il sostegno della Turchia all'integrità territoriale dell'Ucraina rimane incrollabile.
Come mai Erdoğan assume e ribadisce questa posizione? Sebbene Erdoğan agisca spesso da mediatore tra Russia e Ucraina (facilitando lo scambio di prigionieri o l'ex Iniziativa sul grano del Mar Nero), rimane fermo sulla Crimea per tre motivi principali: il primo, la Turchia considera la violazione dei confini con la forza una minaccia alla stabilità regionale e un sovvertimento delle regole di “vicinato”. Il secondo riguarda i tatari di Crimea. La Turchia si considera la "protettrice" dei tatari di Crimea, una minoranza musulmana di lingua turca che vive in Crimea e che ha subito sfollamenti e persecuzioni dopo l'occupazione russa. Il terzo, e più importante aspetto strategico per la Turchia, riguarda il controllo e la sicurezza nel Mar Nero. Una Crimea completamente controllata dalla Russia altera gli equilibri di potere navale nel Mar Nero, che la Turchia cerca di mantenere.
Putin che sognava di ricostruire un impero che guarda a sud, oltre il Mar Nero, si ritrova così a fare i conti con il suo storico rivale: la Turchia. La Turchia ha posseduto la Crimea per 3 secoli (1475 – 1774), mentre la Russia l'ha posseduta “solo” per due secoli e mezzo (1783 – 1917 e poi durante il periodo dell'URSS 1917 - 1992)!
Vladimir Putin ha trascorso anni a coltivare il rapporto con Erdoğan, gli ha venduto per anni il gas a prezzi scontati, ha tollerato i capricci della Turchia. Ha dovuto ingoiare un boccone amaro quando, il 24 novembre 2015, i turchi gli hanno abbattuto un caccia Sukhoi Su-24M vicino al confine tra Siria e Turchia…
In una dichiarazione pubblica trasmessa al mondo intero da Erdoğan, questi ha detto: “la Crimea deve tornare all'Ucraina”. Non un sussurro in una riunione privata, non una nota diplomatica a margine, ma una dichiarazione che fa svanire definitivamente qualsiasi illusione di Putin. Proprio così: il più prezioso sostenitore di Putin si è dissociato.
Come ha fatto Putin a perdere Erdogan? E perché la Crimea, una piccola penisola che si protende nel Mar Nero, è l'unico territorio in grado di ridisegnare l'intero ordine regionale? Perché con la Russia che occupa la Crimea e parte della Georgia, la presenza dei russi nel Mar Nero è “ingombrante” per la Turchia.
Questa è la storia di secoli di rivalità, di abili stratagemmi strategici e di una partita a scacchi geopolitica che Vladimir Putin non ha capito, e anche per questo la sta perdendo.
Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale
Fonte: Ciro Maddaloni
Il presidente Putin si era illuso che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan stesse dalla sua parte. Infatti la Turchia è il solo paese della NATO dove possono atterrare e decollare aerei provenienti dalla Russia, dove i russi facoltosi possono andare in vacanza.
La Turchia si è offerta come mediatrice per i colloqui di pace tra Russia e Ucraina…. ma a guardare con attenzione i dettagli, la realtà è molto più variegata rispetto a quello che Putin sperasse.
Cosa sta realmente accadendo tra la Turchia e la Russia? Innanzi tutto il presidente Erdoğan ha più volte costantemente affermato che la Crimea è territorio ucraino sin dall'annessione illegale della penisola da parte della Russia nel 2014.
Nel mese di marzo 2014, subito dopo l'annessione, la Turchia aveva dichiarato ufficialmente "illegittimo" e "illegale" il referendum in Crimea, una posizione dalla quale Erdoğan non ha mai deviato nonostante il suo stretto (e spesso complesso) rapporto di “vicinanza” con Vladimir Putin.
Il 16 ottobre 2020 durante una conferenza stampa congiunta con il presidente Volodymyr Zelensky ad Ankara, Erdoğan ha dichiarato che "la Turchia non riconosce e non riconoscerà mai l'annessione illegale della Crimea".
Più che osservazioni di circostanza, come qualcuno si è affrettato a dire, si tratta di un elemento fondamentale della politica estera turca. Per rafforzare questo concetto, il 23 agosto 2022 Erdoğan ha affermato che “la fine dell'occupazione della Crimea è un elemento essenziale per la sicurezza globale”.
Un anno dopo, il 23 agosto 2023 al terzo vertice, ha sottolineato che “la Turchia sostiene costantemente l'appartenenza della Crimea all'Ucraina in ogni sede internazionale, compresa l'ONU”.
In un videomessaggio al quarto vertice (11 settembre 2024) della Piattaforma Crimea ha dichiarato: "Il ritorno della Crimea all'Ucraina è un requisito del diritto internazionale".
Concetto ribadito con forza da Erdoğan nuovamente all'inizio del 2025, in occasione del terzo anniversario dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Erdoğan ha inviato un messaggio al vertice dei leader della Crimea Platform ribadendo che il sostegno della Turchia all'integrità territoriale dell'Ucraina rimane incrollabile.
Come mai Erdoğan assume e ribadisce questa posizione? Sebbene Erdoğan agisca spesso da mediatore tra Russia e Ucraina (facilitando lo scambio di prigionieri o l'ex Iniziativa sul grano del Mar Nero), rimane fermo sulla Crimea per tre motivi principali: il primo, la Turchia considera la violazione dei confini con la forza una minaccia alla stabilità regionale e un sovvertimento delle regole di “vicinato”. Il secondo riguarda i tatari di Crimea. La Turchia si considera la "protettrice" dei tatari di Crimea, una minoranza musulmana di lingua turca che vive in Crimea e che ha subito sfollamenti e persecuzioni dopo l'occupazione russa. Il terzo, e più importante aspetto strategico per la Turchia, riguarda il controllo e la sicurezza nel Mar Nero. Una Crimea completamente controllata dalla Russia altera gli equilibri di potere navale nel Mar Nero, che la Turchia cerca di mantenere.
Putin che sognava di ricostruire un impero che guarda a sud, oltre il Mar Nero, si ritrova così a fare i conti con il suo storico rivale: la Turchia. La Turchia ha posseduto la Crimea per 3 secoli (1475 – 1774), mentre la Russia l'ha posseduta “solo” per due secoli e mezzo (1783 – 1917 e poi durante il periodo dell'URSS 1917 - 1992)!
Vladimir Putin ha trascorso anni a coltivare il rapporto con Erdoğan, gli ha venduto per anni il gas a prezzi scontati, ha tollerato i capricci della Turchia. Ha dovuto ingoiare un boccone amaro quando, il 24 novembre 2015, i turchi gli hanno abbattuto un caccia Sukhoi Su-24M vicino al confine tra Siria e Turchia…
In una dichiarazione pubblica trasmessa al mondo intero da Erdoğan, questi ha detto: “la Crimea deve tornare all'Ucraina”. Non un sussurro in una riunione privata, non una nota diplomatica a margine, ma una dichiarazione che fa svanire definitivamente qualsiasi illusione di Putin. Proprio così: il più prezioso sostenitore di Putin si è dissociato.
Come ha fatto Putin a perdere Erdogan? E perché la Crimea, una piccola penisola che si protende nel Mar Nero, è l'unico territorio in grado di ridisegnare l'intero ordine regionale? Perché con la Russia che occupa la Crimea e parte della Georgia, la presenza dei russi nel Mar Nero è “ingombrante” per la Turchia.
Questa è la storia di secoli di rivalità, di abili stratagemmi strategici e di una partita a scacchi geopolitica che Vladimir Putin non ha capito, e anche per questo la sta perdendo.
Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale
Fonte: Ciro Maddaloni














