La ricostruzione delle aree martoriate dalla guerra secondo l’Italia
15-07-2026 10:50 - Farnesina
GD - Roma, 15 lug. 26 - Alla Camera dei Deputati si è svolto il convegno “L’Italia che ricostruisce”, nato per presentare la visione e il sistema-Paese che saranno impegnati nella rinascita delle aree devastate dai conflitti, con un focus particolare su Ucraina, Gaza e Siria. L’evento è stato organizzato dal Dipartimento Esteri e Politiche Europee di Forza Italia, in collaborazione con i dipartimenti Difesa, Attività Produttive, Lavori Pubblici e con la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI. Vi hanno preso parte numerosi parlamentari, membri del Governo e rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, del MAECI, del MEF, del MIMIT e di SIMEST. Significativa anche la presenza dei player industriali strategici nazionali — tra cui ANAS, Ansaldo Energia, Leonardo, Fincantieri, SNAM, FS Engineering, WeBuild e Confindustria — oltre a esponenti del terzo settore (Sant’Egidio, Caritas, UNDP, AOI, CINI, Link 2007, IFFSS) e del mondo accademico e della ricerca (Università del Salento, Università Ca' Foscari di Venezia e INFN).
Tutti i relatori hanno ribadito la ferma volontà dell'Italia di contribuire attivamente alla rinascita di questi territori, mettendo a disposizione risorse economiche e, soprattutto, il proprio consolidato know-how.
Gli scenari analizzati presentano complessità molto diverse tra loro. In Siria, nonostante un terzo delle abitazioni sia andato distrutto e gran parte della popolazione sia emigrata in Europa, in particolare in Germania, la presenza di un governo che garantisce una relativa stabilità rende già possibile avviare le prime opere di ricostruzione.
In Ucraina, anche se il conflitto è tuttora in corso, l'impegno italiano è già definito e si concentrerà sul ripristino delle infrastrutture critiche, come ad esempio le reti elettriche e idriche, e sulla riedificazione di scuole e ospedali, essenziali per restituire alla popolazione una parvenza di normalità.
Per quanto riguarda Gaza, la situazione resta estremamente complessa. Gli interventi sul campo, a partire dallo sgombero delle macerie, potranno cominciare solo a seguito di una stabilizzazione del contesto. Nel frattempo, pur non potendo ancora pianificare una vera ricostruzione, si stanno attivando iniziative mirate di assistenza immediata, come la fornitura di aiuti per il sostentamento del bestiame locale.
Durante il dibattito, il direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI, Stefano Gatti, ha ricordato che l’Italia, pur non disponendo di risorse illimitate, è l’unico Paese ad aver costantemente incrementato negli ultimi anni la propria quota di impegno a favore dei beneficiari. In questo quadro, un ruolo chiave è affidato a CDP Cassa Depositi e Prestiti che, in qualità di istituzione finanziaria per la cooperazione, gestisce i crediti d'aiuto e promuove gli investimenti promossi e gestiti dal settore privato.
Il coordinamento sinergico tra istituzioni pubbliche e imprese private si conferma la formula vincente per incidere con efficacia nei contesti di crisi. L'Italia può fare la differenza grazie a un sistema strutturato che poggia su tre canali storici: istituzionale, operativo ed emergenziale.
Diversi relatori hanno inoltre richiamato anche il Piano Mattei, finalizzato a promuovere un modello di sviluppo e di partenariato paritario e non predatorio. Sebbene sia orientato principalmente all’Africa, il piano estende la sua logica anche ad altre aree chiave come i Balcani Occidentali e il Medio Oriente (con la storica attenzione riservata a Libano e Palestina).
La forza dell’intervento italiano, infatti, non risiede unicamente nel volume dei fondi erogati, ma nella qualità del sostegno e nella capacità di dialogare con le comunità locali senza imporre modelli precostituiti, valorizzando il partenariato e il "saper fare" tipici del tessuto sociale e imprenditoriale italiano.
I lavori sono stati conclusi da Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri, nonché Segretario Nazionale di Forza Italia. Tajani ha confermato il pieno impegno del Governo a guidare un'azione che non si limiti alla ricostruzione materiale, ma che punti a rigenerare il tessuto sociale, l'identità e il patrimonio culturale di questi popoli.
Tutti i relatori hanno ribadito la ferma volontà dell'Italia di contribuire attivamente alla rinascita di questi territori, mettendo a disposizione risorse economiche e, soprattutto, il proprio consolidato know-how.
Gli scenari analizzati presentano complessità molto diverse tra loro. In Siria, nonostante un terzo delle abitazioni sia andato distrutto e gran parte della popolazione sia emigrata in Europa, in particolare in Germania, la presenza di un governo che garantisce una relativa stabilità rende già possibile avviare le prime opere di ricostruzione.
In Ucraina, anche se il conflitto è tuttora in corso, l'impegno italiano è già definito e si concentrerà sul ripristino delle infrastrutture critiche, come ad esempio le reti elettriche e idriche, e sulla riedificazione di scuole e ospedali, essenziali per restituire alla popolazione una parvenza di normalità.
Per quanto riguarda Gaza, la situazione resta estremamente complessa. Gli interventi sul campo, a partire dallo sgombero delle macerie, potranno cominciare solo a seguito di una stabilizzazione del contesto. Nel frattempo, pur non potendo ancora pianificare una vera ricostruzione, si stanno attivando iniziative mirate di assistenza immediata, come la fornitura di aiuti per il sostentamento del bestiame locale.
Durante il dibattito, il direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI, Stefano Gatti, ha ricordato che l’Italia, pur non disponendo di risorse illimitate, è l’unico Paese ad aver costantemente incrementato negli ultimi anni la propria quota di impegno a favore dei beneficiari. In questo quadro, un ruolo chiave è affidato a CDP Cassa Depositi e Prestiti che, in qualità di istituzione finanziaria per la cooperazione, gestisce i crediti d'aiuto e promuove gli investimenti promossi e gestiti dal settore privato.
Il coordinamento sinergico tra istituzioni pubbliche e imprese private si conferma la formula vincente per incidere con efficacia nei contesti di crisi. L'Italia può fare la differenza grazie a un sistema strutturato che poggia su tre canali storici: istituzionale, operativo ed emergenziale.
Diversi relatori hanno inoltre richiamato anche il Piano Mattei, finalizzato a promuovere un modello di sviluppo e di partenariato paritario e non predatorio. Sebbene sia orientato principalmente all’Africa, il piano estende la sua logica anche ad altre aree chiave come i Balcani Occidentali e il Medio Oriente (con la storica attenzione riservata a Libano e Palestina).
La forza dell’intervento italiano, infatti, non risiede unicamente nel volume dei fondi erogati, ma nella qualità del sostegno e nella capacità di dialogare con le comunità locali senza imporre modelli precostituiti, valorizzando il partenariato e il "saper fare" tipici del tessuto sociale e imprenditoriale italiano.
I lavori sono stati conclusi da Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri, nonché Segretario Nazionale di Forza Italia. Tajani ha confermato il pieno impegno del Governo a guidare un'azione che non si limiti alla ricostruzione materiale, ma che punti a rigenerare il tessuto sociale, l'identità e il patrimonio culturale di questi popoli.
Ciro Maddaloni
Fonte: Ciro Maddaloni
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