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La realtà ha sempre l'ultima parola e vince sempre sulla narrazione!

02-07-2026 08:44 - Opinioni
GD - Roma, 2 lug. 26 - “Meduza”, la più grande testata giornalistica russa indipendente, ha rilanciato di recente un comunicato dei produttori alimentari del Paese che avvertono le catene di supermercati di possibili ritardi nelle consegne dovuti alla penuria di carburante. “Meduza” ha pubblicato un articolo apparso sul sito di notizie Fontanka ( Fontanka.ru ), autorevole quotidiano online di San Pietroburgo, che cita due operatori del mercato al dettaglio attivi nella città baltica.
Una lettera inviata da un produttore della regione di Ulyanovsk riferisce che le autorità locali hanno limitato la vendita di benzina e gasolio ai camion: “A causa di forza maggiore, i veicoli che trasportano i nostri prodotti potrebbero subire ritardi”, si legge nella nota inviata ai clienti. Segnalazioni analoghe giungono anche dalla regione del Volga e dal Distretto Federale Meridionale.
Alexander Myshinsky, a capo del gruppo Real che gestisce una catena di supermercati a San Pietroburgo, ha confermato che i fornitori extraurbani stanno segnalando rallentamenti. Ha specificato che la situazione non è ancora “critica” e che tutti gli ordini stanno arrivando, sebbene “con leggero ritardo rispetto alla programmazione abituale delle consegne”.
L’Associazione delle aziende di vendita al dettaglio omnicanale (AKORT), che riunisce le principali catene del Paese, ha dichiarato che la logistica rimane stabile e che i negozi stanno adattando i processi di vendita alle condizioni attuali. Gli esperti intervistati da Fontanka hanno inoltre rassicurato sul fatto che l’assortimento nei negozi non subirà riduzioni drastiche, grazie alle scorte già costituite.
Tuttavia, la crisi dei carburanti innescata dagli attacchi ucraini alle raffinerie si è ormai estesa a quasi tutte le province russe. In molti territori le autorità hanno imposto restrizioni alla vendita di benzina e gasolio, mentre altrove sono state le stesse stazioni di servizio a introdurre limiti autonomi.
Con l’aggravarsi della carenza di benzina e le lunghe code ai distributori, le aziende di autotrasporto hanno iniziato ad avvertire i clienti che le tariffe aumenteranno di almeno il 10%, secondo quanto riportato da Kommersant (Коммерсантъ), lo storico e autorevole quotidiano economico-politico russo. Fonti del settore hanno riferito alla testata che molti autotrasportatori sono ormai riluttanti ad accettare tratte a lunga distanza a causa dell’incertezza sui rifornimenti, preferendo incarichi a corto raggio che non superino i 100–150 chilometri.
Ormai per il Cremlino è praticamente impossibile far finta di niente, come se l'Operazione Militare Speciale in Ucraina non avesse conseguenze interne. Negli ultimi mesi la realtà del conflitto ha superato i confini della propaganda, portando il costo della guerra direttamente nel vivere quotidiano dei cittadini russi e nei centri vitali dell'economia.
La strategia iniziale di mantenere una narrazione di assoluta normalità è crollata sotto il peso di fatti evidenti. I raid e gli attacchi mirati con droni a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche in profondità nel territorio della Federazione Russa, come nelle regioni di Samara, Nizhny Novgorod o Krasnodar, hanno colpito il cuore strategico del Paese. Ciò sta causando enormi problemi alla capacità di raffinazione, costringendo il governo a vietare temporaneamente le esportazioni di benzina per evitare penurie interne e impennate dei prezzi alla pompa.
Al contempo, la presenza ormai regolare di droni sui cieli di Mosca e sul distretto finanziario di Moskva-City ha spezzato l’aura di totale inattaccabilità della capitale.
Oltre ai danni materiali, questi eventi portano con sé un forte impatto psicologico. La militarizzazione dello spazio aereo, le sirene d'allarme, le restrizioni ai voli civili e l'inflazione legata a un'economia interamente convertita allo sforzo bellico rendono impossibile per i media statali nascondere che la Russia è, a tutti gli effetti, un Paese in guerra.
In questo contesto si inserisce il ruolo dei media indipendenti. Anche se “Meduza” è stata messa al bando dal governo russo ed è costretta a operare in esilio dalla sua sede di Riga, in Lettonia, mantiene intatta la capacità di fornire notizie non filtrate dalla censura del Cremlino, informando milioni di lettori in Russia e nel mondo.
Pubblicando quotidianamente articoli sia in russo che in inglese, la testata si conferma una finestra critica, verificata e attendibile sulla società russa e sull'andamento del conflitto.
Dopotutto, così come l'olio galleggia sempre sull'acqua, anche la verità, prima o poi, viene a galla.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale


Fonte: Ciro Maddaloni