26 Febbraio 2021
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La nuova “dottrina Biden”: Mediterraneo in primo piano e il ruolo dell’Italia

08-02-2021 12:38 - Opinioni
Prof. Arduino Paniccia
Prof. Arduino Paniccia
Prof. Alessandro Mazzetti
Prof. Alessandro Mazzetti
GD – Venezia, 8 feb. 21 - Era facile pensare che la nuova presidenza Biden sarebbe stata caratterizzata da una politica estera molto differente da quella del suo predecessore, ma di certo anche l'analista più spregiudicato non avrebbe mai pensato che il quasi ottantenne presidente USA avrebbe impresso sin da subito un ritmo così serrato.
Fin dai primissimi giorni, infatti, Biden si è mosso attraverso binari paralleli che hanno lo scopo da un lato di contenere il colosso cinese, dall'altro di rivitalizzare il Patto Atlantico attraverso un'ampia e molto fitta agenda di conversazioni bilaterali con molteplici nazioni in quasi tutti gli scenari mondiali. Per far ciò, anche se è presto ancora per dirlo, Biden potrebbe ripensare o, per meglio dire, rimodulare la dottrina Monroe nel prossimo futuro.
In questo senso andrebbero non solo la cancellazione di Cuba dai Paesi sostenitori del terrorismo, ma anche i nuovi rapporti tra Messico e Stati Uniti, che vanno tutti verso la direzione del buon vicinato e della collaborazione.
Una volta rilanciata la posizione statunitense nel continente americano, Washington, ad oriente, potrà concentrarsi meglio nel difficile compito contenitivo della Cina. Chi pensava che i rapporti tra i due colossi sarebbero stati molto meno tesi si sbagliava, come dimostrato dai recentissimi attriti nel Mar Cinese Meridionale e nelle Isole Paracelso, dove la marina militare cinese ha allontanato il cacciatorpediniere americano «John McCain» in navigazione in quelle acque.
Motivo del contendere è Taiwan: Pechino non ha mai riconosciuto l'indipendenza dell'isola e continua a considerarla come una provincia cinese, mentre gli USA proseguono a rivendicare la libertà di navigazione in quello strategico lembo di mare.
Il dinamismo americano non si arresta e, nella visione bideniana della nuova politica, si inseriscono sia l'interruzione del rientro dei contingenti statunitensi dalla Germania, voluti sempre da Trump, sia la riapertura di un complicato, ma possibile, tavolo di trattative con Teheran sugli accordi nucleari. Una mossa che ha il duplice scopo sia di rafforzare l'influenza in Medio Oriente, sia di sottrarre spazio politico alla Russia.
A breve ci saranno le elezioni anche in Iran e il nuovo governo potrebbe essere caratterizzato da una componente radicale che complicherebbe molto il dialogo con Washington. Un primo segno d'apertura è stato dato con la cancellazione dalla lista dei terroristi del gruppo di ribelli Huthi, la compagine filo-iraniana nello Yemen. Un gesto che dimostra la buona volontà americana di trovare un canale di comunicazione con il governo di Teheran.
Proprio il rilancio dei colloqui per l'accordo nucleare ha dato il pretesto per un giro di consultazioni con gli alleati strategici di sempre: Regno Unito, Francia e Germania. In pratica gli Usa sono impegnati in una partita su tutti i fronti, caratterizzata al momento da una serie di tavoli di concertazione che, come fine ultimo, avranno lo scopo di rilanciare l'Alleanza Atlantica uscita appannata dalla presidenza Trump.
Se con il mantenimento delle truppe in Germania e la riapertura del dialogo con l'Iran gli USA tendono a sottrarre spazio politico alla Russia, sul versante Mediterraneo, che molto probabilmente tornerà a contare nelle strategie di Washington, Biden ha fatto due importanti passi: uno in Libia, dove al momento sembrerebbe essere arrivati ad un accordo tra le parti, e uno con lo Stato d'Israele per le vicende relative al porto strategico di Haifa, il quale è stato dato parzialmente in gestione ad un colosso cinese.
Il rinnovato interesse di Washington per l'antico Mare Nostrum ha molteplici chiavi di lettura, ma quella più immediata, al momento, sembrerebbe il riconoscimento da parte statunitense che l'assenza in un mare così strategico ha lasciato uno spazio economico e politico importante, prontamente riempito da Russia, Turchia e Cina.
Per di più, il Mediterraneo rappresenta quel trait d'union naturale tra Atlantico ed Oceano Indiano dove certamente Washington costruirà, insieme al governo di Nuova Delhi, il primo bastione contenitivo dell'espansionismo cinese.
In questa chiave si comprende che l'Italia potrà essere chiamata a svolgere un ruolo nel complessivo ridisegno dell'Alleanza Atlantica, non solo per la sua dominante posizione geografica nel Mediterraneo, ma anche per i suoi tanti interessi ed i suoi rapporti in Libia, il suo know how, la rinnovata proiezione strategica della sua marina militare (la seconda della Comunità Europea), la sua naturale proiezione verso il levante e quindi l'Oceano Indiano.
Nel consolidamento della propria proiezione verso oriente, quindi Adriatico, Levante, Mar Rosso ed Oceano Indiano, l'Italia potrebbe ritrovare quelle energie indispensabili per il rilancio economico del Paese e il suo nuovo ruolo nelle imminenti dinamiche geopolitiche mondiali.

Prof. Arduino Paniccia e prof. Alessandro Mazzetti
ASCE Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia


Fonte: ASCE
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