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La guerra cyber è in corso e l’Italia non ha ancora la sovranità dei dati

13-03-2026 17:27 - Opinioni
GD - Roma, 13 mar. 26 - L’Italia è già dentro una guerra. Solo che non la vede. Non ci sono carri armati nelle strade né sirene antiaeree. Ma ospedali che si bloccano, portali pubblici che crollano sotto attacco, infrastrutture digitali vulnerabili e dati sensibili che finiscono nelle mani sbagliate. È la guerra cyber: silenziosa, invisibile e sempre più pericolosa. Non è un’ipotesi teorica. È scritto nella relazione annuale dei Servizi di Sicurezza italiani presentata al Parlamento: la tecnologia è diventata il nuovo campo di battaglia delle potenze globali.
Negli ultimi anni lo abbiamo visto chiaramente. Attacchi informatici che hanno paralizzato portali istituzionali durante momenti cruciali, siti ministeriali messi fuori uso in poche ore, strutture sanitarie costrette a tornare alla carta e penna con operazioni rimandate e diagnosi ritardate. Non sono incidenti tecnici. Sono segnali di una guerra che si combatte ogni giorno sulle nostre reti digitali. E il problema più grave non è nemmeno l’attacco ai sistemi. È la manipolazione delle informazioni.
Fake news costruite scientificamente, campagne di disinformazione che amplificano tensioni sociali, operazioni digitali mirate a delegittimare istituzioni e governi. Con l’intelligenza artificiale queste operazioni diventano sempre più sofisticate. La guerra cyber non colpisce solo i server. Colpisce la stabilità democratica dei Paesi. E qui emerge il vero nodo italiano. Non la mancanza di competenze. Non l’assenza di strutture.
Il problema è che in Italia nessuno comanda davvero la sicurezza digitale del Paese. Agenzie diverse, competenze sovrapposte, catene decisionali lunghe e spesso paralizzate dalla burocrazia. Quando arriva un attacco si convocano riunioni di coordinamento. Ma nelle crisi cyber il tempo delle riunioni è già tempo perso. Le grandi democrazie hanno capito da tempo che la cybersicurezza è una questione di comando politico. In Francia la strategia cyber dipende direttamente dal Primo Ministro. Negli Stati Uniti il coordinamento della cybersicurezza è collegato alla Casa Bianca. Israele ha una catena di comando che parte dal vertice del governo e integra difesa, intelligence e settore civile.
In Italia, invece, continuiamo a frammentare. Per questo oggi la domanda non è tecnica. È politica. Presidente Meloni, chi comanda davvero la cybersicurezza italiana? Se la guerra digitale è la nuova frontiera della sicurezza nazionale, allora la risposta non può essere burocratica. Deve essere istituzionale. La cybersicurezza deve diventare una responsabilità diretta di Palazzo Chigi, con una governance unica capace di coordinare intelligence, difesa, infrastrutture critiche e amministrazioni pubbliche. Non è una proposta nuova.
Da anni la Fondazione AIDR (www.aidr.it) sostiene la necessità di una cabina di comando unica sulla sovranità digitale italiana. Oggi perfino i Servizi di sicurezza indicano chiaramente la stessa direzione. La guerra cyber è già iniziata. E quando arriverà il prossimo attacco — perché arriverà — l’Italia dovrà avere una risposta immediata. Non una riunione. Un comando.

Francesco Pagano
Direttore Generale Fondazione AIDR Italian Digital Revolution

Fonte: AIDR