La Francia e il caso Kushner: se l'ambasciatore porta pena
24-02-2026 12:43 - Opinioni
GD - Roma, 24 feb. 26 - Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha adottato, il 23 febbraio scorso, una misura di restrizione operativa nei confronti di Charles Kushner, ambasciatore degli Stati Uniti di nomina politica, immobiliarista del New Jersey, padre di Jared e suocero di Ivanka Trump. La restrizione consiste nel divieto di accesso diretto ai componenti del Governo francese. Questa decisione è stata presa a seguito di reiterate violazioni delle consuetudini diplomatiche da parte dell’ambasciatore. Si registrano, in particolare, due episodi. Nell’agosto 2025, Kushner, convocato al Quai d’Orsay per fornire chiarimenti riguardanti sue dichiarazioni pubbliche critiche verso la politica interna francese in materia di sicurezza e antisemitismo, non ottemperò personalmente all’invito, delegando un diplomatico di rango inferiore.
Inoltre, nei giorni scorsi, l’ambasciata, ha rilanciato su X un messaggio del Dipartimento di Stato concernente la morte di Quentin Deranque - l’attivista di estrema destra ucciso a Lione da militanti di estrema sinistra - che descriveva l’evento come un atto di violenza della sinistra radicale. Convocato il 23 febbraio al ministero, Kushner ha nuovamente declinato la partecipazione, adducendo impegni privati ed ha inviato al suo posto il numero due. Come noto, per un ambasciatore ignorare una convocazione del ministro degli Esteri del Paese ospite, soprattutto quando questa condotta viene reiterata, è considerato un rifiuto di riconoscere la stessa autorità dello Stato accreditatario.
Nel comunicato stampa ufficiale, emesso la sera stessa, il Quai d’Orsay ha motivato la sanzione affermando che “il comportamento dell’ambasciatore Kushner testimonia una mancanza di conoscenza dei requisiti elementari della missione di ambasciatore e dell’onore di rappresentare il proprio Paese. In queste condizioni, è stato comunicato all’ambasciatore che non sarà più ricevuto dai membri del governo francese”.
Vale la pena di precisare che la sanzione adottata non viola le regole della Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche, il cui articolo 41, comma 2, stabilisce che gli affari ufficiali devono essere trattati con il ministero degli Affari Esteri o dal suo intermediario, o con altro ministero se così è convenuto. Quindi, la Francia si è limitata a revocare una consuetudine di cortesia (l’accesso diretto ai ministri) per ripristinare il regime ordinario.
La sanzione applicata a Kushner non costituisce però un unicum nel diritto diplomatico contemporaneo. Al riguardo, nell’ultimo decennio, possiamo ricordare il caso di Richard Grenell, ambasciatore USA in Germania dal 2018 al 2020, protagonista di esternazioni “aggressive” sulle politiche energetiche e di difesa tedesche, ritenute a Berlino interferenze negli affari interni: a Grenell il governo Merkel applicò una politica di mancata risposta alle richieste di incontro con i ministri tedeschi, limitando le sue interlocuzioni ai livelli tecnici.
Inoltre, a partire dall’aggressione russa all’Ucraina, che oggi è al quarto anniversario, numerose capitali europee hanno di concerto applicato restrizioni di accesso fisico e istituzionale per gli ambasciatori russi, che sono stati sostanzialmente ridotti a meri canali di trasmissione di note verbali. Ancora, il 4 marzo 2024, gli ambasciatori degli Stati membri dell’UE, convocati dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov, non si sono recati nel grattacielo di piazza Smolenkaja-Sennaja, in esecuzione di una linea concordata a Bruxelles. E, a titolo che potremmo considerare ritorsivo, l’ambasciatore russo a Varsavia, venti giorni dopo, non si presentò al ministero degli Esteri. Infine, tra il 2023 ed il 2025, Pechino ha istituzionalizzato il “congelamento dei contatti” come sanzione applicata nei confronti degli ambasciatori di Lituania e Svezia, impedendo loro di svolgere attività di lobbying o rappresentanza politica presso i ministeri competenti.
Tuttavia, le novità nel caso Kuschner sono molteplici. Mentre con Grenell la Germania mise in pratica un isolamento politico di fatto, la Francia ha reso la misura formale e pubblica rendendo l’ambasciatore una figura politicamente inoperante. Inoltre, va segnalata la particolare durezza dei termini utilizzati.
L’uso nel comunicato della parola “onore” è un pesante attacco personale. Gli si contesta, infatti, la dignità professionale e morale come rappresentante degli Stati Uniti. Una terminologia peraltro appropriata quando si tratti di ambasciatori di nomina politica, spesso privi di qualsiasi esperienza (e attitudine) diplomatica.
Carlo Curti Gialdino
Vicepresidente dell’Istituto Diplomatico Internazionale
Fonte: Carlo Curti Gialdino IDI
Inoltre, nei giorni scorsi, l’ambasciata, ha rilanciato su X un messaggio del Dipartimento di Stato concernente la morte di Quentin Deranque - l’attivista di estrema destra ucciso a Lione da militanti di estrema sinistra - che descriveva l’evento come un atto di violenza della sinistra radicale. Convocato il 23 febbraio al ministero, Kushner ha nuovamente declinato la partecipazione, adducendo impegni privati ed ha inviato al suo posto il numero due. Come noto, per un ambasciatore ignorare una convocazione del ministro degli Esteri del Paese ospite, soprattutto quando questa condotta viene reiterata, è considerato un rifiuto di riconoscere la stessa autorità dello Stato accreditatario.
Nel comunicato stampa ufficiale, emesso la sera stessa, il Quai d’Orsay ha motivato la sanzione affermando che “il comportamento dell’ambasciatore Kushner testimonia una mancanza di conoscenza dei requisiti elementari della missione di ambasciatore e dell’onore di rappresentare il proprio Paese. In queste condizioni, è stato comunicato all’ambasciatore che non sarà più ricevuto dai membri del governo francese”.
Vale la pena di precisare che la sanzione adottata non viola le regole della Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche, il cui articolo 41, comma 2, stabilisce che gli affari ufficiali devono essere trattati con il ministero degli Affari Esteri o dal suo intermediario, o con altro ministero se così è convenuto. Quindi, la Francia si è limitata a revocare una consuetudine di cortesia (l’accesso diretto ai ministri) per ripristinare il regime ordinario.
La sanzione applicata a Kushner non costituisce però un unicum nel diritto diplomatico contemporaneo. Al riguardo, nell’ultimo decennio, possiamo ricordare il caso di Richard Grenell, ambasciatore USA in Germania dal 2018 al 2020, protagonista di esternazioni “aggressive” sulle politiche energetiche e di difesa tedesche, ritenute a Berlino interferenze negli affari interni: a Grenell il governo Merkel applicò una politica di mancata risposta alle richieste di incontro con i ministri tedeschi, limitando le sue interlocuzioni ai livelli tecnici.
Inoltre, a partire dall’aggressione russa all’Ucraina, che oggi è al quarto anniversario, numerose capitali europee hanno di concerto applicato restrizioni di accesso fisico e istituzionale per gli ambasciatori russi, che sono stati sostanzialmente ridotti a meri canali di trasmissione di note verbali. Ancora, il 4 marzo 2024, gli ambasciatori degli Stati membri dell’UE, convocati dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov, non si sono recati nel grattacielo di piazza Smolenkaja-Sennaja, in esecuzione di una linea concordata a Bruxelles. E, a titolo che potremmo considerare ritorsivo, l’ambasciatore russo a Varsavia, venti giorni dopo, non si presentò al ministero degli Esteri. Infine, tra il 2023 ed il 2025, Pechino ha istituzionalizzato il “congelamento dei contatti” come sanzione applicata nei confronti degli ambasciatori di Lituania e Svezia, impedendo loro di svolgere attività di lobbying o rappresentanza politica presso i ministeri competenti.
Tuttavia, le novità nel caso Kuschner sono molteplici. Mentre con Grenell la Germania mise in pratica un isolamento politico di fatto, la Francia ha reso la misura formale e pubblica rendendo l’ambasciatore una figura politicamente inoperante. Inoltre, va segnalata la particolare durezza dei termini utilizzati.
L’uso nel comunicato della parola “onore” è un pesante attacco personale. Gli si contesta, infatti, la dignità professionale e morale come rappresentante degli Stati Uniti. Una terminologia peraltro appropriata quando si tratti di ambasciatori di nomina politica, spesso privi di qualsiasi esperienza (e attitudine) diplomatica.
Carlo Curti Gialdino
Vicepresidente dell’Istituto Diplomatico Internazionale
Fonte: Carlo Curti Gialdino IDI














