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La Conferenza di Lucerna e il mainstream del ‘Global South’ pro Russia

18-06-2024 14:25 - Opinioni
GD - Roma, 18 giu. 24 - La forza di 80 adesioni sui principi fondamentali del diritto internazionale non può arretrare di fronte al mainstream della mancata adesione di dodici Stati. Ed è tutto da dimostrare che il Global South sia allineato con le pretese della Russia contrarie all'integrità territoriale dell'Ucraina.
Sulla guerra in Ucraina l'approssimazione e l'eccessiva semplificazione di certe rappresentazioni può fare il gioco dell'aggressore e non approfondisce il quadro della realtà. Eppure ormai i media dovrebbero essere accorti di fronte alla “guerra ibrida” posta in essere dagli Stati nemici dell'Occidente. Un esempio viene dalle analisi sull'esito della Conferenza di alto livello organizzata dalla Confederazione Elvetica: ci si è limitati ad enfatizzare il mainstream sulla mancata adesione al documento finale da parte di dodici Stati.
Ma dodici ‘riserve' devono avere un valore preminente rispetto agli 80, fra Stati e organizzazioni, che vi hanno aderito? È il caso invece interrogarsi con spirito costruttivo - per un'idea di pace condivisa - sulla valenza del contenuto in sé del documento, e poi certamente considerare anche le implicazioni delle astensioni, di minoranza, valutandone però bene la consistenza e le ragioni: non mancheranno le sorprese sull'asserito allineamento con la Russia.
Il documento di Lucerna, approvato anche da UE e Consiglio d'Europa, ha ottenuto la condivisione su cinque punti fondamentali: la sicurezza nucleare, con particolare riferimento alle misure per la centrale di Zaporizhzhia, la sicurezza alimentare con il ripristino della libertà di navigazione per il traffico commerciale nel Mar Nero, il rientro in patria dei bambini ucraini trasferiti in Russia nell'ambito di un quadro più ampio di scambi di prigionieri, infine l'affermazione della ‘sovranità, indipendenza e integrità territoriale' dell'Ucraina nella prospettiva di una sollecita ripresa del dialogo per i negoziati tra le parti. Si parla infatti già di una nuova Conferenza da convocarsi entro novembre, prima della elezioni statunitensi, dal cui esito dipenderà la conferma di Biden di fronte allo sfidante Trump.
È dunque chiaro l' obiettivo del percorso intrapreso, che probabilmente è quello che più teme Putin: convergere attorno a «una interpretazione comune» delle basi legali per «una pace giusta e duratura», in sostanza una dichiarazione su ciò che prevede in questi casi il diritto internazionale. La Dichiarazione enuncia quindi i principi giuridici su cui proseguire il processo: vengono i richiamate le risoluzioni A/RES/ES-11/1 e A/RES/ES-11/6 adottate dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che condannano l'aggressione all'Ucraina e impongono il cessate il fuoco con il ritiro della forze russe dai territori illegalmente occupati.
La linea d'azione è per l'impegno «ad astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato» e ad affermare «i principi di sovranità, indipendenza e integrità territoriale di tutti gli Stati, compresa l'Ucraina».
Viene riaffermato anche il principio fondamentale della “risoluzione delle controversie con mezzi pacifici” in conformità al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite.
Si può ora tracciare un'analisi sulle dodici mancate adesioni. Si è detto che la contrarietà al documento è stata espressione principalmente del Global South, quel Sud Globale - comprensivo di Africa, America Latina, Asia, Oceania - tanto evocato nella retorica del “multipolarismo” di Russia e Cina. Indubbi sono i motivi per cui la Russia e la Cina - anche con l'iniziativa dei BRICS e del ‘forum di Shangai' - si sono accattivate le simpatie di molti Paesi del Sud Globale: oltre alla retorica contro l'Occidente neo-colonizzatore, da un lato c'è il petrolio a basso costo e i servizi della Wagner diffusi dalla Russia, specie nei Paesi africani che si sono voluti affrancare dalla Francia; dall'altro c'è il condizionamento degli investimenti cinesi con la Via della Seta, su cui Pechino sta già vincolando molti Paesi africani, asiatici e latino-americani nella trappola dei debiti sovrani.
Ma è davvero totale l'allineamento del Global South sulle posizioni della Russia? Se si consulta l'elenco di chi ha sottoscritto la dichiarazione finale, con sorpresa compare una lista di diversi Paesi del Sud del mondo che vi hanno aderito e alcuni non sono certo poco rilevanti: Argentina, Benin, Capo Verde, Cile, Comore, Costa Rica, Costa d'Avorio, Repubblica Dominicana, Ecuador, Figi, Gambia, Ghana, Guatemala, Kenya, Liberia, Nuova Zelanda, Palau, Perù, Filippine, Qatar, Sao Tomè e Prince, Somalia, Suriname, Timor Est, Uruguay.
Si è dato pure spazio al fatto che altri due Paesi hanno ‘ritirato' la firma dal documento: l'Iraq, praticamente uno stato che stenta a rinascere sotto influenza dell'Iran, e la Giordania, Paese arabo che guarda alle scelte dell'Arabia Saudita. Anche questa non ha sottoscritto il documento, probabilmente per mantenere una fama di “neutralità” anche per il processo di distensione sui cui punta in Medio Oriente (nonostante la crisi di Gaza) - per meglio curare i propri affari - dovendo tener conto dell'Iran, che ha solidi legami con la Russia.
Certo sono rilevanti la mancata partecipazione della Cina e le astensioni di Sud Africa e India, ma le loro posizioni vanno chiarite. Sul sito della Conferenza si afferma che all'invito ad intervenire il ministero degli Affari Esteri cinese ha dichiarato di attribuire «grande importanza all'organizzazione del primo vertice per la pace in Ucraina da parte della Svizzera», e che la sua riserva è stata opposta perché si «dovrebbe facilitare una discussione equa su tutti i piani di pace conformemente al diritto internazionale, per coinvolgere i Paesi del Sud del mondo e integrare la Russia nel processo di pace».
Tuttavia la Svizzera aveva già chiarito che non proponeva un “foro negoziale”, ma una piattaforma iniziale largamente condivisa dagli Stati da cui promuovere i “buoni uffici” per i successivi negoziati tra le parti in causa, quindi mai esclusi.
Quanto al Sud Africa, nello stesso statement di ‘disaccordo' (uno dei motivi è che all'iniziativa doveva escludersi Israele, Paese che il Sud Africa ha denunciato per genocidio alla Corte internazionale di giustizia) il prof. Sydney Mufamadi, consigliere per la sicurezza della Repubblica del Sudafrica, ha comunque precisato la linea sull'Ucraina: «Il Sudafrica ha sostenuto l'applicazione uniforme dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, compreso il rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità dell'Ucraina».
In sostanza, in tutte queste posizioni è arduo leggere un deciso allineamento alle posizioni della Russia, specie per le pretese sui territori ucraini. Si può certo parlare di evidenti ambiguità del Sud Africa e allo stesso modo dell'India (Paesi aderenti ai BRICS, l'alleanza che lega Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) come degli altri astenuti.
Argomenti diversi ma sostanziali ambiguità strategiche denotano solo interessi contingenti: in diversi casi al momento la Russia è un loro utile partner, soprattutto commerciale specie per il petrolio a basso costo, per gli armamenti e il supporto della Wagner, ma gli stessi interessi e le situazioni possono evolvere. L'assertività e politiche inclusive delle democrazie occidentali potrebbero riuscire a far capire a questa parte del Global South – specie a Pretoria e Nuova Delhi, come anche a Pechino - che un prolungamento della guerra in Ucraina nuoce alle economie e soprattutto alle popolazioni, e in ogni caso converrà a tutti ristabilire quanto prima l'ordine internazionale basato sul Rule of Law.
Nella prospettiva di Putin, dunque, molto è cambiato: dopo le Risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite anche per quanto deciso alla Conferenza di Lucerna dovrà prendere atto che secondo il diritto internazionale non potrà avere argomenti per rivendicare i territori occupati e sostenere la legittimità della sua «guerra di aggressione».
Ora che l'Occidente, anche dopo le decisioni assunte al G7 di Borgo Egnazia, si è riunito per riequilibrare le forze sul campo rinnovando gli aiuti all'Ucraina, Putin dovrà presto accettare di negoziare senza la pretesa di imporre le sue condizioni.

Maurizio Delli Santi
membro dell'International Law Association

Fonte: Maurizio Delli Santi
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