Italia-USA: Aspen Institute Italia assegna premio per ricerca scientifica
12-06-2026 16:10 - Arte, cultura, turismo
GD – Roma, 12 giu. 26 - Nella prestigiosa cornice di Palazzo Lancellotti a Piazza Navona, si è svolta l'undicesima edizione del Premio Aspen Institute Italia. Alla manifestazione hanno preso parte autorevoli personalità del mondo politico, scientifico e istituzionale.
Istituito nel dicembre 2015 e ufficialmente noto come “Premio per la ricerca e la collaborazione scientifica tra Italia e Stati Uniti”, il riconoscimento punta a valorizzare la cooperazione transatlantica. Ogni anno, l'iniziativa premia un progetto di ricerca capace di offrire un contributo eccezionale nei campi delle scienze naturali, teoriche o applicate.
La giuria, presieduta dal prof. On. Giulio Tremonti, presidente di Aspen Institute Italia, ha assegnato il premio del valore di 40.000 euro al progetto vincitore dell'edizione 2026, uno studio d'avanguardia nel settore delle scienze mediche e della medicina rigenerativa, intitolato: “Identification of a Retinoic Acid-Dependent Hemogenic Endothelial Progenitor from Human Pluripotent Stem Cells”.
Lo studio ha svelato i complessi meccanismi molecolari alla base della generazione in laboratorio delle cellule staminali del sangue, dimostrando il ruolo fondamentale dell'acido retinoico (un derivato della vitamina A) nel guidare questo processo. Si tratta di un passo avanti cruciale per lo sviluppo di future terapie contro gravi malattie ematiche, immunodeficienze e leucemie.
Il premio è stato consegnato a un team multidisciplinare composto da 13 scienziati afferenti a importanti istituzioni italiane e statunitensi: per l'Italia i ricercatori dell'Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) / IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano (tra cui Andrea Ditadi, Sara Valsoni, Rebecca Scarfò, Sara Cascione, Lauren N. Randolph ed Eleonora Cavalca) e l'Istituto di Tecnologie Biomediche del CNR (Ivan Merelli); per gli Stati Uniti gli scienziati della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York e della Washington University di St. Louis.
I lavori sono stati aperti dal presidente Giulio Tremonti, seguiti dai saluti istituzionali dell'on. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati.
È seguito il dibattito incentrato sull'AI, la cooperazione e il "paradosso" della conoscenza. Il prof. Angelo Maria Petroni ha moderato un ricco dibattito che ha visto la partecipazione del prof. don Paolo Benanti, della prof. Maria Cristina Messa, di Andrea Lenzi presidente del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, e di Alessandro Chiesi presidente del Gruppo farmaceutico Chiesi.
Al centro del confronto è emerso il ruolo dirompente delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale applicata alla medicina, insieme alla necessità di ripensare i modelli di ricerca. In particolare, Chiesi ha sottolineato l'urgenza di superare il vecchio concetto di “laboratorio proprietario”, promuovendo una collaborazione aperta tra i vari centri di ricerca nazionali e globali.
La condivisione delle informazioni scientifiche permette infatti di amplificare e accelerare i traguardi di cui potrà beneficiare l'intera umanità. Nel contesto della ricerca, la condivisione "aumenta anziché diminuire" il valore finale. Infatti, se per i beni materiali vale il principio della divisione (se ti do la mia mela, io non ce l'ho più), la conoscenza si comporta come un bene non rivale: condividere un'idea non significa perderla, ma moltiplicare il suo valore a vantaggio di tutti.
Istituito nel dicembre 2015 e ufficialmente noto come “Premio per la ricerca e la collaborazione scientifica tra Italia e Stati Uniti”, il riconoscimento punta a valorizzare la cooperazione transatlantica. Ogni anno, l'iniziativa premia un progetto di ricerca capace di offrire un contributo eccezionale nei campi delle scienze naturali, teoriche o applicate.
La giuria, presieduta dal prof. On. Giulio Tremonti, presidente di Aspen Institute Italia, ha assegnato il premio del valore di 40.000 euro al progetto vincitore dell'edizione 2026, uno studio d'avanguardia nel settore delle scienze mediche e della medicina rigenerativa, intitolato: “Identification of a Retinoic Acid-Dependent Hemogenic Endothelial Progenitor from Human Pluripotent Stem Cells”.
Lo studio ha svelato i complessi meccanismi molecolari alla base della generazione in laboratorio delle cellule staminali del sangue, dimostrando il ruolo fondamentale dell'acido retinoico (un derivato della vitamina A) nel guidare questo processo. Si tratta di un passo avanti cruciale per lo sviluppo di future terapie contro gravi malattie ematiche, immunodeficienze e leucemie.
Il premio è stato consegnato a un team multidisciplinare composto da 13 scienziati afferenti a importanti istituzioni italiane e statunitensi: per l'Italia i ricercatori dell'Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) / IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano (tra cui Andrea Ditadi, Sara Valsoni, Rebecca Scarfò, Sara Cascione, Lauren N. Randolph ed Eleonora Cavalca) e l'Istituto di Tecnologie Biomediche del CNR (Ivan Merelli); per gli Stati Uniti gli scienziati della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York e della Washington University di St. Louis.
I lavori sono stati aperti dal presidente Giulio Tremonti, seguiti dai saluti istituzionali dell'on. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati.
È seguito il dibattito incentrato sull'AI, la cooperazione e il "paradosso" della conoscenza. Il prof. Angelo Maria Petroni ha moderato un ricco dibattito che ha visto la partecipazione del prof. don Paolo Benanti, della prof. Maria Cristina Messa, di Andrea Lenzi presidente del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, e di Alessandro Chiesi presidente del Gruppo farmaceutico Chiesi.
Al centro del confronto è emerso il ruolo dirompente delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale applicata alla medicina, insieme alla necessità di ripensare i modelli di ricerca. In particolare, Chiesi ha sottolineato l'urgenza di superare il vecchio concetto di “laboratorio proprietario”, promuovendo una collaborazione aperta tra i vari centri di ricerca nazionali e globali.
La condivisione delle informazioni scientifiche permette infatti di amplificare e accelerare i traguardi di cui potrà beneficiare l'intera umanità. Nel contesto della ricerca, la condivisione "aumenta anziché diminuire" il valore finale. Infatti, se per i beni materiali vale il principio della divisione (se ti do la mia mela, io non ce l'ho più), la conoscenza si comporta come un bene non rivale: condividere un'idea non significa perderla, ma moltiplicare il suo valore a vantaggio di tutti.
Ciro Maddaloni
Fonte: Ciro Maddaloni














