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Italia-USA: AI, Italia a rischio produttività, semplificare innovazione

16-06-2026 16:24 - Economia
GD - Roma, 16 giu. 26 - Più di 109 miliardi di dollari di investimenti privati in AI negli USA, nel solo 2024: quasi 12 volte più della Cina e oltre 20 volte più del Regno Unito. Un balzo in avanti notevole, se si considera che, nell’intero periodo 2019–2023, gli investimenti USA avevano raggiunto circa 328 miliardi di dollari, più del doppio della Cina e oltre dieci volte l’intera Unione Europea. Un divario che si riflette anche sul piano infrastrutturale, dove Stati Uniti e Cina concentrano la gran parte della capacità globale di calcolo avanzato.
È quanto emerge dal position paper che sarà presentato domani, mercoledì 17 giugno alle ore 15.00, al Centro Studi Americani di via Michelangelo Caetani, 32 a Roma, dal Comitato Artificial Intelligence dell’American Chamber of Commerce in Italy che promuove l’incontro “Semplificare l’Innovazione: Verso un’Implementazione Efficace della Regolazione dell’Intelligenza Artificiale in Italia”.
“Serve un canale permanente di consultazione tecnica tra le autorità competenti e le imprese tecnologiche", ha osservato Simone Crolla, managing director di AmCham, "per superare le rigidità burocratiche, la sovra-regolamentazione e la sovrapposizione di competenze che potrebbero compromettere lo sviluppo della adozione della IA nel sistema economico e istituzionale nel Paese, con gravi danni per la nostra competitività. Chi non investirà tempestivamente nelle infrastrutture digitali necessarie alla IA, inoltre, andrà incontro a minore produttività, dipendenza tecnologica e perdita di attrattività industriale, con una riduzione potenziale tra l’1% e l’1,5% del PIL annuo secondo le stime di Boston Consulting Group”.
Analogo il divario in termini di capitale umano. In Italia, solo il 4% degli occupati è specialista ICT e meno del 46% della popolazione possiede competenze digitali di base.
Anche l’adozione dell’AI nelle imprese conferma il ritardo europeo e nazionale. Nel 2024, oltre il 75% delle aziende a livello globale utilizza soluzioni di intelligenza artificiale, mentre se nella UE la quota di imprese che adottano tecnologie AI si ferma al 13,5%, in Italia la quota oscilla tra l’8% e il 9%.
In questo quadro si inserisce l’adozione dell’IA Act europeo nella legislazione italiana, che dovrà necessariamente garantire un’applicazione uniforme e prevedibile del quadro regolatorio su tutto il territorio nazionale per favorire il più possibile lo sviluppo armonioso e competitivo dell’ecosistema digitale italiano.
Crolla ha poi aggiunto: “Infine, occorre una politica più orientata alla formazione del capitale umano in questo settore, con il rafforzamento dei programmi di reskilling e upskilling nel mondo del lavoro, il potenziamento dei percorsi di istruzione e formazione, l’introduzione di misure mirate all’attrazione e alla valorizzazione dei talenti”.
L’iniziativa, che coinvolge le istituzioni nazionali ai massimi livelli e alcune tra le principali aziende statunitensi presenti sul nostro territorio, apre un dialogo tra imprese e istituzioni sia sulla sfida che comporta per il nostro Paese l’adozione delle norme contenute nell’IA Act europeo, sia sulle necessità in termini di investimenti e di strategie da attuare per non perdere il passo di fronte alla notevole accelerazione tecnologica in ambito digitale. Una urgenza sia in termini legislativi, sia in termini di risorse umane e finanziarie che trova piena evidenza nei fatti.


Fonte: AmCham Italy