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Italia-Cina: 2022 difficile ma le imprese guardano al futuro con fiducia

24-11-2022 16:56 - Economia
Maio Boselli Maio Boselli
GD - Milano, 24 nov. 22 – Sebbene il perdurare di una congiuntura internazionale sfavorevole, gli imprenditori italiani e cinesi vedono buone prospettive di crescita per la cooperazione economica tra Italia e Cina. Lo rivela il rapporto “Cina-Italia: quali prospettive per le imprese”, curato dal Centro Studi dell’Italy China Council Foundation e presentato oggi nel corso dell’Italy China Economic Cooperation Forum, a Milano. All’evento sono intervenuti i rappresentanti di istituzioni e di importanti realtà imprenditoriali italiane e cinesi.
Il Forum si è svolto a pochi giorni di distanza dall’incontro bilaterale al G20 di Bali tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente Xi Jinping, concluso con l’annuncio di una prossima visita del nostro premier in Cina, e ha costituito una occasione di confronto tra operatori del settore per fare il punto sulle relazioni economiche e commerciali che vedono protagonisti i due Paesi.
“L’attuale momento storico è molto complesso ma i segnali che ci arrivano dalla politica e dall’economia ci permettono di guardare al futuro con fiducia", ha dichiarato Mario Boselli, presidente di ICCF. "Nonostante le evidenti difficoltà di una economia globale in crisi, il messaggio che riceviamo dalle aziende è una grande voglia di collaborare. In particolare, da parte delle nostre imprese lanciamo un appello perché la Cina riapra: andarci è indispensabile non solo per far funzionare attività già in essere ma soprattutto per avviarne di nuove e poter costruire un rapporto con le controparti cinesi. Un messaggio che andiamo ripetendo da tempo e che necessita di essere colto con urgenza affinché il dialogo e lo scambio non facciano dei passi indietro”, ha aggiunto.
I numeri del 2022 - Continua la crescita positiva dell’interscambio Cina-Mondo nei primi dieci mesi del 2022 (+8% a/a), trainata soprattutto – con alti e bassi – dalla componente dell’export (+11% a/a) nel primo semestre, mentre si registrano importanti rallentamenti nel terzo trimestre dell’anno. Lo confermano i dati di ottobre, con l’export e l’import cinesi nel mondo che hanno fatto registrare una contrazione rispettivamente dello 0,3% e 0,7% a/a. La resilienza dell’export ha sostenuto la ripresa economica della Cina negli ultimi due anni grazie alla forte domanda internazionale, ma la congiuntura favorevole sembra aver subito una battuta d'arresto.
Pesano il conflitto in Ucraina, la debole domanda esterna dovuta all’aumento dell’inflazione derivante dall’impennata dei prezzi delle materie prime e il rallentamento della capacità produttiva cinese come conseguenza delle chiusure dovute al Covid-19. Da segnalare la crescita sostenuta dell’export cinese verso i Paesi ASEAN nel mese di ottobre (+20% a/a), a fronte di un drastico calo dell’export verso Stati Uniti (-12,6% a/a) e Unione Europea (-9% a/a).
Nel 2022, i dati ritraggono un andamento italiano nelle relazioni commerciali con la Cina allineato su quelli degli altri Paesi europei. Complessivamente, l’interscambio nei primi dieci mesi dell’anno è cresciuto del 9% a/a, trainato dall’export cinese nella Penisola (+23% a/a pari a 43 miliardi di dollari), mentre l’import ha registrato un calo a/a del 10% (23 miliardi).
Si segnala un deciso aumento dello squilibrio della bilancia dei pagamenti con la Cina già nel corso del 2021, riconducibile alla ripresa e all’aumento generalizzato dell’import italiano verso e oltre i livelli pre-pandemia, grazie ad una pronunciata ripresa dell’attività economica e dei consumi interni. Questo andamento si è accentuato nel 2022 a causa dell’ulteriore rialzo dei prezzi del gas naturale e dell’energia, soprattutto della quota proveniente dall’area non euro.
Imprese. convergenze e divergenze - La terza edizione del sondaggio, contenuta all’interno del rapporto, ha visto per la prima volta il coinvolgimento di aziende cinesi che operano con l’Italia. La scelta di includere un campione di imprese cinesi nasce dalla volontà di comprendere quali siano le necessità e le problematiche da loro affrontate nell’operare con l’Italia e far emergere, ove possibile, similitudini e divergenze con le omologhe italiane. Il sondaggio, in forma anonima, ha visto la partecipazione complessiva di un campione eterogeneo di imprese di diversi settori, di cui il 75% italiane e il 25% cinesi.
L’analisi - basata sulle oltre 8000 risposte ricevute - mostra che se gli imprenditori italiani guardano alla Cina come “mercato di sbocco” per i loro prodotti e servizi nonché come hub regionale per l’accesso a mercati limitrofi, altrettanto fanno i loro colleghi cinesi – che vedono l’Italia come zona di interesse per i propri investimenti perché considerata realtà chiave nello sviluppo di attività R&S grazie all’alto livello di qualifica della sua forza lavoro. L’84% di entrambi i campioni si dichiara soddisfatto delle proprie attività, mentre il 60% non ha in mente di ridurre o modificare i propri piani di investimento. In comune anche le criticità vissute in epoca Covid-19: l’impossibilità di viaggiare e le difficoltà di ottenimento di visti e permessi di soggiorno, insieme all’interruzione delle linee di fornitura.
A separare le esperienze degli intervistati, le difficoltà di accesso ai due Paesi. Se per il campione italiano a complicare lo sbarco in Cina sono soprattutto le politiche di gestione della pandemia, la distanza geografica, le difficoltà logistiche e la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, per quello cinese i problemi sono la nostra regolamentazione poco chiara, la burocrazia inefficiente e un crescente protezionismo. Comuni e al primo posto, invece, le difficoltà linguistico-culturali.
L’indagine ha permesso di stilare una serie di raccomandazioni per le istituzioni italiane e cinesi, tra cui la richiesta rivolta dalle aziende italiane all’UE di rafforzare la cooperazione economica con partner strategici extra-europei, pur mantenendo una solida relazione con la Cina, spingere i processi di internazionalizzazione, tutelare maggiormente la proprietà intellettuale, e inoltre maggiori investimenti nel digitale, aiuti per facilitare la nascita di collaborazioni strategiche con partner in loco, oltre che più formazione, informazione e la possibilità di cooperazioni congiunte in ambito di R&S.


Fonte: Redazione
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