23 Aprile 2021
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Iraq: reminiscenze nella cultura contemporanea italiana

13-03-2021 11:24 - Opinioni
Torre dell'Orologio a Erbil
Torre dell'Orologio a Erbil
Busto dell'imperatore Traiano - Musei Capitolini Collezione Albani
Busto dell'imperatore Traiano - Musei Capitolini Collezione Albani
Targa commemorativa dell'accampamento romano di Singara, oggi Sinjar
Targa commemorativa dell'accampamento romano di Singara, oggi Sinjar
Monumento a Erbil
Monumento a Erbil
GD - Roma, 13 mar. 21 - La prima visita di un Pontefice romano in Iraq, svolta da Papa Francesco dal 5 all’8 marzo, ha consentito di vedere scene inimmaginabili al grande pubblico: ali di folla festante, manifesti di benvenuto, strade, quartieri, scene di normalità là dove la narrazione dei media è sempre stata da scenario di guerra.
Questa rappresentazione del Paese ha prevalso a tal punto che è diventato difficile cercare nella nostra sedimenta cultura qualche richiamo positivo alla terra compresa tra il Tigri e l’Eufrate. Eppure a guardare bene, in tempi recenti, esempi importanti di sollecitazioni culturali ce ne sono state. A Roma si è svolta tra il 2017 e il 2018 la mostra “Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa”, ideata da Claudio Parisi Presicce e a cura di Marina Milella, Simone Pastor e Lucrezia Ungaro per celebrare la ricorrenza dei 1900 anni dalla morte dell’imperatore che ha portato l’Impero alla sua massima espansione.
La mostra, ospitata nei Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali, è stata caratterizzata dal racconto della vita eccezionale dell’optimus princeps, ovvero il migliore tra gli imperatori. II percorso espositivo si snodava attraverso sette sezioni a partire dalla morte di Traiano, avvenuta a Selinunte in Sicilia, nel 117 dC, dopo essersi ammalato in Asia Minore dove aveva affrontato per tre anni la durissima campagna militare contro i Parthi che minacciavano le province orientali dell’Impero.
Proprio sul territorio dell’attuale Iraq i legionari posero le loro tende, fortificarono l’accampamento e lo chiamarono Singara, oggi corrispondente alla città di Sinjar. Terminava così la spinta all’espansione territoriale, dopo che i Romani avevano unificato le civiltà mediterranee e consolidato il loro dominio tra Europa, Africa ed Asia.
Franco Battiato, il 4 dicembre del 1992, tenne a Bagdad uno storico concerto al Teatro Nazionale iracheno accompagnato dai Virtuosi Italiani e dall’Orchestra sinfonica nazionale dell’Iraq. Si trattò di una scelta coraggiosa e controcorrente portata avanti dal cantautore siciliano a sostegno di un’iniziativa umanitaria a favore dell’infanzia del paese asiatico in sofferenza per l’embargo in atto e per le conseguenze del primo conflitto del Golfo conclusosi l’anno precedente.
Battiato nella sua copiosa produzione è sempre stato incline alle suggestioni dall’Oriente, in particolare, nel primo album dal vivo “Giubbe Rosse” (EMI, 1989) aveva presentato il brano “Mesopotamia” con un’ampia parte del testo riferita inequivocabilmente alla storia antica: “Anch'io a guardarmi bene vivo da millenni/ e vengo dritto dalla civiltà più alta dei Sumeri/ dall'arte cuneiforme degli Scribi/ e dormo spesso dentro un sacco a pelo/ perché non voglio perdere i contatti con la terra./ La valle tra i due fiumi della Mesopotamia/ che vide alle sue rive Isacco di Ninive”.
A Zaha Hadid, architetta britannica di origine irachena, il MAXXI di Roma ha dedicato una mostra tra il 2017 e il 2018, ad un anno dall’improvvisa scomparsa avvenuta negli Stati Uniti. L’esposizione, curata da Margherita Guccione e Woody Yao, ha inteso evidenziare il suo intenso e produttivo rapporto con l’Italia, presentando i progetti e le opere da lei messi a punto nel corso della sua carriera: dai bozzetti pittorici e concettuali ai modelli tridimensionali, dalle rappresentazioni virtuali agli studi interdisciplinari finalizzati all’applicazione di nuove soluzioni e tecnologie, in uno sforzo pionieristico di indagine applicato anche alla progettazione degli oggetti di design. Zaha Hadid ha ridefinito l’architettura del XXI secolo e catturato l’immaginazione di tutto il mondo attestandosi tra i più influenti e visionari architetti del nostro tempo.
Lo stesso MAXXI è il frutto di un suo progetto realizzato ricucendo due parti del quartiere Flaminio precedentemente scollegate, con la creazione di un nuovo spazio pubblico offerto alla Capitale. Queste le principali e più recenti suggestioni provenienti dall’Iraq, luogo di affascinanti culture.

Vincenzo Legrottaglie
Giornalista ed esperto di Medio Oriente


Fonte: Vincenzo Legrottaglie
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