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Iran: protesta davanti Ambasciata, “Ci stanno massacrando, dateci voce”

13-01-2026 18:24 - Ambasciate
GD - Roma, 13 gen. 26 - Nuova protesta davanti all'ambasciata dell'Iran a Roma. “Ci stanno massacrando, dateci voce”, hanno fatto sapere i dimostranti. È stato un flash mob silenzioso per dire basta alla teocrazia, alla polizia morale, al regime, all'oppressione e alle migliaia di morti con cui la Repubblica Islamica sta soffocando le manifestazioni di protesta in corso in tutto l'Iran.
Così decine di giovani iraniani, ammantati dalle “vere bandiere dell’Iran, quelle con il Leone di Persia”, hanno risposto all’appello lanciato dal segretario di +Europa, on. Riccardo Magi, per il sit-in andato in scena stamattina di fronte all’ambasciata di Teheran a Roma, in via Nomentana.
In un silenzio rotto solo dal grido in farsi “Javid Shah”, ‘Viva lo Shah’, come quello imposto dal regime degli Ayatollah alla popolazione, a cui da oltre cinque giorni (il blackout digitale è cominciato l’8 gennaio) è negato l’accesso a internet e alle reti mobili e fisse con l’obiettivo di ostacolare i contatti tra i manifestanti ed evitare il diffondersi all’estero delle immagini della repressione.
“Siamo noi iraniani all’estero che dobbiamo dare voce a chi sta protestando”, ha spiegato Pegah, poco più di 20 anni, in Italia per studiare. Il volto e il collo sporchi di vernice rossa: "Fino a quando il nostro sangue dovrà innaffiare le radici della Repubblica Islamica? Più di 20 mila manifestanti uccisi in due giorni, basta", è scritto su un cartello.
"Questa volta può essere diverso: quello di cui abbiamo bisogno è voce", ha detto ancora Pegah, "perché non si può condividere tutto quanto sta succedendo: senza internet siamo silenziati, e noi iraniani fuori dal Paese siamo al voce di chi è dentro. Non abbiamo più paura perché non c’è nulla da rimpiangere”.
Tutti quanti, ha sottolineato, “vogliamo un’alternativa, come il ritorno dello Shah che sarà sicuramente migliore di quello che abbiamo oggi, perché abbiamo bisogno di un governo che non uccida chi sta solo dicendo ‘no’. Vogliamo libertà: il discorso non è più il velo o l’economia, ma riprenderci umanità e dignità che a noi mancano da decenni, dal 1979″. In questa situazione, anche un intervento americano “non può essere peggio di quello che c’è ora, con 2 mila vite perse in due giorni”.
"In Iran non solo ti sparano in testa per dire no, ma chiedono anche 5 mila euro alla tua famiglia per restituire il corpo", è scritto su un altro dei cartelli esposti davanti all'ambasciata dell'Iran.
Da 15 giorni, ha raccontato Mahjid, giovane studente nato e cresciuto a Mashhad, città nel Nord-Est dell’Iran, “migliaia di persone vengono assassinate. Da 5 giorni non so se i miei familiari e i miei amici siano morti o se stanno bene, non so nulla. Ma il silenzio imposto dal regime non ferma le nostre proteste: in tutte le città, grandi e piccole, molta gente inneggia allo Shah. Vogliamo il ritorno di Pahlavi, che non è un dittatore, per una transizione secolare dalla Repubblica Islamica. Tutto l’Iran grifa Javid Shah, viva l’Iran e viva la libertà”.

Fonte: Redazione