Iran: le ragioni che stanno alla base di una crisi profonda
15-01-2026 15:13 - Opinioni
GD - Roma, 15 gen. 26 - In questi ultimi giorni i rappresentanti politici iraniani denunciano a gran voce il fatto che il loro Paese sia sottoposto ormai da molti anni a pressioni organizzate, sanzioni economiche e a una guerra di narrazioni da “parte di potenze che antepongono i propri interessi geopolitici al principio della sovranità dei popoli”. Lo scrivono nelle loro comunicazioni ufficiali.
I rappresentanti iraniani lamentano che queste politiche ostili nei confronti del loro Paese non sono situazioni episodiche, occasionali, ma sono bensì la conseguenza di strategie di lungo periodo “volte a indebolire l'indipendenza, creare fratture sociali per imporre un futuro di dipendenza”.
Vista con gli occhi dei rappresentanti del Regime al Governo oggi in Iran questa denuncia certamente ha una sua rispondenza agli eventi che si sono susseguiti negli ultimi decenni.
Ma manca tuttavia una domanda, che forse farebbero bene a porsi: perché succede questo? Forse ponendosi questa domanda i governanti iraniani avrebbero modo anche di guardarsi intorno per cercare di capire cosa rende il loro Paese “oggetto di attenzione da parte della comunità internazionale”.
Perché queste attenzioni ossessive sull'Iran e non sulla Norvegia? Eppure anche in Norvegia esiste un Sovrano che presiede il Consiglio di Stato, nomina il primo ministro dopo le elezioni, concede la grazia ... E questo succede grossomodo in tutte le 12 monarchie costituzionali europee.
Anche l'economia norvegese dipende dall'estrazione e commercializzazione degli idrocarburi, che hanno assicurato alla popolazione un benessere diffuso e uno stato sociale all'avanguardia nel mondo.
Ma a ben guardare, la Norvegia è “meno fortunata” dell'Iran. La Norvegia ha un clima a dir poco “ostile”. La gran parte del territorio, di fatto, è disabitato a causa delle difficili condizioni climatiche.
L'Iran ha un territorio molto vario, in parte desertico, ma possiede alcune delle zone più fertili di tutto il Medio Oriente, dove si può coltivare praticamente tutto. Ha una esposizione sul Golfo Persico, nel Mar Arabico e nel Mar Caspio. Mari che sono balneabili e che potrebbero diventare un'attrazione turistica per i Paesi dell'area e non solo. Ci sono montagne, considerate da molti appassionati degli sport invernali una delle migliori gemme nascoste del mondo, dove poter sciare.
L'Iran possiede il petrolio, come e più della Norvegia. Allora una domanda i dirigenti iraniani dovrebbero porsela: perché il popolo soffre? perché in Iran non si vive nell'agiatezza come in Norvegia?
Infine, l'Iran dispone di una popolazione istruita, colta, soprattutto se confrontata con la media regionale del Medio Oriente. L'istruzione da sempre ha rappresentato per l'Iran un pilastro fondamentale e un valore profondamente sentito dalle famiglie, indipendentemente dal ceto sociale.
Invece di capitalizzare su tutti questi parametri favorevoli e puntare ad un reale sviluppo del Paese, la dirigenza iraniana lamenta che alcune correnti politiche ostili al governo si sono schierate nei momenti storici decisivi per il Paese al fianco di potenze ostili.
Ma sono le opposizioni a cercare narrazioni per giustificare l'ingerenza straniera, oppure è il fallimento dello stato sociale e la durissima repressione imposta dal Governo a creare un ambiente di rivolta e ribellione del Popolo contro il Governo? Sono queste correnti ostili al Governo ad essere indifferenti verso le reali sofferenze del Popolo iraniano oppure è il Governo che si rifiuta di riconoscere la reale situazione in cui vive la popolazione?
I dirigenti iraniani lamentano infine la guerra mediatica che è stata scatenata contro il loro Paese e la “violazione del Diritto internazionale, da parte di paesi ostili che cercano di far cadere il Governo in carica”, facendo leva su immagini emotive e narrazioni selettive, distorcendo l'opinione pubblica iraniana.
Certamente c'è molta attenzione nei confronti dell'Iran in questo periodo, ma nulla succede per caso. L'Iran per anni ha sostenuto gruppi paramilitari che hanno seminato il terrore nell'area, ha violato diversi trattati e norme internazionali, principalmente in tre ambiti: il programma di non proliferazione nucleare (TNP), i diritti umani soprattutto delle donne e il diritto diplomatico. Le violazioni spaziano da obblighi giuridici vincolanti (trattati ratificati) ad accordi politici complessi.
Di fronte a questo scenario, la razionalità, l'attenzione nella condivisione delle informazioni e l'adesione alla verità, costituiscono una necessità etica e storica su cui la dirigenza iraniana dovrebbe interrogarsi e magari provare a cambiare la modalità di gestione del Paese, per il benessere di tutti e per garantire finalmente un po' di pace all'intera regione.
Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale
Fonte: Ciro Maddaloni
I rappresentanti iraniani lamentano che queste politiche ostili nei confronti del loro Paese non sono situazioni episodiche, occasionali, ma sono bensì la conseguenza di strategie di lungo periodo “volte a indebolire l'indipendenza, creare fratture sociali per imporre un futuro di dipendenza”.
Vista con gli occhi dei rappresentanti del Regime al Governo oggi in Iran questa denuncia certamente ha una sua rispondenza agli eventi che si sono susseguiti negli ultimi decenni.
Ma manca tuttavia una domanda, che forse farebbero bene a porsi: perché succede questo? Forse ponendosi questa domanda i governanti iraniani avrebbero modo anche di guardarsi intorno per cercare di capire cosa rende il loro Paese “oggetto di attenzione da parte della comunità internazionale”.
Perché queste attenzioni ossessive sull'Iran e non sulla Norvegia? Eppure anche in Norvegia esiste un Sovrano che presiede il Consiglio di Stato, nomina il primo ministro dopo le elezioni, concede la grazia ... E questo succede grossomodo in tutte le 12 monarchie costituzionali europee.
Anche l'economia norvegese dipende dall'estrazione e commercializzazione degli idrocarburi, che hanno assicurato alla popolazione un benessere diffuso e uno stato sociale all'avanguardia nel mondo.
Ma a ben guardare, la Norvegia è “meno fortunata” dell'Iran. La Norvegia ha un clima a dir poco “ostile”. La gran parte del territorio, di fatto, è disabitato a causa delle difficili condizioni climatiche.
L'Iran ha un territorio molto vario, in parte desertico, ma possiede alcune delle zone più fertili di tutto il Medio Oriente, dove si può coltivare praticamente tutto. Ha una esposizione sul Golfo Persico, nel Mar Arabico e nel Mar Caspio. Mari che sono balneabili e che potrebbero diventare un'attrazione turistica per i Paesi dell'area e non solo. Ci sono montagne, considerate da molti appassionati degli sport invernali una delle migliori gemme nascoste del mondo, dove poter sciare.
L'Iran possiede il petrolio, come e più della Norvegia. Allora una domanda i dirigenti iraniani dovrebbero porsela: perché il popolo soffre? perché in Iran non si vive nell'agiatezza come in Norvegia?
Infine, l'Iran dispone di una popolazione istruita, colta, soprattutto se confrontata con la media regionale del Medio Oriente. L'istruzione da sempre ha rappresentato per l'Iran un pilastro fondamentale e un valore profondamente sentito dalle famiglie, indipendentemente dal ceto sociale.
Invece di capitalizzare su tutti questi parametri favorevoli e puntare ad un reale sviluppo del Paese, la dirigenza iraniana lamenta che alcune correnti politiche ostili al governo si sono schierate nei momenti storici decisivi per il Paese al fianco di potenze ostili.
Ma sono le opposizioni a cercare narrazioni per giustificare l'ingerenza straniera, oppure è il fallimento dello stato sociale e la durissima repressione imposta dal Governo a creare un ambiente di rivolta e ribellione del Popolo contro il Governo? Sono queste correnti ostili al Governo ad essere indifferenti verso le reali sofferenze del Popolo iraniano oppure è il Governo che si rifiuta di riconoscere la reale situazione in cui vive la popolazione?
I dirigenti iraniani lamentano infine la guerra mediatica che è stata scatenata contro il loro Paese e la “violazione del Diritto internazionale, da parte di paesi ostili che cercano di far cadere il Governo in carica”, facendo leva su immagini emotive e narrazioni selettive, distorcendo l'opinione pubblica iraniana.
Certamente c'è molta attenzione nei confronti dell'Iran in questo periodo, ma nulla succede per caso. L'Iran per anni ha sostenuto gruppi paramilitari che hanno seminato il terrore nell'area, ha violato diversi trattati e norme internazionali, principalmente in tre ambiti: il programma di non proliferazione nucleare (TNP), i diritti umani soprattutto delle donne e il diritto diplomatico. Le violazioni spaziano da obblighi giuridici vincolanti (trattati ratificati) ad accordi politici complessi.
Di fronte a questo scenario, la razionalità, l'attenzione nella condivisione delle informazioni e l'adesione alla verità, costituiscono una necessità etica e storica su cui la dirigenza iraniana dovrebbe interrogarsi e magari provare a cambiare la modalità di gestione del Paese, per il benessere di tutti e per garantire finalmente un po' di pace all'intera regione.
Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale
Fonte: Ciro Maddaloni














