Iran: "Il Paese è pronto a uscire allo scoperto, ma non basta"
21-03-2026 13:38 - Ambasciate
GD - Roma, 21 mar - "Il popolo iraniano, o almeno una parte di esso, dispone già di una classe dirigente capace di governare il Paese ed è pronto a uscire allo scoperto. Prima però deve essere aiutato, da chiunque, Stati Uniti o Israele non fa differenza, a neutralizzare la forza repressiva dell'attuale regime regime. E fondamentale sarà in quel momento la scelta che farà l'esercito di leva. E tutto deve avvenire in tempi brevi, massimo un paio di mesi, altrimenti sarà un'occasione perduta". Un'uscita di questo tipo dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro il regime degli Ayatollah ha dato vita al Circolo degli Esteri ad un vivace dibattito promosso dall'ASSDIPLAR, introdotto dal saluto dell'amb. Maria Assunta Accili, presidente del Circolo degli Esteri, tra il politologo prof. Pejman Abdolmohammadi, docente di relazioni internazionali all'Università di Trento e visiting professor in quella di Berkeley, e gli ambasciatori dell'ASSDIPLAR, l'associazione dei diplomatici italiani a riposo.
“C'è un Iran, un popolo iraniano che in Italia non conosciamo ancora del tutto” che non è spinto dall'ideologia o da una fede, ma si batte per una obiettivo soltanto: la libertà”, ha affermato il prof. Abdolmohammadi, per il quale le manifestazioni con oltre 40.000 morti degli ultimi mesi, "un drammatico massacro che ha coinvolti vittime dai 12 ai 79 anni", sono state il punto d'arrivo di una presa di coscienza alla fine “andata delusa perché non c'è stato alcun aiuto dell'ONU. E se non hai l'aiuto di cui hai bisogno, quando arriva un bullo come Trump tu ti metti con lui. Perché gli iraniani sanno che da soli non ce la faranno mai”.
Il popolo iraniano è stato deluso anche dall'Europa. “Vero. L' Europa manca, ma c'è ancora tempo. Dovrebbe fare qualcosa. Critica gli Stati Uniti e Israele, però non c'è alternativa. Capisco che si devono rispettare e leggi e convenzioni internazionali. Ma qualcosa bisogna fare. Fermiamo ‘epic fury' e lasciamo che il regime massacri gli iraniani?” si è chiesto ancora Abdolmohammadi.
Per il quale la cosa più urgente e importante, in questo momento, è “tornare alla democrazia con chiunque aiuti. E molti in Iran avrebbero piacere di essere aiutati dagli europei”, ha precisato ricordando poi che "il nuovo Iran che sta combattendo, con il 73% della popolazione di età inferiore ai 45 anni), non è ideologico, ma lontano da islamismo e dal marxismo. e quello che è successo negli ultimi anni ha generato una crisi profonda, creando uno spartiacque. È quello che si chiama Rivoluzione del Leone, simbolo dell'Iran, e del Sole, oggi usati come simbolo della rivoluzione".
Al dialogo con il politologo Abdolmohammadi e al dibattito - moderato dall'amb. Daniele Verga, vicepresidente dell'Assdiplar, hanno contribuito in particolare gli ex ambasciatori a Teheran Ludovico Ortona, già capo missione anche a Lisbona e Parigi e poi anche al Quirinale, e Giuseppe Panocchia, già ambasciatore a Rabat e a Tel Aviv. La diplomazia ha un ruolo importante, hanno sottolineato entrambi , perché l' Iran è in difficoltà, come mostrano le dimensioni della repressione sempre più dura degli ultimi mesi, e il cambiamento si può ottenere soltanto “rimanendo in contatto” con il popolo iraniano, non isolandolo ma stando attenti ad aiutare le parti giuste. In più di un intervento è stato anche osservato anche che un regime nato da una rivoluzione si conclude spesso con un'altra rivoluzione.
Carlo Rebecchi
Fonte: Carlo Rebecchi
“C'è un Iran, un popolo iraniano che in Italia non conosciamo ancora del tutto” che non è spinto dall'ideologia o da una fede, ma si batte per una obiettivo soltanto: la libertà”, ha affermato il prof. Abdolmohammadi, per il quale le manifestazioni con oltre 40.000 morti degli ultimi mesi, "un drammatico massacro che ha coinvolti vittime dai 12 ai 79 anni", sono state il punto d'arrivo di una presa di coscienza alla fine “andata delusa perché non c'è stato alcun aiuto dell'ONU. E se non hai l'aiuto di cui hai bisogno, quando arriva un bullo come Trump tu ti metti con lui. Perché gli iraniani sanno che da soli non ce la faranno mai”.
Il popolo iraniano è stato deluso anche dall'Europa. “Vero. L' Europa manca, ma c'è ancora tempo. Dovrebbe fare qualcosa. Critica gli Stati Uniti e Israele, però non c'è alternativa. Capisco che si devono rispettare e leggi e convenzioni internazionali. Ma qualcosa bisogna fare. Fermiamo ‘epic fury' e lasciamo che il regime massacri gli iraniani?” si è chiesto ancora Abdolmohammadi.
Per il quale la cosa più urgente e importante, in questo momento, è “tornare alla democrazia con chiunque aiuti. E molti in Iran avrebbero piacere di essere aiutati dagli europei”, ha precisato ricordando poi che "il nuovo Iran che sta combattendo, con il 73% della popolazione di età inferiore ai 45 anni), non è ideologico, ma lontano da islamismo e dal marxismo. e quello che è successo negli ultimi anni ha generato una crisi profonda, creando uno spartiacque. È quello che si chiama Rivoluzione del Leone, simbolo dell'Iran, e del Sole, oggi usati come simbolo della rivoluzione".
Al dialogo con il politologo Abdolmohammadi e al dibattito - moderato dall'amb. Daniele Verga, vicepresidente dell'Assdiplar, hanno contribuito in particolare gli ex ambasciatori a Teheran Ludovico Ortona, già capo missione anche a Lisbona e Parigi e poi anche al Quirinale, e Giuseppe Panocchia, già ambasciatore a Rabat e a Tel Aviv. La diplomazia ha un ruolo importante, hanno sottolineato entrambi , perché l' Iran è in difficoltà, come mostrano le dimensioni della repressione sempre più dura degli ultimi mesi, e il cambiamento si può ottenere soltanto “rimanendo in contatto” con il popolo iraniano, non isolandolo ma stando attenti ad aiutare le parti giuste. In più di un intervento è stato anche osservato anche che un regime nato da una rivoluzione si conclude spesso con un'altra rivoluzione.
Carlo Rebecchi
Fonte: Carlo Rebecchi














