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Insurrezione militare e colpo di Stato all'orizzonte in Russia?

28-06-2026 09:47 - Opinioni
GD - Roma, 28 giu. 26 - Una notizia dell'inizio di giugno, passata quasi inosservata in Italia e che non ha conquistato le prime pagine dei giornali, arriva direttamente da un'audizione alla Commissione Affari Esteri della Camera degli Stati Uniti. In quell'occasione, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito l'invasione dell'Ucraina un "disastro strategico" per Mosca, affermando con nettezza che la Russia non riuscirà a raggiungere gli obiettivi che si era prefissati all'inizio del conflitto.
Nel frattempo, all'interno dei confini russi, la situazione ha continuato a precipitare rapidamente. Sebbene i filorussi e i sostenitori di Putin continuino a negare l’evidenza, l'andamento del conflitto nelle ultime settimane di giugno racconta una realtà ben diversa. La gravità della situazione per il Cremlino non può più essere nascosta.
A squarciare il velo di censura ci ha pensato un ex ufficiale dell’esercito russo di 39 anni, che si è rivolto direttamente a Putin con un coraggio fuori dal comune. Parlando apertamente, senza ricorrere a minacce velate, l'uomo ha chiesto un incontro pubblico con il presidente, avvertendolo del rischio concreto di una rivolta armata se al Paese non verrà finalmente detta la "verità" sulla guerra in Ucraina. La richiesta è stata affidata a un video pubblicato su Instagram, diventato immediatamente virale.
L’ex militare in questione è Alexander Lunin, il quale ha minacciato "conseguenze molto gravi" nel caso in cui il suo appello venisse ignorato, aggiungendo un dettaglio cruciale: “Mi è stato chiesto di consegnare questo messaggio a Putin".
Ma chi c'è dietro questo mandato? Secondo quanto dichiarato da Lunin, si tratterebbe di funzionari militari anonimi e di membri del temutissimo FSB, i servizi di sicurezza russi.
Se questa affermazione corrispondesse al vero, ci troveremmo di fronte a uno scenario profondamente diverso rispetto al fallito ammutinamento guidato da Yevgeny Prigozhin e dal Gruppo Wagner tra il 23 e il 24 giugno 2023. In questo caso, infatti, il mandato di richiedere un incontro al Cremlino, con tanto di "diretta televisiva pubblica", arriverebbe direttamente dall'interno dell'apparato di sicurezza statale.
Lo scopo della trasmissione live? Permettere al popolo russo di conoscere finalmente la reale situazione sul fronte ucraino.
Dal canto suo il Cremlino, per bocca del portavoce Dmitry Peskov, ha dichiarato che non aveva ancora preso visione dell’appello, pubblicato su Instagram, ma che sembrava contenere “formulazioni strane”.
Il post di Lunin, che non citava alcuna prova circa i mandatari del messaggio, ha raccolto oltre 12 milioni di visualizzazioni in 24 ore. Poiché Instagram è vietato in Russia ed è accessibile solo tramite una rete privata virtuale (VPN), già questa notizia in sé sarebbe uno scoop grandioso, che dimostra che l’opinione pubblica russa quella più accorta, sa già come stanno andando veramente le cose con la guerra in Ucraina.
Molti esperti fanno notare che le proteste contro la guerra non sono una novità. Cosa rende quindi la richiesta di Lunin così differente? La risposta sta nella provenienza del dissenso: questa volta la protesta non parte dai soldati di prima linea mandati allo sbaraglio, ma secondo le affermazioni di Lunin coinvolge alti funzionari militari e membri dell'FSB. Si tratta dei due pilastri fondamentali su cui Putin ha sempre basato il proprio potere e la sua stessa sicurezza personale.
Questi apparati vedono ciò che il Presidente continua a ignorare: la guerra non sta andando come pianificato e lo spettro di un'umiliante disfatta militare è ormai concreto. Non si intravedono spiragli di miglioramento; al contrario, i danni inflitti quotidianamente dagli ucraini sul territorio russo ne sono la conferma innegabile.
L'anno scorso, dopo l'incontro ad Anchorage con il presidente Trump, Putin aveva avuto un'ottima opportunità per negoziare un accordo sulle contese territoriali, ma l'ha sprecata. Spinto dall'ambizione, oggi si trova a pagarne il prezzo insieme a ogni singolo cittadino russo. E non si tratta solo della mancanza di carburante ai distributori o della necessità di correre nei rifugi antiaerei per i frequenti raid dei droni ucraini: il prezzo più alto è l'umiliazione di essere costretti alla resa.
Mentre il Cremlino subisce lo scacco politico e d'immagine dei bombardamenti ucraini su Mosca, le truppe al fronte sono ormai al collasso per la cronica mancanza di rifornimenti.
È in questo scenario che i militari minacciano di "rivolgere le armi" contro la leadership.
Questa volta, i venti di ammutinamento sembrano soffiare dagli alti vertici della difesa e dell’FSB, ormai convinti che destituire Putin sia l’unica opzione rimasta per fermare la follia di questo conflitto.
Il video su Istagram: https://www.instagram.com/reels/DaBQxOsOOkI/

Ciro Maddaloni
eGovernment expert

Fonte: Ciro Maddaloni