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Il vertice di Bishkek e l'evoluzione del ruolo geopolitico della SCO

03-09-2026 10:07 - Opinioni
GD - Roma, 3 set. 26 - A Bishkek, capitale del Kirghizistan, si sono ufficialmente aperti i due giorni di lavori del 25º vertice dei capi di Stato della Shanghai Cooperation Organisation SCO. Le radici del gruppo risalgono già al 1996, quando Russia, Cina, Kazakhstan, Kyrgyzstan e Tajikistan formarono un "blocco di sicurezza" con il nome di "Shanghai Five" per porre fine alle dispute territoriali sorte a seguito del dissolvimento dell'Unione Sovietica e per contrastare crescenti attività di terrorismo e separatismo.
Nel 2001 il blocco si trasformò nella Shanghai Cooperation Organisation (SCO), con sede ufficiale a Pechino, e l'Uzbekistan divenne parte integrante dell'organizzazione. Successivamente, India, Pakistan, Iran e Bielorussia diventarono membri a pieno titolo. Accanto ai dieci membri ufficiali, la SCO ha ampliato la sua portata geografica e politica grazie allo sviluppo di una rete di partenariati strategici tramite il formato SCO Plus. Quest'ultimo comprende quindici partner di dialogo – Arabia Saudita, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Cambogia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Laos, Maldive, Myanmar, Nepal, Qatar, Sri Lanka e Turchia – oltre a due Stati osservatori, Afghanistan e Mongolia.
Il vertice di quest'anno, presieduto dal presidente kirghiso Sadyr Japarov, si è aperto all'insegna del motto "25 anni di SCO: insieme verso pace, sviluppo e prosperità sostenibili". Un auspicio ambizioso alla luce del quadro geopolitico nel quale si riuniscono i Paesi membri. L'Iran è infatti coinvolto nel conflitto contro Stati Uniti e Israele, mentre la Russia prosegue le proprie operazioni militari in Ucraina.
Non sorprende, dunque, che a margine del vertice si siano svolti colloqui bilaterali tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, Xi Jinping e Vladimir Putin, - questi ultimi già sollecitati dal presidente statunitense Donald Trump a non fornire armi a Teheran. In questo contesto di crescente volatilità geopolitica, il presidente Xi Jinping ha sottolineato la necessità per la SCO di favorire la costruzione di un ambiente internazionale più sicuro.
Al tempo stesso, il vertice ha dedicato ampio spazio alla dimensione geoeconomica, sempre più centrale nell'evoluzione dell'organizzazione. L'attuale forza dell'organizzazione risiede infatti nella capacità di presentare un modello economico alternativo, capace di rafforzare i legami economici tra i propri membri attraverso corridoi commerciali trans-euroasiatici, infrastrutture digitali e nuovi strumenti di cooperazione finanziaria.
Attualmente, tra i progetti più significativi rientrano l'International North-South Transport Corridor, destinato a collegare San Pietroburgo a Mumbai attraverso l'Iran e i porti del Golfo, e lo sviluppo di nuove infrastrutture per il trasporto delle merci lungo le direttrici eurasiatiche della Belt and Road Initiative. A questi si aggiunge il Power of Siberia 2, il progetto di gasdotto volto a rafforzare ulteriormente i legami energetici tra Russia e Cina.
Non a caso, il vertice di quest'anno rappresenta il primo incontro dei leader della SCO dall'avvio della nuova "Strategy for the Development of the Organisation until 2035", che segnala un cambiamento dell'agenda dalla tradizionale dimensione securitaria ad una indirizzata a favorire lo sviluppo e il progresso economico, orientando così la SCO verso una piattaforma multidimensionale, nella quale sicurezza, infrastrutture, energia, commercio e tecnologia diventano strumenti complementari di cooperazione.
Tuttavia, la crescente rilevanza della SCO non deve essere interpretata come la formazione di un blocco compatto e politicamente uniforme. Nonostante i suoi membri rappresentino circa il 40% della popolazione mondiale e un quarto del PIL globale, le differenze tra gli interessi nazionali, le priorità strategiche e le relazioni bilaterali dei singoli Paesi rimangono profonde. Più che un'alleanza rigidamente strutturata, la SCO appare quindi come uno spazio di confronto e coordinamento nel quale Stati con agende divergenti cercano di ampliare le proprie possibilità di azione in un sistema internazionale sempre più competitivo.
Conclusosi con l'adozione della Dichiarazione di Bishkek, il vertice ha rappresentato un importante risultato diplomatico per il Kirghizistan: per un Paese di circa sette milioni di abitanti, infatti, ospitare il vertice che celebra i 25 anni di una delle principali organizzazioni multilaterali dell'Eurasia costituisce non solo un'occasione per valorizzare il proprio ruolo all'interno dello spazio centroasiatico, ma anche per aumentare il proprio profilo internazionale.
La presidenza di Japarov si inserisce infatti in una più ampia strategia diplomatica volta a consolidare la stabilità economica del Paese e a rafforzarne il profilo internazionale, anche attraverso la candidatura a un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2027-2028.
L'incontro di Bishkek conferma, ora più che mai, la crescente rilevanza della SCO come piattaforma geopolitica attraverso cui i suoi membri, attraverso infrastrutture energetiche e commerciali, strumenti finanziari, cooperazione tecnologica e meccanismi di sicurezza, possono dialogare, diversificare partnership e accrescere la propria autonomia strategica al di fuori delle tradizionali strutture geopolitiche dominate dalle potenze occidentali. In questo contesto, non sorprende, dunque, che nella gerarchia diplomatica cinese la SCO sia considerata la principale piattaforma regionale dopo le Nazioni Unite: non più soltanto un forum di cooperazione, ma uno strumento attraverso cui contribuire a ridefinire gli equilibri dell'ordine internazionale.

ISIA Istituto Italiano per l’Asia

Fonte: ISIA