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Il Summit di Davos ostaggio di Trump

20-01-2026 11:54 - Opinioni
GD – Roma, 20 gen. 26 - Nella cittadina svizzera di Davos, con il concerto inaugurale e le sessioni introduttive, è appena cominciata l’edizione annuale del World Economic Forum con la presenza di circa 3.000 delegati da 130 Paesi, di numerosi leader mondiali, capi di Stato e top manager. L’intervento più atteso è quello del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Il Summit di Davos è chiamato ad affrontare i più importanti temi di geo-economia in un momento in cui l’economia globale si trova di fronte a forti turbolenze dovute ai conflitti in corso, alle guerre commerciali e alla crescita record del debito pubblico globale.
Molta attenzione sarà rivolta allo sviluppo vertiginoso degli investimenti nell’Intelligenza Artificiale ed ai rischi paventati da molti analisti economici di una possibile bolla speculativa.
I governi sono chiamati a fare scelte difficili. Quelli europei in particolare, nonostante le prospettive economiche siano deboli, nonostante il fardello della guerra in Ucraina sia diventato più pesante, sono chiamati ad investire nelle infrastrutture digitali, nell’energia la cui domanda è in continua crescita per lo sviluppo dei data center, ma soprattutto nella spesa per la difesa.
Sull’Intelligenza Artificiale si gioca il futuro dell’Europa che deve recuperare velocemente terreno altrimenti il divario con gli Usa e la Cina non potrà più essere colmato.
Tuttavia le vicende delle ultime settimane, in particolare sull’Artico, fanno temere che l’attenzione dei partecipanti venga sviata e tutto finisca in un cul de sac.
Per domani è infatti atteso l’intervento del presidente USA Donald Trump il quale non perderà l’occasione di parlare dei dazi e della sua volontà di prendersi la Groenlandia.
Non solo ! L’inquilino della Casa Bianca ha anche convocato per la mattinata di giovedì 22 la cerimonia di firma della Carta istitutiva del Consiglio per la Pace di Gaza ed in tal senso ha inoltrato gli inviti ai partecipanti.
Ricordiamo che, dopo la tregua raggiunta a Gaza, Donald Trump ha proposto il Board of Peace in sostituzione dell’ONU e decidendo promo domo sua chi dovrebbe partecipare a questo nuovo organismo.
Il presidente USA ormai da tempo critica l’Organizzazione delle Nazioni Unite perché reputa che sia un organismo inutile ed inefficiente minacciando più volte di non versare il suo contributo. Recentemente ha anche firmato un ordine esecutivo per ritirare il suo Paese da moltissime Agenzie ONU e internazionali accusandole di antiamericanismo.
Ma i veri motivi sono nel fatto che alcuni Stati presenti nel Consiglio di Sicurezza avversino la politica internazionale degli Stati Uniti e che la Cina abbia conquistato all’interno importanti posizioni di potere.
Dopo gli USA che nel 2023, tra contributi obbligatori e contributi volontari, ha versato circa 20 miliardi, la Cina è il maggiore contribuente dell’ONU ed in pochi anni i suoi contributi sono triplicati. In dieci anni il bilancio complessivo del Sistema ONU é passato da 45 a quasi 70 miliardi. Nel 2023 si attestava a 68,8 miliardi di dollari.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite è universalmente riconosciuta come un pilastro fondamentale del diritto internazionale con l’obiettivo di promuovere la pace e la sicurezza globale attraverso il rispetto delle norme previste dalla Carta istitutiva da parte degli Stati.
L’Italia partecipa alle Nazioni Unite con un versamento annuo obbligatorio di circa 100 milioni di euro, a cui si aggiungono i contributi volontari. È il settimo contributore.
Trump quindi vorrebbe sostituire l’ONU con il Board of Peace che sarebbe comunque costituito ad hoc per il Medio Oriente.
Tuttavia non si conosce ancora la fisionomia di questo organismo, né il suo ruolo e se ci sarà un Trattato fondativo.
Molti ritengono che sia soltanto uno strumento in mano a Trump da utilizzare secondo i suoi desiderata.
Il presidente USA ha fatto sapere che chi vuole farne parte deve versare un contributo di 1 miliardo di dollari ogni tre anni e ha invitato anche Vladimir Putin che, certamente, non è un uomo di pace e mettendo in imbarazzo altri aspiranti membri.
Tra gli invitati anche la premier italiana Giorgia Meloni che ha già fatto sapere di voler aderire perché “credo che il nostro Paese possa svolgere un ruolo di primo piano e siamo pronti a fare la nostra parte nella costruzione del piano di Pace”. Pagare un miliardo di dollari soltanto per “sedere al tavolo della pace” potrebbe essere un costo eccessivo.
Non è detto comunque che il percorso avviato da Donald Trump abbia l’esito sperato perché la presenza di Turchia e Qatar ha già fatto infuriare Israele che sta alzando le barricate contro il piano.
Staremo a vedere cosa succederà a Davos.
Molti leader europei rischiano di saltare l’appuntamento della firma perché la cerimonia si svolge più o meno contemporaneamente con il Consiglio Europeo straordinario convocato per il pomeriggio per discutere della crisi sulla Groenlandia ed anche dei recenti ritiri USA da Agenzie ONU.
Per questo abbiamo la sensazione che l’evento sia completamente focalizzato sull’agenda dell’inquilino della Casa Bianca e sulle sue dichiarazioni mettendo in secondo piano tutti gli altri punti all’ordine del giorno.
Speriamo tuttavia che, al di là delle performances trumpiane, dal Summit emergano posizioni chiare sui punti più importanti e strategici che ci riguardano da vicino: la crescita economica, la politica migratoria e la difesa europea.

Franco Torchia
Analista di geopolitica

Fonte: Franco Torchia