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Il ruolo chiave dello spazio tra geopolitica e monitoraggio ambientale

06-10-2026 11:00 - Politica
GD - Erice, 6 ott. 26 - Al centro dei lavori dell'International School of Arctic Science Diplomacy, che si svolge nella storica cornice della Fondazione "Ettore Majorana" di Erice, promossa dal CNR in collaborazione con Centro Alti Studi della Difesa e Università di Padova, Sorbona e Venice International, l'Artico si pone quale punto di snodo strategico in cui la ricerca e la tecnologia spaziale incontrano le dinamiche della geopolitica globale. Ad aprire il confronto e delineare le priorità del dibattito è l'odierno intervento di Roberto Battiston, il quale individua nell'estremo Nord il cuore pulsante delle nuove relazioni multilaterali.
Fisico sperimentale e divulgatore, tra i maggiori esperti di ricerca spaziale e astroparticellare, presidente del Comitato Europeo per la Scienza Spaziale ESSC e professore ordinario di Fisica Sperimentale all'Università di Trento, Battiston ha guidato l'Agenzia Spaziale Italiana ASI. Nel suo intervento su “Space and the Arctic Region”, ha posto in evidenza che “l'Artico è uno dei luoghi in cui diventa più evidente il legame fra scienza, tecnologia e diplomazia”.
Durante l'era satellitare, il riscaldamento in questa regione è avvenuto a ritmi nettamente superiori rispetto alla media globale, con impatti sulla copertura del ghiaccio marino, sul permafrost, sugli ecosistemi e sulle condizioni di navigazione. Per questo motivo, “l'Artico non può essere letto soltanto come uno spazio geografico remoto: è un laboratorio naturale dei cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, un'area nella quale interessi scientifici, economici, ambientali e strategici si sovrappongono”.
Nelle regioni polari, condurre osservazioni e misurazioni da terra risulta estremamente difficile e discontinuo. In questo contesto, l'infrastruttura satellitare gioca un ruolo insostituibile, spiega. Soltanto i satelliti consentono di misurare in modo sistematico l'estensione e lo spessore del ghiaccio, i movimenti dei ghiacciai, la temperatura superficiale e le condizioni dell'atmosfera e dell'oceano. L'Europa ha sviluppato una forte capacità di monitoraggio grazie a missioni come Copernicus Sentinel-1, CryoSat, Sentinel-3 e SMOS, destinate a essere affiancate a breve da nuovi programmi dedicati come CIMR, CRISTAL e ROSE-L. Ma il valore della presenza spaziale supera il mero dato operativo. Come rimarca Battiston, “il valore dello spazio nell'Artico non è soltanto tecnico. I dati satellitari possono costituire una base comune di evidenze, verificabile e condivisibile, anche quando il contesto politico è complesso”.
L'accesso trasparente alle informazioni rappresenta il motore per superare le divisioni geopolitiche. Sebbene le tensioni rimangano accese, “la scienza non elimina i conflitti di interesse, ma può rendere più trasparente la discussione su ciò che sta effettivamente accadendo”. La continuità delle serie temporali, l'accessibilità dei dati e la confrontabilità delle misure diventano così concreti strumenti di fiducia reciproca.Questo approccio si inserisce nel complesso quadro regolamentare dell'Artico, governato da sovranità nazionali, dal diritto del mare e da organismi multilaterali come l'Arctic Council, in cui partecipano attivamente i Permanent Participants in rappresentanza delle popolazioni indigene. Battiston precisa come la tecnologia debba rimanere sempre al servizio dell'uomo e del territorio: “Qualunque strategia scientifica o tecnologica per la regione deve evitare l'idea di un territorio 'vuoto' da osservare o sfruttare: l'Artico è abitato, e i dati prodotti dallo spazio devono essere utili anche alle comunità che vi vivono, alla protezione dell'ambiente e alla gestione responsabile delle attività economiche”.
L'apertura di nuove rotte navali e l'interesse per le risorse polari generano una profonda tensione con la fragilità dell'ecosistema, aumentando la necessità di monitoraggio, previsione e regole condivise. Lo spazio si colloca al centro di questa duplice funzione: da un lato abilita nuove attività, dall'altro ne misura le conseguenze.
Il messaggio che Battiston lancia alla Scuola di Erice sintetizza il valore della diplomazia scientifica contemporanea: «L'Artico può diventare un banco di prova della capacità internazionale di usare la tecnologia spaziale non soltanto per osservare e utilizzare un territorio, ma per comprenderlo e governarne i cambiamenti sulla base di dati condivisi». In un'epoca segnata da una crescente competizione globale, «mantenere aperti canali scientifici, standard comuni, accesso ai dati e cooperazione nelle osservazioni può rappresentare una delle forme più concrete e pragmatiche di diplomazia scientifica».

Alessandro Frandi


Fonte: CNR Scuola di Diplomazia Scientifica "Ettore Majorana" Erice