Il ritorno di Elon Musk
03-10-2026 16:29 - Opinioni
GD - Venezia, 3 ott. 26 - Elon Musk torna a Washington. Il Pentagono lo ha chiamato, insieme a Palmer Luckey, fondatore di Anduril, e all'ex Speaker della Camera Newt Gingrich, a partecipare a Project Meridian: un progetto di 120 giorni voluto dal segretario alla Guerra Pete Hegseth, con l'imprimatur di Trump, per cercare di capire come si combatteranno le guerre del futuro, proprio, guarda caso, a ridosso dell'ultima fase pre-elettorale.
I cambiamenti strategici e tattici emersi dal conflitto tra Russia e Ucraina e, subito dopo, in quello tra Iran e Stati Uniti hanno reso evidente come il tradizionale possesso dell'hardware militare – missili, carri armati, navi, aerei – non sia più sufficiente.
La guerra low cost è una realtà e mezzi da poche migliaia di dollari, come i droni più elementari, possono modificare profondamente la dottrina delle diverse armi e, per certi versi, la natura stessa della guerra, mentre la tradizionale pianificazione militare americana ha puntato per decenni sulla ricerca di lungo periodo, su armamenti sofisticati e costosissimi, su mezzi tecnologicamente all'avanguardia, costruiti con grande abbondanza di risorse, materiali e investimenti.
I conflitti futuri potrebbero invece svilupparsi secondo una logica quasi opposta: guerre poco al di sopra del livello del terrorismo, confinanti con la guerra ibrida e soprattutto profondamente asimmetriche.
Servirà innanzitutto una maggiore capacità di intelligence, proprio uno dei settori nei quali sono emerse le falle più importanti tanto in Ucraina quanto nel conflitto iraniano. Serviranno sistemi d'arma meno costosi, più rapidamente producibili e adattabili. E servirà soprattutto ripensare profondamente l'utilizzo della fanteria, della marina, degli aerei e delle forze speciali.
SpaceX, Starlink, intelligenza artificiale, robotica e sistemi autonomi sono tecnologie nate o sviluppate nel mondo delle grandi imprese private che, ora, stanno diventando parte integrante, se non addirittura fondamentale, della competizione militare (la vitale capacità operativa ucraina dipende in molta parte da Starlink di Musk).
Non sono quindi più soltanto i generali a immaginare la guerra del futuro. Sono anche gli imprenditori tecnologici, che potremmo definire i nuovi oligarchi americani. I quali, però, non prestano le stesse garanzie dei militari, perché la loro mobilitazione e il loro utilizzo sono tutti, oggi, in un cerchio ristretto del presidente.
Clausewitz ricordava che la politica deve essere «la rappresentante di tutti gli interessi dell'intera comunità».
La domanda è se questo è ancora possibile quando gli strumenti decisivi della guerra sono nelle mani di una ristretta ed elitaria oligarchia tecnologica.
Prof. Arduino Paniccia
Presidente Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia
I cambiamenti strategici e tattici emersi dal conflitto tra Russia e Ucraina e, subito dopo, in quello tra Iran e Stati Uniti hanno reso evidente come il tradizionale possesso dell'hardware militare – missili, carri armati, navi, aerei – non sia più sufficiente.
La guerra low cost è una realtà e mezzi da poche migliaia di dollari, come i droni più elementari, possono modificare profondamente la dottrina delle diverse armi e, per certi versi, la natura stessa della guerra, mentre la tradizionale pianificazione militare americana ha puntato per decenni sulla ricerca di lungo periodo, su armamenti sofisticati e costosissimi, su mezzi tecnologicamente all'avanguardia, costruiti con grande abbondanza di risorse, materiali e investimenti.
I conflitti futuri potrebbero invece svilupparsi secondo una logica quasi opposta: guerre poco al di sopra del livello del terrorismo, confinanti con la guerra ibrida e soprattutto profondamente asimmetriche.
Servirà innanzitutto una maggiore capacità di intelligence, proprio uno dei settori nei quali sono emerse le falle più importanti tanto in Ucraina quanto nel conflitto iraniano. Serviranno sistemi d'arma meno costosi, più rapidamente producibili e adattabili. E servirà soprattutto ripensare profondamente l'utilizzo della fanteria, della marina, degli aerei e delle forze speciali.
SpaceX, Starlink, intelligenza artificiale, robotica e sistemi autonomi sono tecnologie nate o sviluppate nel mondo delle grandi imprese private che, ora, stanno diventando parte integrante, se non addirittura fondamentale, della competizione militare (la vitale capacità operativa ucraina dipende in molta parte da Starlink di Musk).
Non sono quindi più soltanto i generali a immaginare la guerra del futuro. Sono anche gli imprenditori tecnologici, che potremmo definire i nuovi oligarchi americani. I quali, però, non prestano le stesse garanzie dei militari, perché la loro mobilitazione e il loro utilizzo sono tutti, oggi, in un cerchio ristretto del presidente.
Clausewitz ricordava che la politica deve essere «la rappresentante di tutti gli interessi dell'intera comunità».
La domanda è se questo è ancora possibile quando gli strumenti decisivi della guerra sono nelle mani di una ristretta ed elitaria oligarchia tecnologica.
Prof. Arduino Paniccia
Presidente Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia
Fonte: Arduino Paniccia














