Il paesaggio lombardo di Mario Zappa al Circolo Esteri di Roma
13-10-2026 07:37 - Arte, cultura, turismo
GD - Roma, 13 ott. 26 - Inaugurata al Circolo degli Esteri di Roma, luogo di preziosa attività diplomatica e culturale, la mostra di Mario Zappa (1928-2017), artista lombardo di chiara fama, che si intitola “Mario Zappa. Paesaggi di Lombardia” e visitabile fino al 6 novembre.
Zappa è figura significativa del paesaggio brianzolo, già amato, descritto e dipinto da Ennio Morlotti, nelle sue accensioni informali. Ebbene, sulle pareti grandi teleri che hanno caratterizzato il suo percorso. All'inaugurazione, oltre ai familiari dell'artista, la presenza dell'amb. Gaetano Cortese con Sidsel Hover, e degli ambasciatori Umberto Vattani, Domenico Vecchioni e Massimo Spinetti, Francesco Caroprese vicepresidente dell'Ordine Nazionale Giornalisti, il prof. Giuseppe Manica, e a fare gli onori di casa, l'amb. Maria Assunta Accili, presidente del Circolo degli Esteri. Nutrito il pubblico di amici, collezionisti, intellettuali e giornalisti intervenuti.
L'amb. Gaetano Cortese ha lodato il proseguo del progetto “Storie” che ci mostra una esposizione di grande forza paesaggistica, italiana e lombarda, con toni e materia che caratterizzano da sempre il paesaggio lombardo in quella che è la grande scuola della geografia dell'arte italiana. A seguire l'intervento del presidente amb. Maria Assunta Accili che ha ringraziato il nobile lavoro di proposizione di una mostra e di una figura così colta e interessante. “Storie” è un progetto appositamente ideato per il Circolo Esteri del Ministero Affari Esteri di Roma nel quadro della Collezione Farnesina di Arte Contemporanea. Esso vive nobilmente sulle arti che riprogrammano il mondo, si campiona ad essere uno spettacolare archivio decentralizzato ove le diverse discipline si nutrono di arte-mondo, mira a rappresentare come si abita la cultura globale, ovvero l'altra modernità, che altro non è che una sorta di costellazione, una specie di arcipelago di singoli mondi e singoli artisti le cui isole interconnesse non costituiscono un continente unico di pensiero, ma lo specchio di un'arte postproduttiva e frontaliera, mobile, ipermoderna, ipertesa, ipercolta, mente e cuore, ma anche progetto e destino della comunicazione estetica.
È con questo progetto, ideato e diretto dallo storico dell'arte moderna e contemporanea prof. Carlo Franza, che si vuole indicare e sorreggere un'Europa Creativa Festival e, dunque, protagonisti e bandiere, bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell'eterno. Il terzo millennio che fa vivere i processi creativi nel clima di abitare stili e forme storicizzate, perchè il futuro è ora, fra rappresentazioni e interpretazioni, ci porta a cogliere il nuovo destino della bellezza. Con l'arte si vogliono aprire finestre sul mondo, con l'arte si vogliono aprire stagioni eroiche, con l'arte si vuole inaugurare una nuova civiltà.
Con “Storie” (2024-2028) si porgono dodici mostre personali di dodici artisti contemporanei, taluni di chiara fama. Questa mostra dal titolo “Mario Zappa. Paesaggi di Lombardia” è la sesta del nuovo percorso, ed è già una novità in quanto si veicolano a Roma nomi dell'arte contemporanea di significativo rilievo, che evidenziano e mettono in luce gli svolgimenti più intriganti del fare arte nel terzo millennio.
L'esposizione curata dallo storico dell'arte contemporanea, prof. Carlo Franza, che firma anche il testo in catalogo dal titolo “Mario Zappa. Paesaggi di Lombardia” riunisce opere dell'artista Mario Zappa già apparso agli occhi della critica italiana e internazionale come figure delle più interessanti e propositive dell'arte contemporanea, ed ancor oggi nella memoria di tutti ricordato come chiaro e significante interprete.
Hai poi preso la parola il prof. Carlo Franza che ha voluto la mostra è presentando l'artista ha parlato di lui e del paesaggio italiano e i luoghi del cuore. Così Carlo Franza nel testo in catalogo: “Questa mostra parte e vuole essere come un primo evento di una serie che intendono celebrare Mario Zappa, artista brianzolo, per rendere omaggio all'artista lombardo scomparso il 31 dicembre 2017 a 94 anni. Uno dei capiscuola del paesaggio lombardo, maestro indiscusso. L'attività artistica di Mario Zappa, un pittore conosciuto per i suoi “grigi” e per essere stato indicato come il continuatore del naturalismo lombardo caratterizzato dalla pittura di Ennio Morlotti e di altri artisti che del paesaggio ne hanno fatto un emblema. Così si è espresso a suo tempo un'autorità istituzionale di Desio: “Mario Zappa, un pittore desiano conosciuto per le sue opere di "grigi" e per le rappresentazioni del naturalismo lombardo, capace di catturare i paesaggi locali offrendo, a chi li osserva, l'opportunità di poter apprezzare la bellezza dei luoghi attraverso il suo sguardo artistico”.
L'intera articolazione delle tematiche affrontate dall'artista è varia, paesaggi, nature morte, ritratti, processioni e altro; ma è il paesaggio brianzolo a vivere e a raccontarsi in un tripudio di colori, che vanno dai rossi ai verdi, dai gialli ai blu, dai bianchi ai grigi, ecc. Quel che mi ha maggiormente colpito in tutti questi dipinti che raccontano la Brianza è quel dipingere alla maniera “informale” che già visse Morlotti fra gli anni Cinquanta e Sessanta, un descrivere il paesaggio a tocchi, a pennellate, in uno sfarfallio materico che aveva abbandonato ogni traccia di realismo. E poi i titoli stessi dei dipinti mostrano e raccontano come la Brianza fosse diventata per l'artista la bandiera del vivere, il cuore della sua pittura, l'artifizio del suo procedere pittorico, così in “Paesaggio manzoniano”, “Brianza”, “Lago di Brianza”, “Fiori sul lago di Oggiono”, “Maggio in Brianza”, “Lago di Lecco”, “Alba in Brianza”, “Carnevale in Brianza”, ecc.
E infine, tra i dipinti dell'artista, taluni in donazione alla Città di Desio, non può non sorprendere quel bel dipinto che ha titolo “Omaggio a Ennio Morlotti” del 2005 (olio su tela, 46x59cm). Quella di Mario Zappa non è stata solo una vita per l'Arte, ma un vivere l'arte lombarda, e un territorio come la Brianza, in modo quasi sacrale, consegnandoci una pittura che si è fatta storia del Nord e d'Italia. Di Mario Zappa mi sono già interessato su “Il Cittadino di Monza” in seguito alla donazione di una collezione di opere dell'artista alla Città di Desio, una donazione voluta dal giornalista Franco Cajani che nella sua vita ha operato molto in Brianza come critico d'arte. Artista tutto da rivalutare, studiare, storicizzare per aver vissuto più stagioni artistiche memorabili, fiancheggiando anche quella natura brianzola amata da Morlotti. C'è stato negli anni uno Zappa espressionista molto materico, molto carico di colore. I suoi paesaggi sono senza prospettiva, non esiste il dettaglio, la realtà della natura non è stata indagata in senso descrittivo.
Ciò che Zappa ha fatto nei suoi paesaggi, così come fatto in altri dipinti, è dichiarare la realtà della pittura. La realtà di Mario Zappa è stata la realtà della pittura. Lo Zappa paesaggista è dunque uno Zappa di colore, ma colore inteso come pasta e non come tono, è colore-materia. I suoi paesaggi che la giuria ha potuto vedere e studiare attentamente ne sono una prova evidente. È dunque solo attraverso il confronto con questo tipo di paesaggio che Mario Zappa è arrivato davvero a capire Morlotti e Cézanne. Infatti, nell'Adda a Imbersago del '55 di Morlotti non si capisce nulla di ciò che è rappresentato sulla tela, ma si vedono solo tacche di colore, che è esattamente quello che Cézanne faceva nel Saint Victoire. È certo che alcuni critici iniziarono a leggere Mario Zappa come pittore regionale, provinciale, fortemente legato al territorio, alla Brianza. Il nostro artista è andato oltre, e in questa luce va letto. Oggi, e alla luce di questo premio internazionale a lui assegnato alla memoria, non è più dunque considerato “pittore lombardo” nel senso in cui i maggiori interpreti dell'arte lombarda e del naturalismo padano, Arcangeli e Testori intendevano la parola “Lombardia”, cioè nel senso in cui la aveva definita il loro maestro Roberto Longhi, quella grande regione del nord Italia che aveva dato i natali a Caravaggio.
Con questo premio di sicuro valore si è voluto proprio riportare Mario Zappa all'interno della storia dell'arte nazionale italiana, e ridare alla sua pittura una dignità troppo spesso dimenticata. E leggendo e rileggendo i suoi tanti paesaggi sulla Brianza, Zappa è riportato sulla scena nazionale e internazionale di quel grande movimento che fu l'Informale, di cui egli rimane indiscutibilmente anche una delle voci più significative.
Ne sono testimonianza tele e teleri che muovono da questo angolo di territorio lombardo attestato dagli stessi titoli apposti, “Paesaggio manzoniano”, “Brianza”, “Lago di Brianza”, “Fiori sul lago di Oggiono”, “Maggio in Brianza”, “Lago di Lecco”, “Alba in Brianza”, “Carnevale in Brianza”, ecc. Non va dimenticato che taluni artisti italiani di chiara fama hanno fatto del loro territorio e delle loro radici una sorta di “luoghi del cuore”, lo è stato per Morandi con la Grizzana, di Purificato con la Ciociaria, di Ciardo con il Salento, di Addamiano con le Murge, di Morlotti e di Zappa con la Brianza, ecc. Sono i paesaggi che durano, fatti di forme e di macchie di colori, paesaggi ontologici, non fenomenici. Paesaggi che agganciano il numero pitagorico, il logos eracliteo che si astrae dal divenire, a questo pensiero, a questa concezione della realtà, che si rifà Cèzanne - e a seguire Morlotti e Zappa -, impressionista soltanto in superficie e al principio della carriera e poi in seguito lontanissimo dai suoi amici del Cafè Guerbois. Non ci sono colori fermi e prospettive rigorose come in Mario Zappa, perchè sotto e nella composizione del pittore brianzolo, nei colori puri e nei suoi segni informi c'è la stessa struttura del mondo, fatto di volumi irriducibili, immutabili, di una essenza eterna.
In Zappa vi è una costruzione del paesaggio che è davvero traduzione di una forma mentale, di un modo di pensare il mondo. La natura, il paesaggio come disegno ideale da ricercare sotto le apparenze ingannevoli e mutevoli. Nel panorama attuale la pittura di Mario Zappa ha avuto indubbiamente uno spazio e un percorso lineare, così consapevolmente legata alla realtà del paesaggio, ottenuta attraverso la brillantezza dei colori e la materia lievitante, oserei dire determinazione stessa di una visione sedimentata in direzione di assoluto. La pittura e l'arte sono anche strumenti di coscienza, coscienza della realtà e della vita, visibile e non visibile, per Zappa il paesaggio, le nature morte - che sono visibilmente vive -, le occasioni del sacro, diventano metafora di una realtà fatta di tempo e di spazio all'interno della quale affiorano e vivono sentimenti, impressioni, ricordi, insomma vive la storia. Dalle forme sfrangiate ed incerte, come erose da una luce pulviscolare e vibratile, motivate certamente da un'aspettativa interiore, più che da un'impressione di dissolvenza e di dissoluzione, si manifesta un proposito di memoria e di perpetuazione, di conservazione del ricordo di una realtà scelta, amata fino allo spasimo, da custodire anche in senso spirituale e poetico”.
Mario Zappa nasce a Monza il 21 gennaio 1924. Allievo di Vittorio Viviani, negli anni '50 del secolo scorso, all'interno della “Libera Accademia di Pittura” di Desio. Da subito ha ottenuto premi e riconoscimenti ai concorsi cui partecipava. Viene identificato, negli anni '60, come “il Pittore dei Grigi”. L'esperienza di partecipazione alla politica attiva desiana (1965-1970), in un periodo di forte contestazione studentesca e non solo, lo porta a riflettere e realizzare una serie di opere sul tema della “Condizione umana e sociale nell'universo” (1969-1973). A metà degli anni ‘70, Zappa abbandona il colore grigio. Le opere diventano colorate, fortemente materiche, tanto che Ennio Morlotti lo indica, nel 1977, come suo degno erede e continuatore del “Naturalismo Lombardo”. Gli anni '80 sono dedicati alla rappresentazione della “Brianza” (campi, laghi, boschi, fiori, marcite) con un breve intervallo di opere dedicate a “Parigi” (1987). Gli anni '90 si identificano con una sola parola: “Divertimento”. Costituiscono un vero e proprio spazio di ricerca sia per gli argomenti sia per le tecniche utilizzate (alternando la pittura ad olio con tecniche miste, la realizzazione di piccole sculture in creta e di incisioni xilografiche) e sia per l'uso di supporti diversi dalla tela (tra cui anche manichini di negozio e lastre di plexiglass). Nei primi anni 2000, alla soglia degli 80 anni, Zappa si confronta con il tema dell'esistenza prendendo in prestito la Divina Commedia, dipingendo figure oniriche e paesaggi immaginari (2003-2005), e l'arte sacra con una serie di crocifissioni e deposizioni (2005-2007). Dal 2007 rivisita il paesaggio lombardo aprendo il periodo delle “Impressioni della vita della memoria” e dal 2010 l'attenzione si concentra sul tema “Le Acque" dipingendo marine, scorci di lago, scorci di fiumi, marcite, temporali. Dipinge fino alla fine dei suoi giorni; muore il 31 dicembre 2017 a quasi 94 anni d'età. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, in Italia ed all'estero.
Nell'aprile 2025 è lo storico dell'arte prof. Carlo Franza, a campionare una mostra personale postuma dal titolo “L' incanto del paesaggio lombardo” al Plus Florence di Firenze nel Progetto “Scenari”; e ancora nel giugno 2025 su segnalazione del presidente di Giuria, prof. Carlo Franza a Mario Zappa viene assegnato alla memoria il Premio Artista dell'Anno 2025 in occasione del Premium International Florence Seven Stars 2025 a Firenze. Nel 2026 è invitato dal prof. Carlo Franza a tenere una mostra personale a Milano presso la Fondazione ATM nel Progetto Nuovo Atlante delle Arti - XXIII, dal titolo “La poesia del paesaggio. Mario Zappa caposcuola del paesaggio lombardo”.
Prof. Carlo Franza
Storico dell'Arte Moderna e Contemporanea
Zappa è figura significativa del paesaggio brianzolo, già amato, descritto e dipinto da Ennio Morlotti, nelle sue accensioni informali. Ebbene, sulle pareti grandi teleri che hanno caratterizzato il suo percorso. All'inaugurazione, oltre ai familiari dell'artista, la presenza dell'amb. Gaetano Cortese con Sidsel Hover, e degli ambasciatori Umberto Vattani, Domenico Vecchioni e Massimo Spinetti, Francesco Caroprese vicepresidente dell'Ordine Nazionale Giornalisti, il prof. Giuseppe Manica, e a fare gli onori di casa, l'amb. Maria Assunta Accili, presidente del Circolo degli Esteri. Nutrito il pubblico di amici, collezionisti, intellettuali e giornalisti intervenuti.
L'amb. Gaetano Cortese ha lodato il proseguo del progetto “Storie” che ci mostra una esposizione di grande forza paesaggistica, italiana e lombarda, con toni e materia che caratterizzano da sempre il paesaggio lombardo in quella che è la grande scuola della geografia dell'arte italiana. A seguire l'intervento del presidente amb. Maria Assunta Accili che ha ringraziato il nobile lavoro di proposizione di una mostra e di una figura così colta e interessante. “Storie” è un progetto appositamente ideato per il Circolo Esteri del Ministero Affari Esteri di Roma nel quadro della Collezione Farnesina di Arte Contemporanea. Esso vive nobilmente sulle arti che riprogrammano il mondo, si campiona ad essere uno spettacolare archivio decentralizzato ove le diverse discipline si nutrono di arte-mondo, mira a rappresentare come si abita la cultura globale, ovvero l'altra modernità, che altro non è che una sorta di costellazione, una specie di arcipelago di singoli mondi e singoli artisti le cui isole interconnesse non costituiscono un continente unico di pensiero, ma lo specchio di un'arte postproduttiva e frontaliera, mobile, ipermoderna, ipertesa, ipercolta, mente e cuore, ma anche progetto e destino della comunicazione estetica.
È con questo progetto, ideato e diretto dallo storico dell'arte moderna e contemporanea prof. Carlo Franza, che si vuole indicare e sorreggere un'Europa Creativa Festival e, dunque, protagonisti e bandiere, bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell'eterno. Il terzo millennio che fa vivere i processi creativi nel clima di abitare stili e forme storicizzate, perchè il futuro è ora, fra rappresentazioni e interpretazioni, ci porta a cogliere il nuovo destino della bellezza. Con l'arte si vogliono aprire finestre sul mondo, con l'arte si vogliono aprire stagioni eroiche, con l'arte si vuole inaugurare una nuova civiltà.
Con “Storie” (2024-2028) si porgono dodici mostre personali di dodici artisti contemporanei, taluni di chiara fama. Questa mostra dal titolo “Mario Zappa. Paesaggi di Lombardia” è la sesta del nuovo percorso, ed è già una novità in quanto si veicolano a Roma nomi dell'arte contemporanea di significativo rilievo, che evidenziano e mettono in luce gli svolgimenti più intriganti del fare arte nel terzo millennio.
L'esposizione curata dallo storico dell'arte contemporanea, prof. Carlo Franza, che firma anche il testo in catalogo dal titolo “Mario Zappa. Paesaggi di Lombardia” riunisce opere dell'artista Mario Zappa già apparso agli occhi della critica italiana e internazionale come figure delle più interessanti e propositive dell'arte contemporanea, ed ancor oggi nella memoria di tutti ricordato come chiaro e significante interprete.
Hai poi preso la parola il prof. Carlo Franza che ha voluto la mostra è presentando l'artista ha parlato di lui e del paesaggio italiano e i luoghi del cuore. Così Carlo Franza nel testo in catalogo: “Questa mostra parte e vuole essere come un primo evento di una serie che intendono celebrare Mario Zappa, artista brianzolo, per rendere omaggio all'artista lombardo scomparso il 31 dicembre 2017 a 94 anni. Uno dei capiscuola del paesaggio lombardo, maestro indiscusso. L'attività artistica di Mario Zappa, un pittore conosciuto per i suoi “grigi” e per essere stato indicato come il continuatore del naturalismo lombardo caratterizzato dalla pittura di Ennio Morlotti e di altri artisti che del paesaggio ne hanno fatto un emblema. Così si è espresso a suo tempo un'autorità istituzionale di Desio: “Mario Zappa, un pittore desiano conosciuto per le sue opere di "grigi" e per le rappresentazioni del naturalismo lombardo, capace di catturare i paesaggi locali offrendo, a chi li osserva, l'opportunità di poter apprezzare la bellezza dei luoghi attraverso il suo sguardo artistico”.
L'intera articolazione delle tematiche affrontate dall'artista è varia, paesaggi, nature morte, ritratti, processioni e altro; ma è il paesaggio brianzolo a vivere e a raccontarsi in un tripudio di colori, che vanno dai rossi ai verdi, dai gialli ai blu, dai bianchi ai grigi, ecc. Quel che mi ha maggiormente colpito in tutti questi dipinti che raccontano la Brianza è quel dipingere alla maniera “informale” che già visse Morlotti fra gli anni Cinquanta e Sessanta, un descrivere il paesaggio a tocchi, a pennellate, in uno sfarfallio materico che aveva abbandonato ogni traccia di realismo. E poi i titoli stessi dei dipinti mostrano e raccontano come la Brianza fosse diventata per l'artista la bandiera del vivere, il cuore della sua pittura, l'artifizio del suo procedere pittorico, così in “Paesaggio manzoniano”, “Brianza”, “Lago di Brianza”, “Fiori sul lago di Oggiono”, “Maggio in Brianza”, “Lago di Lecco”, “Alba in Brianza”, “Carnevale in Brianza”, ecc.
E infine, tra i dipinti dell'artista, taluni in donazione alla Città di Desio, non può non sorprendere quel bel dipinto che ha titolo “Omaggio a Ennio Morlotti” del 2005 (olio su tela, 46x59cm). Quella di Mario Zappa non è stata solo una vita per l'Arte, ma un vivere l'arte lombarda, e un territorio come la Brianza, in modo quasi sacrale, consegnandoci una pittura che si è fatta storia del Nord e d'Italia. Di Mario Zappa mi sono già interessato su “Il Cittadino di Monza” in seguito alla donazione di una collezione di opere dell'artista alla Città di Desio, una donazione voluta dal giornalista Franco Cajani che nella sua vita ha operato molto in Brianza come critico d'arte. Artista tutto da rivalutare, studiare, storicizzare per aver vissuto più stagioni artistiche memorabili, fiancheggiando anche quella natura brianzola amata da Morlotti. C'è stato negli anni uno Zappa espressionista molto materico, molto carico di colore. I suoi paesaggi sono senza prospettiva, non esiste il dettaglio, la realtà della natura non è stata indagata in senso descrittivo.
Ciò che Zappa ha fatto nei suoi paesaggi, così come fatto in altri dipinti, è dichiarare la realtà della pittura. La realtà di Mario Zappa è stata la realtà della pittura. Lo Zappa paesaggista è dunque uno Zappa di colore, ma colore inteso come pasta e non come tono, è colore-materia. I suoi paesaggi che la giuria ha potuto vedere e studiare attentamente ne sono una prova evidente. È dunque solo attraverso il confronto con questo tipo di paesaggio che Mario Zappa è arrivato davvero a capire Morlotti e Cézanne. Infatti, nell'Adda a Imbersago del '55 di Morlotti non si capisce nulla di ciò che è rappresentato sulla tela, ma si vedono solo tacche di colore, che è esattamente quello che Cézanne faceva nel Saint Victoire. È certo che alcuni critici iniziarono a leggere Mario Zappa come pittore regionale, provinciale, fortemente legato al territorio, alla Brianza. Il nostro artista è andato oltre, e in questa luce va letto. Oggi, e alla luce di questo premio internazionale a lui assegnato alla memoria, non è più dunque considerato “pittore lombardo” nel senso in cui i maggiori interpreti dell'arte lombarda e del naturalismo padano, Arcangeli e Testori intendevano la parola “Lombardia”, cioè nel senso in cui la aveva definita il loro maestro Roberto Longhi, quella grande regione del nord Italia che aveva dato i natali a Caravaggio.
Con questo premio di sicuro valore si è voluto proprio riportare Mario Zappa all'interno della storia dell'arte nazionale italiana, e ridare alla sua pittura una dignità troppo spesso dimenticata. E leggendo e rileggendo i suoi tanti paesaggi sulla Brianza, Zappa è riportato sulla scena nazionale e internazionale di quel grande movimento che fu l'Informale, di cui egli rimane indiscutibilmente anche una delle voci più significative.
Ne sono testimonianza tele e teleri che muovono da questo angolo di territorio lombardo attestato dagli stessi titoli apposti, “Paesaggio manzoniano”, “Brianza”, “Lago di Brianza”, “Fiori sul lago di Oggiono”, “Maggio in Brianza”, “Lago di Lecco”, “Alba in Brianza”, “Carnevale in Brianza”, ecc. Non va dimenticato che taluni artisti italiani di chiara fama hanno fatto del loro territorio e delle loro radici una sorta di “luoghi del cuore”, lo è stato per Morandi con la Grizzana, di Purificato con la Ciociaria, di Ciardo con il Salento, di Addamiano con le Murge, di Morlotti e di Zappa con la Brianza, ecc. Sono i paesaggi che durano, fatti di forme e di macchie di colori, paesaggi ontologici, non fenomenici. Paesaggi che agganciano il numero pitagorico, il logos eracliteo che si astrae dal divenire, a questo pensiero, a questa concezione della realtà, che si rifà Cèzanne - e a seguire Morlotti e Zappa -, impressionista soltanto in superficie e al principio della carriera e poi in seguito lontanissimo dai suoi amici del Cafè Guerbois. Non ci sono colori fermi e prospettive rigorose come in Mario Zappa, perchè sotto e nella composizione del pittore brianzolo, nei colori puri e nei suoi segni informi c'è la stessa struttura del mondo, fatto di volumi irriducibili, immutabili, di una essenza eterna.
In Zappa vi è una costruzione del paesaggio che è davvero traduzione di una forma mentale, di un modo di pensare il mondo. La natura, il paesaggio come disegno ideale da ricercare sotto le apparenze ingannevoli e mutevoli. Nel panorama attuale la pittura di Mario Zappa ha avuto indubbiamente uno spazio e un percorso lineare, così consapevolmente legata alla realtà del paesaggio, ottenuta attraverso la brillantezza dei colori e la materia lievitante, oserei dire determinazione stessa di una visione sedimentata in direzione di assoluto. La pittura e l'arte sono anche strumenti di coscienza, coscienza della realtà e della vita, visibile e non visibile, per Zappa il paesaggio, le nature morte - che sono visibilmente vive -, le occasioni del sacro, diventano metafora di una realtà fatta di tempo e di spazio all'interno della quale affiorano e vivono sentimenti, impressioni, ricordi, insomma vive la storia. Dalle forme sfrangiate ed incerte, come erose da una luce pulviscolare e vibratile, motivate certamente da un'aspettativa interiore, più che da un'impressione di dissolvenza e di dissoluzione, si manifesta un proposito di memoria e di perpetuazione, di conservazione del ricordo di una realtà scelta, amata fino allo spasimo, da custodire anche in senso spirituale e poetico”.
Mario Zappa nasce a Monza il 21 gennaio 1924. Allievo di Vittorio Viviani, negli anni '50 del secolo scorso, all'interno della “Libera Accademia di Pittura” di Desio. Da subito ha ottenuto premi e riconoscimenti ai concorsi cui partecipava. Viene identificato, negli anni '60, come “il Pittore dei Grigi”. L'esperienza di partecipazione alla politica attiva desiana (1965-1970), in un periodo di forte contestazione studentesca e non solo, lo porta a riflettere e realizzare una serie di opere sul tema della “Condizione umana e sociale nell'universo” (1969-1973). A metà degli anni ‘70, Zappa abbandona il colore grigio. Le opere diventano colorate, fortemente materiche, tanto che Ennio Morlotti lo indica, nel 1977, come suo degno erede e continuatore del “Naturalismo Lombardo”. Gli anni '80 sono dedicati alla rappresentazione della “Brianza” (campi, laghi, boschi, fiori, marcite) con un breve intervallo di opere dedicate a “Parigi” (1987). Gli anni '90 si identificano con una sola parola: “Divertimento”. Costituiscono un vero e proprio spazio di ricerca sia per gli argomenti sia per le tecniche utilizzate (alternando la pittura ad olio con tecniche miste, la realizzazione di piccole sculture in creta e di incisioni xilografiche) e sia per l'uso di supporti diversi dalla tela (tra cui anche manichini di negozio e lastre di plexiglass). Nei primi anni 2000, alla soglia degli 80 anni, Zappa si confronta con il tema dell'esistenza prendendo in prestito la Divina Commedia, dipingendo figure oniriche e paesaggi immaginari (2003-2005), e l'arte sacra con una serie di crocifissioni e deposizioni (2005-2007). Dal 2007 rivisita il paesaggio lombardo aprendo il periodo delle “Impressioni della vita della memoria” e dal 2010 l'attenzione si concentra sul tema “Le Acque" dipingendo marine, scorci di lago, scorci di fiumi, marcite, temporali. Dipinge fino alla fine dei suoi giorni; muore il 31 dicembre 2017 a quasi 94 anni d'età. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, in Italia ed all'estero.
Nell'aprile 2025 è lo storico dell'arte prof. Carlo Franza, a campionare una mostra personale postuma dal titolo “L' incanto del paesaggio lombardo” al Plus Florence di Firenze nel Progetto “Scenari”; e ancora nel giugno 2025 su segnalazione del presidente di Giuria, prof. Carlo Franza a Mario Zappa viene assegnato alla memoria il Premio Artista dell'Anno 2025 in occasione del Premium International Florence Seven Stars 2025 a Firenze. Nel 2026 è invitato dal prof. Carlo Franza a tenere una mostra personale a Milano presso la Fondazione ATM nel Progetto Nuovo Atlante delle Arti - XXIII, dal titolo “La poesia del paesaggio. Mario Zappa caposcuola del paesaggio lombardo”.
Prof. Carlo Franza
Storico dell'Arte Moderna e Contemporanea
Fonte: Carlo Franza














