16 Ottobre 2021
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Il «Traité du Quirinal»: è il momento della cooperazione con la Francia

21-09-2021 21:43 - Opinioni
Maurizio Delli Santi
Maurizio Delli Santi
GD – Roma, 21 set. 21 - Ha suscitato preoccupazioni nel contesto euro-atlantico la notizia della crisi diplomatica che ha visto la Francia ritirare gli ambasciatori “per consultazioni” dalle capitali di USA e Australia, dopo il “Patto Aukus”. Si tratta dell’intesa politico-militare tra Australia, United Kingdom e United States, per la quale la Francia si è vista sfumare un affare di oltre 50 miliardi per la fornitura di 12 sottomarini all’Australia, che ora sarà sostituita da una commessa anglo-americana. E soprattutto Parigi teme di aver perso il legame con Canberra, un caposaldo per la sua proiezione sull’indo-pacifico.
È quindi giunto il momento perché l’Italia dimostri concreta solidarietà alla Francia, che da oltre tre anni ci invita a sottoscrivere il Traité du Quirinal. Si tratta del “Trattato bilaterale di cooperazione rafforzata” Italia-Francia, denominato Trattato del Quirinale in analogia al più noto Trattato dell’Eliseo sottoscritto da Francia e Germania nel 1963, che ha consentito ai due Paesi, storici nemici, di conquistare la leadership europea degli ultimi anni, specie dopo la brexit della Gran Bretagna.
Dell’iniziativa se ne è parlato più recentemente durante l’incontro di Marsiglia tra i premier Draghi e Macron del 2 settembre. Il Trattato del Quirinale, proposto da Emmanuel Macron nel gennaio 2018 durante una sua visita in Italia, era stato accantonato perché vi erano state divergenze tra i due Paesi. A parte l’avvicinamento di esponenti governativi italiani al movimento dei gilets jaunes, suscitava una forte perplessità l’idea francese sulla politica di difesa europea concepita sul concetto di “autonomia strategica” rispetto al patto euro-atlantico con la Nato, una visione che oggi è invece auspicata in ambito UE dopo il ritiro USA in Afghanistan. Parigi ha poi fatto forti resistenze sul piano dei ricollocamenti dei migranti, e sulla Libia si è schierata in favore del generale di Haftar, l’uomo forte della Cirenaica garante degli interessi petroliferi francesi nell’area, piuttosto che con il governo di accordo nazionale allora guidato dal primo ministro Fayez al-Serraj, appoggiato dall’Onu e sostenuto con molta convinzione dall’Italia, che si sentiva più tutelata sugli interessi energetici nazionali.
Ma il confronto era stato molto acceso negli anni in generale sulle politiche industriali, commerciali e finanziarie, con la competizione che si era sviluppata nei programmi della difesa, ma anche in settori strategici dell’economia, non ultimi quelli bancari.
Oggi il Trattato del Quirinale parte invece da posizioni fortemente ravvicinate e, contrariamente a qualche voce ancora dissenziente, appare finalizzato a meglio coordinarsi e cooperare sulle politiche industriali, finanziarie e commerciali. Si è parlato anche dell’istituzione di un “Servizio civile franco-italiano”, che prevede per i giovani progetti sociali e culturali comuni.
In definitiva, alla base vi è una visione strategica comune, partita proprio dallo scacchiere libico in cui ora Francia e Italia hanno condiviso l’appoggio al nuovo Governo e l’interesse di porre fine alle interferenze di Russia e Turchia. Gli interessi sono ora comuni anche per stabilizzare l’Africa, il Medio Oriente e soprattutto il quadrante afghano, con l’obiettivo di contrastare la minaccia del nuovo terrorismo e delle emergenze migratorie, ma anche l’espansione dell’influenza turca, russa e cinese.
Ma soprattutto la cooperazione Italia-Francia - auspicabilmente anche con la Germania del dopo Merkel - sarà decisiva per affermare una leadership condivisa su un’Europa che si dovrà confrontare con i Paesi sovranisti, autocrati e c.d. “frugali” su temi non facili e fortemente divisivi: il progetto di una difesa europea capace di proiezione strategica, il nuovo piano dei ricollocamenti e degli asili (necessario di fronte al rischio imminente dei rifugiati dell’Afghanistan), l’anticipazione degli obiettivi climatici, la revisione del patto di stabilità per rilanciare le economie dopo la crisi della pandemia.
Il Trattato del Quirinale potrà dunque rappresentare uno strumento concreto per una “cooperazione rafforzata” che, in ragione del peso strategico ed economico, ma anche culturale, delle due Nazioni, potrà fare da traino per l’affermazione di un ruolo più incisivo e responsabile dell’Unione Europea sullo scenario internazionale e di fronte alle sfide del millennio.

Maurizio Delli Santi
membro dell’International Law Association


Fonte: Maurizio Delli Santi
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