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Gli effetti collaterali della guerra di Putin in Ucraina

20-07-2026 09:04 - Opinioni
GD - Roma, 20 lug. 26 - La Russia è in assoluto lo Stato più esteso del pianeta. Copre una superficie immensa, oltre 17 milioni di chilometri quadrati, il che significa che occupa da sola più dell'11% di tutte le terre emerse del mondo e copre ben 11 fusi orari.
L’Estremo Oriente russo copre il 40% del territorio della Federazione, ma in quelle regioni asiatiche la popolazione sta crollando a un ritmo vertiginoso. Nell’era sovietica queste aree erano state popolate tramite “incentivi” governativi. (Uno degli strumenti più brutali e sistematici utilizzati dal regime totalitario sovietico con la deportazione di massa di dissidenti politici, gruppi etnici e minoranze da destinare al lavoro forzato in Siberia).
Oggi, invece, quelle regioni si stanno svuotando a causa della bassissima natalità, del declino economico della Federazione, della guerra in Ucraina e dell’emigrazione, ovvero la fuga di migliaia di giovani che hanno preferito riparare nei paesi limitrofi per evitare l'arruolamento al fronte.
Questo è ciò che accade quando un partito al potere si appropria di tutte le risorse di un’area senza reinvestire nulla nella comunità locale. La Russia ha sfruttato l’est per un secolo senza mai dare nulla in cambio. Per queste ragioni Mosca fatica a trattenere la popolazione in uno dei territori più ricchi di risorse naturali del mondo. E, come sempre accade quando si lasciano degli spazi vuoti, prima o poi qualcuno arriva a occuparli: La Cina e la Corea del Nord stanno già espandendo la loro influenza sull’area asiatica della Federazione.
Gli osservatori più attenti non escludono che vi sia una “volontà non dichiarata” da parte di Pechino di vedere la Russia messa al tappeto dall’Ucraina, specie considerati gli sviluppi più recenti del conflitto e la rinnovata capacità degli ucraini di colpire in profondità gli interessi economici e strategici russi. Per la Cina si tratta di un’occasione d'oro per accaparrarsi i territori siberiani, ricchissimi di quelle materie prime fondamentali per l'industria cinese, senza dover pagare per averle.
Dopotutto, la Russia rappresenta da sempre una spina nel fianco per la Cina, sin dalla firma dei "Trattati Ineguali" che portarono all'annessione della Manciuria Esterna (1858-1860) durante la dinastia Qing. Approfittando della debolezza di Pechino, allora impegnata nelle Guerre dell'Oppio contro i britannici, i russi imposero la firma del Trattato di Aigun (1858) e della Convenzione di Pechino (1860). I cinesi, storicamente, nutrono un profondo risentimento per questi eventi e ritengono che nella cultura politica russa manchi il concetto di “moralità”.
Sebbene la Cina abbia adottato un modello di stampo sovietico per la gestione della propria popolazione, la cultura cinese si è dimostrata molto più attenta allo sviluppo e ai bisogni primari della popolazione, rispetto a quella russa. Lo dimostrano i risultati concreti conseguiti in meno di 40 anni: il Paese è riuscito a far uscire dalla povertà assoluta oltre 800 milioni di persone, compiendo quello che economisti e Nazioni Unite considerano uno dei più grandi miracoli economici e sociali della storia contemporanea.
Dal 1970 al 1990 la Cina è cambiata al punto da rendersi irriconoscibile. Il fattore chiave è stato il rifiuto di farsi coinvolgere in conflitti armati di lunga durata, puntando tutto sullo sviluppo economico e sulle esportazioni; il fatto che oggi quasi tutti i beni di consumo siano prodotti in Cina spiega il successo di questa strategia.
Un’altra enorme differenza tra Mosca e Pechino risiede nell'approccio verso i paesi limitrofi. Guardiamo ad esempio la situazione di Taiwan: la Cina preferisce una riunificazione “pacifica, per quanto muscolare”, mentre la Russia ricorre ai bombardamenti e alla devastazione per indurre gli altri paesi alla sottomissione.
Per queste ragioni la Russia ha molto più da temere dalla perdita di territori a favore della Cina che da una guerra con la NATO. Data la forza di Pechino, il suo enorme fabbisogno di risorse e le attuali debolezze economiche e militari di Mosca, sembra solo questione di tempo prima che la Cina riprenda il controllo dei territori perduti nei secoli passati, sfruttando anche il costante afflusso di immigrati cinesi nelle campagne russe ormai abbandonate.
Alla luce di questa millenaria tradizione di civiltà cinese, contrapposta a una Russia che fatica ancora a trovare una propria stabilità istituzionale e sociale, appare chiaro perché le due potenze non siano affatto amiche, nonostante ciò che i media e molti analisti vogliano far credere. Basta parlare con un cittadino cinese qualunque per comprendere come la realtà dei fatti sia ben diversa dalla narrazione ufficiale.

Ciro Maddaloni
Esperto di e-Government


Fonte: Ciro Maddaloni