Giorno Ricordo: la vibrante commemorazione di Toni Concina alla Camera
14-02-2026 18:11 - Opinioni
GD – Roma, 14 feb. 26 – In occasione del Giorno del Ricordo, la commemorazione civile nazionale italiana, che ogni 10 febbraio ricorda i massacri delle Foibe e l'esodo giuliano dalmata, nell'Aula di Montecitorio si è svolta la celebrazione della ricorrenza, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Ad intervenire con una autentica toccante lezione è stato Toni Concina, presidente dell'ADIM Associazione Dalmati Italiani nel Mondo e sindaco del Libero Comune di Zara in Esilio.
Proprio per la ricchezza di contenuti, di sottolineature spesso ancora ignote, o volutamente ignorate, e di elementi non solo storici ma anche umani del discorso di Toni Concina, ne pubblichiamo integralmente il testo, come un vibrante contributo a non dimenticare.
«Grande per me è il privilegio di portare il saluto degli esuli Istriani Fiumani e Dalmati non solo come presidente onorario dei Dalmati, ma soprattutto come uno degli ultimi nati in Dalmazia, a Zara, durante la sovranità italiana.
Rappresento dunque una generazione in estinzione, ma in allegria con figli e nipoti qui presenti ai quali cerchiamo di trasmettere le nostre passioni. E mi permetto di salutare qui con commozione la nostra decana Zore Bernetti Korman, zaratina, scomparsa pochi giorni fa a quasi 109 anni.
Ricordiamo oggi il 10 febbraio 1947. Giorno del Trattato di Pace di Parigi. Senza però mai dimenticare il 10 novembre 1975, il Giorno del Trattato di Osimo con cui si chiudeva la questione relativa al Confine Orientale.
E ricordiamo una Patria matrigna fino al già citato 30 marzo 2004 quando fu istituito dal Parlamento a grande maggioranza il Giorno del Ricordo. Recuperava così dignità una pagina di storia patria, a compensare almeno moralmente il fatto che il peso dei risarcimenti per le riparazioni di guerra dovute alla Jugoslavia fosse stato finanziato soprattutto con la confisca dei beni delle popolazioni esodate. Oggi sono maturi i tempi per realizzare la prevista Fondazione per gestire i fondi accantonati da decenni, secondo i dettami del Trattato di Osimo.
Oggi ricordiamo le Foibe istriane, gli annegamenti in Dalmazia. I 54 bombardamenti di Zara dal maledetto 2 novembre 1943 al 31 ottobre 1944. Zara, la “Dresda dell'Adriatico” come la definì lo scrittore dalmata Enzo Bettiza. Zara la martire, sempre in attesa che al suo Gonfalone venga appuntata la Medaglia d'Oro concessa tanti anni fa e mai consegnata.
E ricordiamo gli ottanta anni dalla strage di Vergarolla. Cari amici polesani, è stato il più sanguinoso attentato della storia dell'Italia repubblicana, anche questo fatto dimenticato per decenni.
Tutti terribili, selvaggi, crudeli delitti che peseranno per sempre nelle anime degli assassini. Delitti per i quali non può esserci giustificazione, neppure cercando una ipotetica attenuante nelle politiche repressive del fascismo contro le minoranze etniche.
Ma il delitto più grande e più spregevole è quello di aver costretto 350.000 persone ad abbandonare le loro case, dove per secoli l'italianità adriatica aveva vissuto laboriosamente ed in sostanziale equilibrio con le altre componenti del territorio, prima dell'esacerbarsi degli opposti nazionalismi.
Fuggiti in massa per rimanere italiani e per sfuggire alla pulizia ideologica e nazionalistica ordinata da Tito ai suoi collaboratori Gilas e Kardelj.
Esodo che continuerà fino agli anni 50 per una dissennata politica jugoslava delle opzioni che colpirà i pochi connazionali “rimasti” nelle forme di persecuzione più diverse.
Ma ora sta finendo la stagione dei ricordi e delle nostalgie.
Nonostante la mia ingravescente età (mi permetto una citazione di Papa Montini e di Papa Ratzinger) in questi anni sono andato in Dalmazia il più spesso possibile per dialogare con le autorità locali per risvegliare sentimenti sopiti e ricucire armonia e amicizia con l'obiettivo di lavorare alla rinascita della Comunità Italiana a Zara con un coraggioso gruppo di giovani di origine italiana residenti a Zara.
Il successo è stato raggiunto solo qualche settimana fa con il grande impegno di sicuro non solo mio, ma soprattutto dell'Ambasciatore italiano in Croazia Paolo Trichilo, del Console Generale a Fiume, della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, dell'Unione Italiana, dell'Università Popolare di Trieste, ma soprattutto come ho già detto del gruppo di giovani zaratini instancabili nell'affrontare e superare ostacoli e difficoltà non solo burocratiche.
E oggi li vedo qui tra noi e li abbraccio con calore. caro Senol e cara Adriana.
È rinata dunque la Comunità Italiana di Zara, intitolata a Girolamo Luxardo, nuova stella in un firmamento di comunità piccole e grandi che marcano sul territorio, da Capodistria a Cattaro, passando per Fiume e Spalato, le regioni di insediamento storico della comunità italiana autoctona.
Si è appena conclusa l'incredibile esperienza delle due “Gorizie” – quella italiana e quella slovena, sorta dopo il 1948 – che per un anno si sono idealmente riunite nella comune designazione a Capitale Europea della Cultura: una piazza ha sostituito un nefasto muro.
Quest'anno inoltre si ricorda il ventennale dell'accordo Dini-Granic a tutela della nostra minoranza e la cui applicazione deve essere evocata e rafforzata.
Come non citare MEDIF, la Mostra degli Esuli Dalmati Istriani e Fiumani ospitata al Vittoriano e visitata da circa 1000 persone al giorno.
Un grande lavoro da fare di persona anche in Dalmazia, come da tempo stanno facendo a Fiume i nostri amici fiumani.
Moltiplicare le occasioni di incontro con convegni, mostre, concerti.
Sostenere il nostro Madrinato Dalmatico per la difesa e la conservazione delle tombe italiane.
Fare i nostri raduni annuali a Zara.
E portare avanti la mirabile attività della nostra Scuola Dalmata di Venezia, nata nel 1451. Che invito tutti a visitare anche per ammirare i famosi teleri di Vittore Carpaccio.
E rafforzare la Dante Alighieri non solo in Dalmazia, ma dovunque nel mondo esistano minoranze italiane per trasmettere alle nuove generazioni un sentimento di appartenenza identitaria, come egregiamente fanno per i loro Paesi il Goethe Institut, la Diffusion de la pensée française, l'Instituto Cervantes.
E combattere con forza tutti i cosiddetti negazionisti rappresentati da Associazioni che sostengono e finanziano spregevoli operazioni di odio, perpetuando stantie contrapposizioni, alimentando astio e livore.
Mi permetto di ricordare una sua frase, presidente Mattarella: “Ribadisco la condanna per inammissibili tentativi di negazionismo e di giustificazionismo”.
Quando racconto la nostra vicenda ai ragazzi delle scuole (e qui debbo rivolgere un pubblico ringraziamento ai dirigenti del Ministero dell'Istruzione e del Merito per la straordinaria attività di sostegno), mi fermo e dico dopo un attimo di silenzio… Eisenhower. E l'attenzione si risveglia di colpo. Racconto come Eisenhower entrando vincitore della Seconda Guerra Mondiale in Germania abbia ordinato ai suoi collaboratori di filmare e fotografare tutte le nefandezze che il regime nazista aveva fatto ai prigionieri ebrei e non solo, per una documentazione a futura prova per qualsiasi infame negazionista.
E allora andiamo avanti. Noi non siamo stati mai settari, mai terroristi, mai abbiamo spaccato vetrine della ormai scomparsa Jugoslavian Airlines.
Siamo stati cacciati e abbiamo pianto silenziosamente nello squallore dei Centri Raccolta Profughi. Siamo stati cacciati e ci siamo risollevati.
Siamo stati cacciati e ci siamo inseriti subito nelle comunità in giro per il mondo.
Spesso con qualche grande successo.…Uno fra tutti lo stilista Ottavio Missoni e ora Marco Balich, di origini dalmate, creatore nel mondo di eventi stellari, come la stupenda Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi invernali Milano/Cortina. Ed è solo di qualche giorno fa la nomina ad Assessore al Bilancio Risorse e Personale della Regione Liguria della nostra dottoressa Claudia Morich, che con orgoglio ha ricordato le proprie origini dalmate.
E allora andiamo avanti.
Le vere Foibe sono l'oblio.
E quindi la speranza è che il vento del tempo non disperda i tesori di storia e di cultura del nostro passaggio romano, veneto, italiano, che dovranno rimanere patrimonio inesauribile di quelle terre.
È il messaggio che ho sempre cercato di trasmettere e condividere con i miei interlocutori locali ogni volta che vado in Dalmazia, con spirito di amicizia e pace, di integrazione.
Per combattere odi e pregiudizi, per combattere l'ignoranza e l'intolleranza.
Messaggio difficile ma l'unico da portare avanti.
Certo, le tragedie e i lutti non vanno dimenticati, ma vanno anche metabolizzati e superati.
Per questo sono qui a parlarvi di Fiume, Pola, Zara felice e gratificato ogni volta che incontro uno sguardo assorto e magari commosso.
Come disse una volta Giuseppe De Rita, “il rizoma butta ancora” e il nostro rizoma butterà per sempre.
Nel vento del tempo».
Toni Cocina
Presidente dell'ADIM Associazione Dalmati Italiani nel Mondo e sindaco del Libero Comune di Zara in Esilio
Già Sindaco di Orvieto dal 22 giugno 2009 al 7 giugno 2014
Fonte: Redazione
Proprio per la ricchezza di contenuti, di sottolineature spesso ancora ignote, o volutamente ignorate, e di elementi non solo storici ma anche umani del discorso di Toni Concina, ne pubblichiamo integralmente il testo, come un vibrante contributo a non dimenticare.
«Grande per me è il privilegio di portare il saluto degli esuli Istriani Fiumani e Dalmati non solo come presidente onorario dei Dalmati, ma soprattutto come uno degli ultimi nati in Dalmazia, a Zara, durante la sovranità italiana.
Rappresento dunque una generazione in estinzione, ma in allegria con figli e nipoti qui presenti ai quali cerchiamo di trasmettere le nostre passioni. E mi permetto di salutare qui con commozione la nostra decana Zore Bernetti Korman, zaratina, scomparsa pochi giorni fa a quasi 109 anni.
Ricordiamo oggi il 10 febbraio 1947. Giorno del Trattato di Pace di Parigi. Senza però mai dimenticare il 10 novembre 1975, il Giorno del Trattato di Osimo con cui si chiudeva la questione relativa al Confine Orientale.
E ricordiamo una Patria matrigna fino al già citato 30 marzo 2004 quando fu istituito dal Parlamento a grande maggioranza il Giorno del Ricordo. Recuperava così dignità una pagina di storia patria, a compensare almeno moralmente il fatto che il peso dei risarcimenti per le riparazioni di guerra dovute alla Jugoslavia fosse stato finanziato soprattutto con la confisca dei beni delle popolazioni esodate. Oggi sono maturi i tempi per realizzare la prevista Fondazione per gestire i fondi accantonati da decenni, secondo i dettami del Trattato di Osimo.
Oggi ricordiamo le Foibe istriane, gli annegamenti in Dalmazia. I 54 bombardamenti di Zara dal maledetto 2 novembre 1943 al 31 ottobre 1944. Zara, la “Dresda dell'Adriatico” come la definì lo scrittore dalmata Enzo Bettiza. Zara la martire, sempre in attesa che al suo Gonfalone venga appuntata la Medaglia d'Oro concessa tanti anni fa e mai consegnata.
E ricordiamo gli ottanta anni dalla strage di Vergarolla. Cari amici polesani, è stato il più sanguinoso attentato della storia dell'Italia repubblicana, anche questo fatto dimenticato per decenni.
Tutti terribili, selvaggi, crudeli delitti che peseranno per sempre nelle anime degli assassini. Delitti per i quali non può esserci giustificazione, neppure cercando una ipotetica attenuante nelle politiche repressive del fascismo contro le minoranze etniche.
Ma il delitto più grande e più spregevole è quello di aver costretto 350.000 persone ad abbandonare le loro case, dove per secoli l'italianità adriatica aveva vissuto laboriosamente ed in sostanziale equilibrio con le altre componenti del territorio, prima dell'esacerbarsi degli opposti nazionalismi.
Fuggiti in massa per rimanere italiani e per sfuggire alla pulizia ideologica e nazionalistica ordinata da Tito ai suoi collaboratori Gilas e Kardelj.
Esodo che continuerà fino agli anni 50 per una dissennata politica jugoslava delle opzioni che colpirà i pochi connazionali “rimasti” nelle forme di persecuzione più diverse.
Ma ora sta finendo la stagione dei ricordi e delle nostalgie.
Nonostante la mia ingravescente età (mi permetto una citazione di Papa Montini e di Papa Ratzinger) in questi anni sono andato in Dalmazia il più spesso possibile per dialogare con le autorità locali per risvegliare sentimenti sopiti e ricucire armonia e amicizia con l'obiettivo di lavorare alla rinascita della Comunità Italiana a Zara con un coraggioso gruppo di giovani di origine italiana residenti a Zara.
Il successo è stato raggiunto solo qualche settimana fa con il grande impegno di sicuro non solo mio, ma soprattutto dell'Ambasciatore italiano in Croazia Paolo Trichilo, del Console Generale a Fiume, della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, dell'Unione Italiana, dell'Università Popolare di Trieste, ma soprattutto come ho già detto del gruppo di giovani zaratini instancabili nell'affrontare e superare ostacoli e difficoltà non solo burocratiche.
E oggi li vedo qui tra noi e li abbraccio con calore. caro Senol e cara Adriana.
È rinata dunque la Comunità Italiana di Zara, intitolata a Girolamo Luxardo, nuova stella in un firmamento di comunità piccole e grandi che marcano sul territorio, da Capodistria a Cattaro, passando per Fiume e Spalato, le regioni di insediamento storico della comunità italiana autoctona.
Si è appena conclusa l'incredibile esperienza delle due “Gorizie” – quella italiana e quella slovena, sorta dopo il 1948 – che per un anno si sono idealmente riunite nella comune designazione a Capitale Europea della Cultura: una piazza ha sostituito un nefasto muro.
Quest'anno inoltre si ricorda il ventennale dell'accordo Dini-Granic a tutela della nostra minoranza e la cui applicazione deve essere evocata e rafforzata.
Come non citare MEDIF, la Mostra degli Esuli Dalmati Istriani e Fiumani ospitata al Vittoriano e visitata da circa 1000 persone al giorno.
Un grande lavoro da fare di persona anche in Dalmazia, come da tempo stanno facendo a Fiume i nostri amici fiumani.
Moltiplicare le occasioni di incontro con convegni, mostre, concerti.
Sostenere il nostro Madrinato Dalmatico per la difesa e la conservazione delle tombe italiane.
Fare i nostri raduni annuali a Zara.
E portare avanti la mirabile attività della nostra Scuola Dalmata di Venezia, nata nel 1451. Che invito tutti a visitare anche per ammirare i famosi teleri di Vittore Carpaccio.
E rafforzare la Dante Alighieri non solo in Dalmazia, ma dovunque nel mondo esistano minoranze italiane per trasmettere alle nuove generazioni un sentimento di appartenenza identitaria, come egregiamente fanno per i loro Paesi il Goethe Institut, la Diffusion de la pensée française, l'Instituto Cervantes.
E combattere con forza tutti i cosiddetti negazionisti rappresentati da Associazioni che sostengono e finanziano spregevoli operazioni di odio, perpetuando stantie contrapposizioni, alimentando astio e livore.
Mi permetto di ricordare una sua frase, presidente Mattarella: “Ribadisco la condanna per inammissibili tentativi di negazionismo e di giustificazionismo”.
Quando racconto la nostra vicenda ai ragazzi delle scuole (e qui debbo rivolgere un pubblico ringraziamento ai dirigenti del Ministero dell'Istruzione e del Merito per la straordinaria attività di sostegno), mi fermo e dico dopo un attimo di silenzio… Eisenhower. E l'attenzione si risveglia di colpo. Racconto come Eisenhower entrando vincitore della Seconda Guerra Mondiale in Germania abbia ordinato ai suoi collaboratori di filmare e fotografare tutte le nefandezze che il regime nazista aveva fatto ai prigionieri ebrei e non solo, per una documentazione a futura prova per qualsiasi infame negazionista.
E allora andiamo avanti. Noi non siamo stati mai settari, mai terroristi, mai abbiamo spaccato vetrine della ormai scomparsa Jugoslavian Airlines.
Siamo stati cacciati e abbiamo pianto silenziosamente nello squallore dei Centri Raccolta Profughi. Siamo stati cacciati e ci siamo risollevati.
Siamo stati cacciati e ci siamo inseriti subito nelle comunità in giro per il mondo.
Spesso con qualche grande successo.…Uno fra tutti lo stilista Ottavio Missoni e ora Marco Balich, di origini dalmate, creatore nel mondo di eventi stellari, come la stupenda Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi invernali Milano/Cortina. Ed è solo di qualche giorno fa la nomina ad Assessore al Bilancio Risorse e Personale della Regione Liguria della nostra dottoressa Claudia Morich, che con orgoglio ha ricordato le proprie origini dalmate.
E allora andiamo avanti.
Le vere Foibe sono l'oblio.
E quindi la speranza è che il vento del tempo non disperda i tesori di storia e di cultura del nostro passaggio romano, veneto, italiano, che dovranno rimanere patrimonio inesauribile di quelle terre.
È il messaggio che ho sempre cercato di trasmettere e condividere con i miei interlocutori locali ogni volta che vado in Dalmazia, con spirito di amicizia e pace, di integrazione.
Per combattere odi e pregiudizi, per combattere l'ignoranza e l'intolleranza.
Messaggio difficile ma l'unico da portare avanti.
Certo, le tragedie e i lutti non vanno dimenticati, ma vanno anche metabolizzati e superati.
Per questo sono qui a parlarvi di Fiume, Pola, Zara felice e gratificato ogni volta che incontro uno sguardo assorto e magari commosso.
Come disse una volta Giuseppe De Rita, “il rizoma butta ancora” e il nostro rizoma butterà per sempre.
Nel vento del tempo».
Toni Cocina
Presidente dell'ADIM Associazione Dalmati Italiani nel Mondo e sindaco del Libero Comune di Zara in Esilio
Già Sindaco di Orvieto dal 22 giugno 2009 al 7 giugno 2014
Fonte: Redazione














