28 Novembre 2021
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Geo Hub Caffè: Cosa Succede a Beirut? Lo scenario Mediorientale oggi

03-11-2021 12:40 - Opinioni
GD - Roma, 3 nov. 21 - Un dibattito aperto in sinergia tra studenti e docenti della Link Campus University, tenutosi nella sala dell’Antica e prestigiosa Biblioteca, uno scambio di saperi tra il prof. Maurizio Melani, già ambasciatore d'Italia in Iraq, docente di relazioni internazionali, e la prof. Elisabetta Trenta, docente di intelligence e cybersecurity e già ministro della Difesa. Sono intervenuti rispondendo alle domande poste dagli studenti, laureandi magistrali del secondo anno di intelligence e sicurezza della Università Link Campus di Roma, in un attento dibattito su interessanti argomenti di geopolitica. Ha moderato la discussione lo studente Fabio D’Ambrosio, in sinergia con gli altri studenti d’eccellenza dell’Ateneo, come Mattia che dice "Geo Hub Caffè una delle nostre iniziative organizzata in sinergia con il Blog Studentesco Geo Hub. Un Hub Caffè che vuole essere un incontro informale tra docenti e studenti della Link Campus University, aperto soprattutto agli esterni, dove si affrontano tematiche su argomenti di Geopolitica per discuterne insieme ai professori dell’Ateneo. Non la classica Lectio Magistralis, ma una vera lezione frontale dove mette in luce punti interessanti da commentare in un ambiente sano di discussione ed approfondimento su tematiche internazionali. Abbiamo ideato questo format del caffè, insieme ai giovani studenti che hanno realizzato un’attenta analisi su punti specifici di argomento trattati nella discussione, descrivere un dibattito a tu per tu con lo studente e il professore. Analizzando tre punti fondamentali, quali: 'la situazione economica in Libano soprattutto le conseguenze del Coronavirus nella società, l’alto tasso di popolazione, e la classe dirigenziale Libanese'”.
"La composizione parlamentare libanese è molto particolare, formata da una sola Camera composta da 128 deputati, in carica per quattro anni, il presidente del Parlamento, seconda carica dello Stato, è Nabih Berry, Sciita. Le ultime elezioni si sono svolte circa 20 anni fa. C’è il Movimento di Amal, partito politico libanese associato con la comunità Shia del Libano. Il Movimento di Amal è, da un piccolo margine, il più gran partito di Shia in parlamento, avendo 13 rappresentanti dei 12 di Hezbollah. Il gruppo di Hezbollah partito politico islamista sciita del Libano, un altro punto chiave concentrato sulla nostra ricerca. Poi abbiamo in contrapposizione i Partiti dei Cristiani che sono al centro degli scontri che si sono verificati e in cui hanno perso la vita molte persone.
L'esplosione di Beirut verificatasi nell'area del porto della città libanese uccidendo oltre 200 persone e ferendone altre 7.000 rimaste senza casa a causa del disastro. A causa della crisi economica libanese molti ospedali nel Paese si trovano in uno stato di carenza di forniture mediche e problemi nel pagamento del personale, a questo si aggiunge, appunto, la pandemia da Covid-19.
Il Libano è un Paese, come altri del Medio Oriente, che è la conseguenza di una frammentazione. Nel tempo è avvenuta una situazione democratica, dove lo Stato Libanese che si è creato ha avuto subito una caratteristica di una organizzazione di tipo confessionale. Il confessionalismo politico, chiamato in causa ogni qual volta in Libano scoppia una crisi o si verificano violenze intestine, appare ormai indissolubilmente legato alle travagliate vicende del Paese dei cedri, tanto da esser da alcuni descritto come un carattere da sempre proprio della società libanese.
Torniamo infine alla questione politica. Il sistema libanese è basato sull’equilibrio confessionale garantito da partiti confessionali. Ai libanesi cristiani non dispiacerebbe affatto una democrazia all’europea, un sistema basato su una laicità positiva, cioè non antireligiosa ma fondata sul principio che la legge è uguale per tutti e i cristiani e i musulmani rispettano diritti e doveri uguali per tutti. Però ci sono due grossi ostacoli. Il primo è che i musulmani sono molto attaccati alla loro legge, la sharia, e quindi non vedono di buon occhio la laicità. Il secondo è che i cristiani, di fronte a un trend demografico che vede il costante aumento della percentuale della popolazione musulmana, si sentono più garantiti da un sistema basato esplicitamente sull’equilibrio confessionale.
Musulmani e cristiani non costituiscono una singola struttura nel Paese. Ogni religione è divisa in numerose tendenze, rappresentate dai loro capi religiosi, di guidare le comunità. Ad esempio, i musulmani sono rappresentati principalmente da sunniti e sciiti. Essi costituiscono le più influenti; tra i musulmani possono essere identificati alawita e drusi. Cristiani libanesi professano una particolare direzione, che chiamano se stessi i Maroni.
In Libano ha un debito pubblico al 170% del Pil. Si potrebbe dire che il Libano è già uno Stato fallito. Diversamente da uno Stato fallito, però, il Libano ha un Governo che è riuscito nonostante tutto a fare un Governo.
Questo perchè? Quegli anticorpi che avevano creato, quella struttura istituzionale che era stata creata dall’uscire dalla guerra civile, per alcuni aspetti funziona ancora. In questo momento tutto ciò che avviene in Libano dovrebbe tendere ad assicurare una situazione che possa essere migliorativa.
A che cosa servirà questo Governo? Se questo Governo fosse di tecnici come è stato anche presentato, probabilmente avrebbe dovuto anche intraprendere quello che veramente serve al Libano, cioè le riforme.
Servirebbe qualcuno che riuscisse ad imporre, portare il Libano nella Riforma di tutto il sistema organizzativo, a partire dal ruolo istituzionale e dalla Legge elettorale. Il problema vero del Paese è che ci sono sempre gli stessi rappresentanti, e quindi non è cambiato nulla rispetto al passato.
Il sistema che ha consentito al Libano di superare la Guerra Civile e di ricreare la possibilità di avere dei Governi e di pacificare un’organizzazione, partendo da un’organizzazione di fatto settaria, è il Sistema Confessionale. Questo sistema raccomandato su un perfetto rinascimento che si basa sui Cristiani, sui Maroniti, sui Sunniti e sugli Sciiti, i quali si dividono tutte le cariche. Così il presidente della Repubblica deve essere Cristiano, il presidente del Consiglio deve essere Sunnita, il presidente del Parlamento deve essere Sciita. Basato su una rappresentanza e sul peso democratico delle varie Comunità sull’intera popolazione. Spesso sono direttamente i gruppi religiosi, soprattutto Hezbollah, a sostituirsi allo Stato garantendo il fabbisogno quotidiano ai propri appartenenti".
Insomma, non c'è nessun altro Paese vario come il Libano. La religione e la sua diversità ha spinto molte comunità a cercare compromessi e nuovi modi per comunicare. Di conseguenza, nel 1943 il leader religioso del Libano hanno firmato un "patto nazionale" che definisce un sistema di struttura politica del Paese basata sul confessionalismo. Secondo questo documento, ogni confessione dovrebbe avere un effetto sull'adozione di leggi, in modo che il numero di seggi in Parlamento sia strettamente regolamentato per ogni movimento religioso.
Molti analisti politici ritengono che il sistema prima o poi distruggerà il Libano. La religione, secondo gli esperti, non può incidere in modo significativo sulla politica interna ed estera dello Stato.
La religione ha sempre avuto un ruolo chiave nel sistema politico delle potenze mondiali. Ma se l'Occidente ha avuto per come riferimento decenni la religione, ora essa sta rapidamente perdendo la sua influenza su tutti i processi che si svolgono nella struttura della società. In Oriente invece è impossibile immaginare una tale separazione dello Stato dalle credenze religiose. Particolarmente distintivo a questo proposito è proprio il Libano. La religione in questo Paese è fortemente associata con tutti i processi politici e colpisce direttamente il ramo legislativo.
La classe dirigente è protetta da Parigi: Macron ha concesso ad essa l’ultimo giro di giostra. Ma continua l’inazione mentre inflazione, debito, povertà e assenza di prospettive affondano il Libano. Intanto la Banca Mondiale parla di una delle peggiori crisi dal XIX secolo ad oggi.

Valentina Busiello

Fonte: Redazione
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