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G7 di Hiroshima: UE punta a rivedere rapporti economici con Cina

20-05-2023 19:34 - Opinioni
GD - Roma, 20 gen. 23 - Al Summit del G7 a Hiroshima (Giappone), a cui hanno presenziato, in rappresentanza dell’Unione Europea, la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen e il presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea, Charles Michel, sono stati affrontati i temi che riguardano gli interessi economici dell’UE ed, in particolare, i rapporti commerciali con la Cina, che dovranno tenere conto delle turbolenze e dei cambiamenti geopolitici che stanno evolvendo nell’area asiatica.
Tutti i Paesi che fanno parte dell'Unione Europea hanno relazioni economiche con la Cina, indipendentemente dalla loro appartenenza all’Unione, così come i Paesi del G7, Canada, Giappone, Gran Bretagna e USA.
Quello che la presidente della Commissione ha voluto evidenziare si può sintetizzare nell’auspicio che i leader del G7 possano unitamente convergere su una serie di principi fondamentali, per quanto riguarda i rapporti economici con il gigante asiatico.
Per prima cosa è stato proposto dall’UE di porre in essere un rapporto economico con la Cina più diversificato per tenere conto da un lato dei rapporti commerciali in essere e, dall’altro, di puntare in prospettiva alla riduzione del rischio di avere un “fornitore unico” per molti prodotti che hanno un valore strategico per tutte le economie del G7.
Preso atto che esiste la competizione industriale e commerciale con la Cina, la proposta europea è quella di rafforzare la capacità produttiva europea e le iniziative commerciali sui mercati internazionali, quindi di intervenire nelle economie dei Paesi europei per porre in essere tutte le misure necessarie al raggiungimento di questi obiettivi e per ridurre, e poi nel tempo eliminare, le dipendenze strategiche per tutti quei prodotti essenziali per le produzioni industriali, di cui le industrie europee sono oggi totalmente dipendenti dai Paesi terzi.
La presidente Von der Leyen ha ricordato i tentativi di coercizione economica della Cina nei confronti della Lituania e pratiche simili nei confronti del Giappone e dell'Australia. Questo dimostra che le economie dei Paesi più evoluti sono più vulnerabili alla coercizione in generale a causa delle dipendenze delle molteplici produzioni industriali provenienti dalla Cina.
Questo è il motivo per cui Von der Leyen ha affermato che è impegno della Commissione Europea di porre in essere tutte le azioni necessarie per migliorare la resilienza del sistema produttivo europeo e per prevenire le vulnerabilità che sono emerse in modo estremo negli ultimi due anni. Ad esempio, si dovrà ridurre la dipendenza dell’Europa dalle materie prime critiche. Queste sono le ragioni per cui è stato proposto da parte della Commissione il “Critical Raw Materials Act”.
Quello che è successo negli ultimi due anni con la pandemia di Covid19 ha permesso di comprendere e provare appieno le implicazioni negative dell’essere dipendenti da fornitori, come la Cina, che per molteplici ragioni possono venir meno in qualsiasi momento agli impegni assunti. Per queste ragioni è importante per i Paesi del G7 rimanere uniti come partner sulle principali sfide della politica estera e della sicurezza. Ciò significa anche continuare a chiedere alla Cina di astenersi dal sostenere la guerra della Russia in Ucraina.
La presidente Von der Leyen ha riaffermato allo stesso tempo il fermo impegno per la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan da parte dell’Unione Europea. Per quanto riguarda invece le tecnologie avanzate, la Commissione sta attualmente riflettendo sulle azioni da porre in essere per allineare il nostro sistema della ricerca ed il sistema produttivo alle nuove tecnologie. Ad esempio, intervenendo sullo monitoraggio degli investimenti europei in uscita verso i Paesi terzi e effettuando dei controlli puntuali sulle esportazioni di tecnologie verso la Cina.
Il Giappone ha già intrapreso azioni simili in passato ed ha già conseguito risultati importanti in queste aree, facendo della sicurezza economica il tema centrale della presidenza di turno giapponese del G7.
Per queste ragioni la Commissione, seguendo l’esempio giapponese, presenterà una strategia per migliorare la sicurezza economica dell’Unione Europea. Sarà sufficiente tutto ciò? La realtà è che i prodotti cinesi in passato penetravano i mercati con i loro prezzi concorrenziali, ma non è più (solo) così. Oggi i prodotti cinesi stanno conquistando fette importantissime, ad esempio, del mercato della telefonia cellulare dove fino a 20 anni fa l’Europa era leader indiscussa mondiale e oggi è totalmente fuori da quel settore industriale.
Oggigiorno i prodotti cinesi guadagnano fette importanti di mercato non solo per i prezzi competitivi rispetto ai prodotti europei, coreani e americani, come pure per le indubbie caratteristiche qualitative che ormai superano molto spesso i prodotti dei diretti concorrenti. Ed anche per il sistematico superamento cinese delle norme ambientali e di ecocompatibilità che, invece, gravano severe sulla produzioni europee.
Ecco perché, pur rispettando le buone intenzioni della presidente Von der Leyen, rimane irrisolta la domanda: tra 10 anni l’Europa avrà riguadagnato le capacità produttive oggi in larga parte delegate ai Paesi terzi?

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale


Fonte: Ciro Maddaloni
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