Fondazione Iniziativa Europa: Occidente in trasformazione, sfide globali
22-11-2025 17:28 - Opinioni
GD - Stresa, 22 nov. 25 – Comprendere la portata delle trasformazioni in atto nello scenario internazionale e il ruolo dell’Europa di fronte a un mondo che cambia. Questi i temi affrontati nel forum «Lo tsunami d’oltreoceano. Discontinuità e scenari d’Occidente», promosso dalla Fondazione Iniziativa Europa e svoltosi a Stresa al Regina Palace Hotel.
L’incontro di quest’anno ha posto al centro del dibattito la ridefinizione dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa in un contesto segnato dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, dall’aumento delle tensioni globali e da una crescente frammentazione geopolitica. Il forum ha voluto offrire uno spazio di riflessione aperto e multidisciplinare sul nuovo equilibrio mondiale e sulle prospettive dell’Occidente, interrogandosi sulle sfide alla democrazia, sulla crisi del consenso, sulla metamorfosi dell’informazione e sulla necessità di nuovi modelli di sovranità e coesione.
Ad aprire i lavori della prima giornata è stato Michele Vietti, presidente della Fondazione Iniziativa Europa, che ha sottolineato come il 2025 rappresenti un anno di discontinuità e di consapevolezza per l’Europa, chiamata a ritrovare una direzione comune e una voce autorevole nello scenario internazionale.
«Il 2025 si presenta come un anno che invita l’Europa a osservare con particolare attenzione le trasformazioni in corso», ha dichiarato Vietti. «Il contesto internazionale sta cambiando e questo richiede la capacità di mantenere saldo il riferimento ai principi che hanno ispirato il progetto europeo, valutando con equilibrio come adattarsi a uno scenario in rapida evoluzione. La tenuta delle istituzioni democratiche, la gestione delle nuove esigenze di sicurezza e il rafforzamento della coesione sociale continuano a essere elementi determinanti per il nostro futuro comune. In questo quadro diventa importante promuovere momenti di analisi e confronto, utili a individuare con lucidità quali strumenti possano contribuire a sostenere il ruolo e la credibilità dell’Europa nel mondo».
In questo quadro si sono inseriti anche gli interventi di diversi rappresentanti del Governo italiano, che hanno affrontato le implicazioni politiche e strategiche delle attuali trasformazioni globali. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere ferma la posizione occidentale a sostegno dell’Ucraina, ricordando che ogni ipotesi di compromesso «deve partire dalla volontà della nazione aggredita». Ha ribadito che il sostegno a Kiev è «una decisione politica, non economica», e che proprio «questo supporto rappresenta «la condizione per una pace duratura», sottolineando al tempo stesso «l’assenza della Russia come principale ostacolo a qualsiasi processo di tregua».
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto in videocollegamento, ha offerto una riflessione sulla necessità di mantenere un equilibrio tra libertà e sicurezza, sottolineando che le due dimensioni «non sono concetti opposti» ma elementi complementari dell’identità occidentale. Ha richiamato il valore della sovranità intesa come responsabilità, non come chiusura, e ha ribadito l’importanza del dialogo transatlantico per garantire stabilità in un contesto internazionale frammentato.
Nel corso dei lavori è intervenuto il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che ha affrontato il tema della revisione del regime fiscale sui dividendi, confermando «un’apertura» del Governo a valutare modifiche che vadano incontro alle esigenze segnalate dal mondo produttivo, pur mantenendo un equilibrio dei conti pubblici. Leo ha richiamato la necessità di «trovare soluzioni che incentivino gli investimenti», valutando criteri legati ai costi di partecipazione o alla durata del possesso delle quote.
Giuseppina Rubinetti, vicepresidente esecutivo della Fondazione, ha aperto la seconda giornata dei lavori sottolineando la necessità di un confronto ampio e consapevole sulle sfide che investono l’Europa. «La fase che stiamo vivendo mette in evidenza una complessità crescente, che richiede una lettura attenta e un approccio capace di considerare i diversi aspetti in gioco», ha dichiarato Giuseppina Rubinetti. «Diventa sempre più importante sviluppare una capacità di analisi che non si limiti alla dimensione contingente, ma che sappia cogliere la portata dei fenomeni in atto e le loro ricadute sulle comunità, sulle istituzioni e sui sistemi democratici. È un esercizio che richiede senso di responsabilità e consapevolezza, soprattutto in un contesto segnato da cambiamenti rapidi e profondi. Il dialogo tra istituzioni, società civile e mondo della conoscenza può offrire un contributo decisivo a questo percorso, perché permette di mettere a fuoco esigenze, sensibilità e prospettive diverse, favorendo una riflessione più completa e condivisa sulle sfide che attendono l’Europa».
Intervenendo nella seconda giornata, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha richiamato l’attenzione sul tema della responsabilità dei magistrati, chiarendo che «la responsabilità civile non è prevista oggi e presumo neanche nel futuro». Ha spiegato come «la vera responsabilità debba essere quella disciplinare, destinata a rafforzarsi con la creazione dell’Alta Corte disciplinare, un organo indipendente dal sistema delle correnti che ha aggiunto renderà più responsabile il magistrato». Nordio si è soffermato sull’attuale modello di giustizia disciplinare del CSM, definendolo «domestico e condizionato da dinamiche correntizie», sottolineando che «in caso di errori gravi o dolosi non serve colpire il magistrato nel portafoglio: deve essere rimosso».
Sono intervenuti, tra gli altri, Luigi Di Maio. rappresentante speciale UE per Area Golfo, Maria Elena Boschi, Pina Picierno, Lucio Malan, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e gli ambasciatori Martin Briens, Miguel Fernández-Palacios e Luca Ferrari. Hanno partecipato anche Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, Alessandro Azzoni, rappresentante permanente d’Italia alla NATO, e Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research.
Fonte: Redazione
L’incontro di quest’anno ha posto al centro del dibattito la ridefinizione dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa in un contesto segnato dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, dall’aumento delle tensioni globali e da una crescente frammentazione geopolitica. Il forum ha voluto offrire uno spazio di riflessione aperto e multidisciplinare sul nuovo equilibrio mondiale e sulle prospettive dell’Occidente, interrogandosi sulle sfide alla democrazia, sulla crisi del consenso, sulla metamorfosi dell’informazione e sulla necessità di nuovi modelli di sovranità e coesione.
Ad aprire i lavori della prima giornata è stato Michele Vietti, presidente della Fondazione Iniziativa Europa, che ha sottolineato come il 2025 rappresenti un anno di discontinuità e di consapevolezza per l’Europa, chiamata a ritrovare una direzione comune e una voce autorevole nello scenario internazionale.
«Il 2025 si presenta come un anno che invita l’Europa a osservare con particolare attenzione le trasformazioni in corso», ha dichiarato Vietti. «Il contesto internazionale sta cambiando e questo richiede la capacità di mantenere saldo il riferimento ai principi che hanno ispirato il progetto europeo, valutando con equilibrio come adattarsi a uno scenario in rapida evoluzione. La tenuta delle istituzioni democratiche, la gestione delle nuove esigenze di sicurezza e il rafforzamento della coesione sociale continuano a essere elementi determinanti per il nostro futuro comune. In questo quadro diventa importante promuovere momenti di analisi e confronto, utili a individuare con lucidità quali strumenti possano contribuire a sostenere il ruolo e la credibilità dell’Europa nel mondo».
In questo quadro si sono inseriti anche gli interventi di diversi rappresentanti del Governo italiano, che hanno affrontato le implicazioni politiche e strategiche delle attuali trasformazioni globali. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere ferma la posizione occidentale a sostegno dell’Ucraina, ricordando che ogni ipotesi di compromesso «deve partire dalla volontà della nazione aggredita». Ha ribadito che il sostegno a Kiev è «una decisione politica, non economica», e che proprio «questo supporto rappresenta «la condizione per una pace duratura», sottolineando al tempo stesso «l’assenza della Russia come principale ostacolo a qualsiasi processo di tregua».
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto in videocollegamento, ha offerto una riflessione sulla necessità di mantenere un equilibrio tra libertà e sicurezza, sottolineando che le due dimensioni «non sono concetti opposti» ma elementi complementari dell’identità occidentale. Ha richiamato il valore della sovranità intesa come responsabilità, non come chiusura, e ha ribadito l’importanza del dialogo transatlantico per garantire stabilità in un contesto internazionale frammentato.
Nel corso dei lavori è intervenuto il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che ha affrontato il tema della revisione del regime fiscale sui dividendi, confermando «un’apertura» del Governo a valutare modifiche che vadano incontro alle esigenze segnalate dal mondo produttivo, pur mantenendo un equilibrio dei conti pubblici. Leo ha richiamato la necessità di «trovare soluzioni che incentivino gli investimenti», valutando criteri legati ai costi di partecipazione o alla durata del possesso delle quote.
Giuseppina Rubinetti, vicepresidente esecutivo della Fondazione, ha aperto la seconda giornata dei lavori sottolineando la necessità di un confronto ampio e consapevole sulle sfide che investono l’Europa. «La fase che stiamo vivendo mette in evidenza una complessità crescente, che richiede una lettura attenta e un approccio capace di considerare i diversi aspetti in gioco», ha dichiarato Giuseppina Rubinetti. «Diventa sempre più importante sviluppare una capacità di analisi che non si limiti alla dimensione contingente, ma che sappia cogliere la portata dei fenomeni in atto e le loro ricadute sulle comunità, sulle istituzioni e sui sistemi democratici. È un esercizio che richiede senso di responsabilità e consapevolezza, soprattutto in un contesto segnato da cambiamenti rapidi e profondi. Il dialogo tra istituzioni, società civile e mondo della conoscenza può offrire un contributo decisivo a questo percorso, perché permette di mettere a fuoco esigenze, sensibilità e prospettive diverse, favorendo una riflessione più completa e condivisa sulle sfide che attendono l’Europa».
Intervenendo nella seconda giornata, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha richiamato l’attenzione sul tema della responsabilità dei magistrati, chiarendo che «la responsabilità civile non è prevista oggi e presumo neanche nel futuro». Ha spiegato come «la vera responsabilità debba essere quella disciplinare, destinata a rafforzarsi con la creazione dell’Alta Corte disciplinare, un organo indipendente dal sistema delle correnti che ha aggiunto renderà più responsabile il magistrato». Nordio si è soffermato sull’attuale modello di giustizia disciplinare del CSM, definendolo «domestico e condizionato da dinamiche correntizie», sottolineando che «in caso di errori gravi o dolosi non serve colpire il magistrato nel portafoglio: deve essere rimosso».
Sono intervenuti, tra gli altri, Luigi Di Maio. rappresentante speciale UE per Area Golfo, Maria Elena Boschi, Pina Picierno, Lucio Malan, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e gli ambasciatori Martin Briens, Miguel Fernández-Palacios e Luca Ferrari. Hanno partecipato anche Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, Alessandro Azzoni, rappresentante permanente d’Italia alla NATO, e Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research.
Fonte: Redazione














