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Etiopia: richiamo anticipato amb. Fabrizi apre caso nei rapporti con Italia

22-08-2026 17:47 - Ambasciate
GD - Roma, 22 ago. 26 - L’ambasciatore italiano in Etiopia Sem Fabrizi è rientrato a Roma dopo meno di un anno ad Addis Abeba, aprendo un caso sulle ragioni dell’interruzione anticipata del mandato in una delle sedi considerate strategiche per la politica africana dell’Italia. Sul rientro esistono due ricostruzioni contrastanti: "Il Fatto Quotidiano" e "Africa ExPress" sostengono che il diplomatico sia stato dichiarato persona non grata dal governo etiope, mentre la Farnesina, secondo quanto riportato da "Agenzia Nova", nega l’espulsione e attribuisce il richiamo a ragioni personali e alla prospettiva di un nuovo incarico.
Fabrizi era stato nominato ambasciatore nel giugno 2025 e aveva assunto le proprie funzioni ad Addis Abeba il 1 novembre dello stesso anno. Nel gennaio 2026 aveva presentato le lettere credenziali al presidente etiope Taye Atske Selassie, in un incontro durante il quale erano stati ribaditi i rapporti di amicizia tra Italia ed Etiopia e il carattere strategico della cooperazione nell’ambito del Piano Mattei.
L’elemento certo è che il 30 luglio 2026 un decreto del presidente della Repubblica ha disposto il richiamo di Fabrizi al ministero in deroga alla permanenza minima prevista nella sede diplomatica. Il provvedimento conferma quindi il carattere anticipato dell’avvicendamento, ma non chiarisce le ragioni che lo hanno determinato.
Secondo la ricostruzione pubblicata il 18 agosto da Massimo A. Alberizzi sul "Fatto Quotidiano", Fabrizi sarebbe stato dichiarato persona non grata dalle autorità etiopi. Il giornalista collega la presunta decisione alla linea rigorosa adottata dal diplomatico nella gestione dell’ambasciata e, in particolare, ai maggiori controlli sulle procedure per i visti e su altre attività della rappresentanza italiana. Si tratta tuttavia di una ricostruzione giornalistica che non ha ricevuto una conferma ufficiale da Addis Abeba.
La versione attribuita alla Farnesina è opposta. Secondo "Agenzia Nova", Fabrizi sarebbe stato richiamato a Roma in accordo con il ministero per ragioni personali legate alla futura assegnazione a un altro incarico. Non vi sarebbe stata quindi alcuna espulsione né una dichiarazione formale di persona non grata.
Da parte etiope non risulta al momento alcuna conferma in proposito. Né il governo di Addis Abeba né l’agenzia ufficiale "Ethiopian News Agency" hanno annunciato l’espulsione o spiegato pubblicamente le ragioni del rientro anticipato del diplomatico. Il silenzio delle autorità etiopi non permette quindi di confermare la ricostruzione pubblicata dalla stampa italiana, ma neppure costituisce di per sé una smentita.
Anzi, fino a poche settimane prima del richiamo, le fonti ufficiali etiopi continuavano a documentare normalmente l’attività dell’ambasciatore e i rapporti con Roma. Il 29 giugno, appena un mese prima del decreto italiano, "Ethiopian News Agency" riferiva della firma da parte di Fabrizi e del ministro delle Finanze Ahmed Shide di un accordo per un prestito agevolato italiano da 70 milioni di euro destinato al sostegno del bilancio etiope.
Anche "Addis Media Network" aveva seguito positivamente l’attività dell’ambasciatore. Il 18 marzo aveva riferito dell’incontro tra Fabrizi e la sindaca di Addis Abeba, Adanech Abiebie, dedicato al rafforzamento della cooperazione tra la capitale etiope e le città italiane.
Lo stesso Ministero delle Finanze etiope aveva accolto positivamente l’arrivo di Fabrizi nel novembre 2025, presentando il suo mandato nel quadro del rafforzamento del partenariato strategico tra i due Paesi e ricordando il programma italiano di cooperazione da 250 milioni di euro nell’arco di tre anni.
La sequenza temporale rende quindi ancora meno chiara la vicenda. A fine giugno Fabrizi appariva regolarmente impegnato nella gestione di uno dei principali accordi finanziari tra Roma e Addis Abeba e nelle fonti ufficiali etiopi non emergevano segnali pubblici di una crisi diplomatica. Un mese più tardi il decreto italiano ne disponeva invece il richiamo anticipato, in deroga alla permanenza minima prevista per la sede.
Questo non dimostra che la ricostruzione del "Fatto Quotidiano" sia infondata. Una dichiarazione di persona non grata può essere comunicata attraverso i canali diplomatici senza essere resa pubblica. Significa però che la presunta decisione etiope deriva al momento da fonti giornalistiche italiane e non da una conferma pubblica delle autorità di Addis Abeba.
"Africa ExPress" continua a sostenere esplicitamente la ricostruzione dell’espulsione. Secondo una successiva versione pubblicata dalla testata, il Ministero degli Esteri etiope sarebbe stato interpellato sulla vicenda senza fornire una smentita esplicita, limitandosi a confermare che l’ambasciatrice etiope a Roma rimane al proprio posto. Anche questo elemento deriva tuttavia dalla ricostruzione della testata italiana e non da un comunicato pubblico direttamente verificabile del governo etiope.
La vicenda assume particolare rilevanza per il peso attribuito all’Etiopia nella strategia africana del governo italiano. Addis Abeba ospita la sede dell’Unione Africana ed è uno dei principali interlocutori di Roma nel Corno d’Africa, regione centrale per gli equilibri del Mar Rosso, per le migrazioni e per la competizione economica e strategica tra potenze.
L’Italia considera inoltre l’Etiopia uno dei Paesi centrali del Piano Mattei. Al momento della presentazione delle credenziali di Fabrizi, le autorità etiopi avevano sottolineato il contributo delle imprese italiane ai grandi progetti infrastrutturali del Paese, mentre l’ambasciatore aveva ribadito l’intenzione di rafforzare ulteriormente il partenariato bilaterale.
Proprio la rilevanza degli interessi italiani rende politicamente sensibile l’ipotesi di una richiesta etiope di sostituzione dell’ambasciatore. Se Fabrizi fosse stato effettivamente dichiarato persona non grata, Roma avrebbe scelto di gestire la crisi anche adottando misure simmetriche. Se invece il rientro fosse dovuto esclusivamente alle ragioni indicate dalla Farnesina, resterebbe da spiegare il carattere eccezionalmente breve del mandato e la necessità di ricorrere alla deroga alla permanenza minima in sede.
Una risposta italiana basata sulla reciprocità non sarebbe stata comunque automatica. In presenza di una crisi diplomatica Roma avrebbe potuto scegliere tra diversi strumenti, dalla richiesta di chiarimenti alle autorità etiopi fino alla convocazione dell’ambasciatrice di Addis Abeba, Demitu Hambisa Bonsa, anche senza arrivare all’espulsione della rappresentante diplomatica.
Il caso è arrivato anche sul piano politico italiano. Ivan Scalfarotto, senatore e già sottosegretario agli Esteri, ha annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo chiarimenti sulle ragioni dell’avvicendamento e sulla possibile esistenza di una richiesta proveniente dalle autorità etiopi.
La questione Fabrizi resta quindi aperta. Per il governo italiano il caso rappresenta anche un banco di prova per il Piano Mattei: la necessità di preservare un rapporto strategico con Addis Abeba deve conciliarsi con l’autonomia della rappresentanza diplomatica italiana e con la necessità di chiarire pubblicamente le circostanze di un avvicendamento avvenuto dopo pochi mesi in una delle sedi più importanti della politica italiana nel Corno d’Africa.
Enrico Oliari

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Fonte: Notizie Geopolitiche