05 Luglio 2022
[Testata sito web Giornale Diplomatico]
News
percorso: Home > News > Opinioni

È sufficiente bloccare la vendita delle armi per fermare le stragi?

09-06-2022 14:21 - Opinioni
GD – Roma, 9 giu. 22 - I mass media ci hanno da poco informati di due casi gravissimi di violenze avvenuti come sempre negli Stati Uniti dove persone psicologicamente disturbate hanno compiuto stragi orribili utilizzando le armi da fuoco. Da questi episodi è ripartita immediatamente la querelle sulla necessità di vietare la vendita di armi da fuoco negli Stati Uniti che, come ben sappiamo, è un argomento divisivo che mai ha trovato e forse mai troverà, il consenso diffuso nella popolazione statunitense.
Una cosa che è chiara a tutti nel mondo, ed anche alla gran parte degli americani: non si giustifica in alcun modo la vendita di armi da fuoco d'assalto; non esiste alcuna ragione logica per vendere questo tipo di armi al pubblico.
Se volessero dare una giustificazione dicendo che si tratta di un fatto sportivo o amatoriale, allora bisognerebbe capire come mai non vengano adottate soluzioni tecniche per depotenziare le capacità offensive di queste armi rispetto a come sono adesso; ad esempio, adottando un calibro ridotto, munizioni depotenziate, un blocco di sicurezza che si attiva automaticamente dopo un certo numero di colpi sparati e cosi via.
Il presidente Obama a più riprese aveva tuonato contro la vendita di queste armi d'assalto e certamente aveva ragione nel farlo visto quello che succede periodicamente negli Stati Uniti. Però, la domanda a cui non si riesce a dare risposta è se sia sufficiente bloccare la vendita di armi per fermare le stragi.
In Europa la vendita di armi ai privati è di fatto inesistente; limitata a qualche pistola per pochissimi soggetti che possono avere il porto d'armi. Poi ci sono i fucili da caccia che sono sempre meno diffusi sia perché le attività venatorie sono andate via via in disuso, sia per i costi esorbitanti del porto d'armi, il costo del fucile da caccia e delle munizioni.
L'attentato “automobilistico” di ieri a Berlino conferma in modo brutale che limitare la vendita di armi non è sufficiente per prevenire le stragi. Perché per esercitare la violenza ci sono anche altri mezzi disponibili. Certamente non possiamo ne vogliamo bloccare anche la vendita di auto, furgoni, camion, oppure di coltelli, asce e altri attrezzi da lavoro che, purtroppo, possono essere utilizzati anche in modo malevolo e violento.
In Europa gli attentati più cruenti, a parte quelli di Parigi del 13 novembre 2015, avvenuti al teatro Bataclan, dove sono state usate armi da fuoco d'assalto, sono stati compiuti nel 2004 a Madrid, nel 2005 a Londra e nel 2016 a Bruxelles (aeroporto e metropolitana) utilizzando esplosivi rudimentali fabbricati artigianalmente, seguendo delle istruzioni probabilmente trovate su internet, come qualsiasi ricetta di cucina. Gli attentati del 2016 a Nizza e a Berlino sono stati perpetrati utilizzando camion, nel 2017 a Londra impiegando un SUV e coltelli. Sempre nel 2017 a Barcellona ed a Stoccolma con piccoli furgoni. L'8 giugno a Berlino adoperando una Renault Clio.
Certo fa molto più rumore e si parla molto più a lungo sui mass media delle stragi perpetrate con le armi d'assalto, come negli Stati Uniti. Se ci si prende la briga di cercare su internet, negli ultimi 20 anni in Europa c'è stata una serie di episodi molto gravi, purtroppo non inferiori, se non altro per numero di vittime, rispetto agli attentati avvenuti negli USA per mano di studenti esaltati o disadattati.
Certamente, si possono e si devono approvare leggi per limitare la vendita delle armi da fuoco d'assalto, ma poiché non possiamo fermare la vendita dei mezzi di trasporto né degli utensili da cucina e da lavoro, allora si deve avviare un monitoraggio accurato delle situazioni di disagio sociale in cui maturano queste forme di comportamenti pericolosi per la persona che li attua e per tutti noi, nostro malgrado potenziali vittime di questi efferati eventi.
La nostra costruzione sociale ha fragilità gravi perché nelle scuole, nei luoghi di lavoro, o anche all'interno del condominio non si presta sufficiente attenzione alle persone che vivono in condizioni di emarginazione; vittime spesso di forme inconsapevoli di bullismo, di emarginazione economica e di solitudine.
La nostra è una società opulenta, che certamente ha conoscenze scientifiche, possibilità economiche ed organizzative per poter investire seriamente su una forma diffusa di sostegno all'inclusione di tutti nella nostra società. Nessuno deve rimanere indietro. Chi rimane indietro, per rimettersi alla ribalta, può infatti reagire anche in modo violento.
Dobbiamo combattere l'ignoranza e pressapochismo diffusissimi anche sui social-media. Questo si può fare senza bisogno di creare alcun grande fratello di orwelliana memoria. Dobbiamo solo essere tutti quanti più attenti e disponibili ad ascoltare il nostro prossimo e lavorare insieme per segnalare eventuali situazioni di disagio. Questo si può fare con campagne sociali e di comunicazione mirate informando la gente nei luoghi di lavoro, nei locali pubblici, sui mezzi di trasporto, nelle scuole e ovunque ci siano persone per invitare tutti a prestare maggiore attenzione ai bisogni altrui, a rispettare gli altri.
Infine, dobbiamo lavorare con le comunità islamiche perché devono essere loro per prime a porre in essere tutte le azioni possibili per isolare ed eventualmente neutralizzare quelle derive criminali e pseudo-religiose che nulla hanno a che fare né con la loro religione, né con i problemi sociali che possono affliggere la loro, come anche le altre comunità.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale


Fonte: Ciro Maddaloni
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
Media partnership
[]

Realizzazione siti web www.sitoper.it
cookie