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E ora si sono aperte le porte dell’inferno

05-01-2026 16:22 - Opinioni
GD - Roma, 5 gen. 26 - Si sono aperte le porte dell'inferno. Chissà se i vari analisti di geopolitica, editorialisti e alti ranghi militari avevano mai ipotizzato un'evoluzione simile per lo scenario mondiale? Quando mostravano non certo benevolenza, ma nemmeno aperta condanna, dell'azione criminale perpetrata da Putin in Ucraina, hanno mai considerato che questo potesse far saltare “l'ordine mondiale”?
Ma i nodi vengono sempre al pettine e possono fare molto male. Abbiamo visto che gli Stati Uniti non hanno esitato ad attaccare il presidente di un Paese accusato di narcotraffico e di atti criminali contro la popolazione venezuelana. Gli stessi analisti che non hanno avuto il coraggio di condannare la Russia per la sua azione infame contro l'Ucraina; gli stessi editorialisti che da sempre rilanciano le veline dell'ambasciata russa in Italia, adesso si dicono costernati per l'azione di Trump in Venezuela.
Sia chiaro, l'azione americana in Venezuela è inopportuna perché si sarebbe potuto ottenere lo stesso risultato in modo meno plateale. L'amministrazione americana aveva tutti i mezzi economici, di intelligence e avrebbe potuto sostenere l'opposizione interna al regime di Maduro per ottenere lo stesso risultato, come dovrebbe sempre essere in una civiltà moderna. Devono essere i cittadini di un Paese a lottare per cambiare la loro classe dirigente, non deve essere imposto dall'esterno.
Abbiamo già visto in Libia e in Iraq cosa succede quando le dittature sanguinarie vengono spodestate dall'esterno, senza un vero coinvolgimento delle opposizioni interne del Paese.
In Libia e in Iraq si è ottenuto il risultato opposto a quello auspicato: invece della pacificazione quei paesi sono sprofondati nel caos totale e per questo continua sempre a pagare la popolazione indifesa.
Probabilmente in Venezuela la situazione è più favorevole e questo non dovrebbe succedere. Si è creato comunque un precedente pericolosissimo che potrebbe essere usato a pretesto per azioni di questo tipo anche da altri Paesi.
Trump ha creato un precedente che non aiuta per niente alla pacificazione del mondo. Se dovesse passare l'idea che il “più forte” detta le regole, cosa succederà se la Cina decidesse di invadere le Filippine? (e non citiamo nemmeno Taiwan!). La Cina infatti da sempre ha questioni in sospeso con le Filippine, e da sempre ci sono tensioni più o meno attive. Nelle Filippine, la “qualità della democrazia” è oggetto di dibattito a livello internazionale, quindi…..
A complicare ulteriormente lo scenario si aggiunge una ulteriore situazione che mai nessuno aveva ipotizzato, ma neanche pensato lontanamente: cosa succederebbe se un Paese che aderisce alla NATO decidesse di attaccare un altro Paese dell'alleanza?
La Groenlandia è territorio danese e la Danimarca è un Paese che aderisce all'Alleanza Nord-Atlantica. Emergerebbe palese una delle "zone grigie" più dibattute del Trattato Nord Atlantico, poiché la NATO è nata come “alleanza difensiva” contro minacce esterne. Ma se un Paese membro dell'alleanza decidesse di attaccarne un altro cosa si fa? L'alleanza atlantica si troverebbe di fronte a un paradosso legale e politico senza precedenti e per il quale non esiste una risposta.
Cosa farà l'Unione Europea visto che il Trattato dell'Unione Europea prevede la difesa di un Paese membro dell'Unione Europea in caso di attacco. L'articolo 42, paragrafo 7, del Trattato sull'Unione Europea (TUE), introdotto con il Trattato di Lisbona, prevede la così detta "clausola di difesa reciproca" e stabilisce un obbligo di assistenza molto specifico: «Qualora uno Stato membro subisca un'aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite».
Quindi, meglio se i Paesi membri dell'Unione Europea cominciano ad organizzarsi perché a brevissimo potremmo trovarci nella situazione di dover applicare l'Articolo 42 del TUE.
Ma, soprattutto, se non ci organizziamo noi europei, da “irrilevanti che siamo stati finora” per quel che riguarda la guerra in Ucraina, rischiamo di diventare terra di conquista imperiale da parte degli USA ed economica (e tecnologica) da parte cinese.
Forse è arrivata veramente la sveglia per noi europei. Riflettessero bene le anime belle che protestano a corrente alternata. Non c'è più spazio per le ideologie ma serve azione e convinzione per difendere la nostra stessa democrazia.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale

Fonte: Ciro Maddaloni